«Mafiosi convertitevi, cambiate vita, mi aspetta l’inferno altrimenti». Il pontefice prega insieme alle vittime della criminalità organizzata. «Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!».

Papa Francesco, accolto dagli applausi della folla, è arrivato alla chiesa di San Gregorio VII a bordo della Ford Focus, e appena sceso ha abbracciato calorosamente don Luigi Ciotti, presidente della Fondazione Libera che promuove l’incontro con i familiari delle vittime di mafia. Il Papa ha salutato alcuni dei fedeli presenti dinanzi alla chiesa, poi è entrato all’interno tenendosi mano nella mano con don Ciotti.

Tra i presenti anche il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, il sindaco di Roma Ignazio Marino, Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra.

Papa Francesco ha ascoltato in atteggiamento di raccoglimento e preghiera l’elenco delle 842 vittime innocenti di mafia durante la veglia con i familiari nella chiesa romana di San Gregorio VII. Gli ultimi nomi, tra cui quelli dei bambini uccisi nelle ultime settimane, sono stati letti dall’ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli, che ha concluso promettendo a nome di tutti l’impegno in favore della verità e della giustizia. Al termine un lungo applauso, con tutto l’uditorio in piedi, compreso papa Francesco.

Don Ciotti «Pensavamo di incontrare un padre, abbiamo trovato un fratello, fratello Francesco». Così don Luigi Ciotti, presidente della Fondazione Libera, ha iniziato il suo discorso dinanzi a papa Francesco durante la veglia con i familiari delle vittime di mafia. «Grazie. Grazie di averci accolto – ha proseguito -. È un momento che abbiamo atteso e desiderato tanto. Le persone che sono qui hanno storie e riferimenti diversi, ma sono accomunate dal bisogno di verità e di giustizia: un bisogno che per molti è ancora vivo. Sono solo una rappresentanza dei familiari delle vittime delle mafie che sono tanti, tanti, tanti di più». «È un lungo elenco – ha aggiunto – e in questo elenco ci sono anche 80 bambini, come Domenico Gabriele, il piccolo Cocò e l’altro giorno, Domenico. Ci sono persone che si sono trovate casualmente in mezzo a un conflitto a fuoco, ci sono tanti giusti, persone dalla parte di chi aiuta a cercare la verità, persone libere e leali che non si sono lasciate piegare dalle difficoltà».

Il silenzi della Chiesa «Le mafie, la corruzione, l’illegalità, la violenza assassinano la speranza e sono queste speranze spezzate o soffocate che oggi vogliamo condividere». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la veglia con papa Francesco e i familiari delle vittime di mafia. «In passato e purtroppo accade ancora oggi – ha quindi aggiunto – non sempre la Chiesa ha prestato attenzione a un problema dai grandi costi umani e sociali: silenzi, resistenze, parole di circostanza, ma per fortuna anche tanta, tanta luce, tanta positività, tante testimonianze (Il Messaggero)

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PAPA FRANCESCO ABBRACCIA I PARENTI DELLE VITTIME

Papa Francesco incontra i familiari delle vittime di mafia. Un incontro ad alta intensità emotiva che lascerà il segno. Anzi, lo ha già lasciato. È iniziata, nella chiesa romana di San Gregorio VII, una veglia di preghiera con tante persone che hanno sofferto a causa della criminalità organizzata che soffoca la società e uccide senza alcun scrupolo. La data non è casuale: è stata scelta perché è la vigilia della diciannovesima Giornata della memoria e dell’impegno, promossa dalla Fondazione Libera di don Luigi Ciotti e da altre associazioni in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

“È una giornata per tutti noi molto importante come lo sarà anche quella di Latina e in cui come parenti delle vittime di mafia daremo tutti insieme la nostra testimonianza. Ciò che chiediamo sono verità, giustizia e la solidarietà nazionale”. Lo afferma Flora Agostino, di Palermo, che quando aveva 18 anni perse il fratello maggiore Antonio, ucciso dalla mafia insieme alla moglie diciannovenne. La signora Agostino partecipa con altri 900 familiari alla veglia organizzata da Libera con Papa Francesco alla chiesa Gregorio VII.

Alla domanda se la figura di Papa Francesco aiuterà le vittime di mafia, la donna replica: “Sì, spiritualmente e moralmente tantissimo, quando abbiamo saputo che ci avrebbe incontrato la maggior parte di noi familiari ha pianto. Papa Francesco è uno di noi, diciamolo, è una cosa stupenda”. “L’impulso che ci aspettiamo che Bergoglio dia – aggiunge – è che l’intero Paese prenda coscienza delle mafie, una coscienza che i familiari tengono in gran voce”.

A Roma sono Arrivati da tutta Italia 700 familiari delle vittime delle mafie in rappresentanza di circa 15.000 persone che hanno subito il dolore della perdita di un loro caro per mano della violenza mafiosa. La veglia di preghiera, presieduta dal Papa, vede presenti i familiari accompagnati dai rappresentanti territoriali di Libera, dai referenti di alcune delle 1600 associazioni aderenti e dai rappresentanti istituzionali che hanno confermato la loro partecipazione.

Il 22 marzo invece, per le vie di Latina, si ritroveranno, in un grande abbraccio ai familiari, migliaia di persone, soprattutto giovani, provenienti da tutta Italia che dopo il corteo e la lettura dei nomi dal palco, si fermeranno a ragionare insieme all’interno dei 25 seminari, laboratori e spettacoli sui temi della legalità e dell’impegno civile contro le mafie. 

In chiesa ci sarà sicuramente Rosaria Costa, la vedova dell’agente Vito Schifani morto nella strage di Capaci.

Papa Francesco pregherà con i familiari, parlerà con loro. E c’è attesa per le sue parole, in cui non mancherà un forte atto d’accusa contro la violenza mafiosa, che negli ultimi tempi non risparmia neanche bambini in tenerissima età. E la memoria di molti correrà al 9 maggio del ’93, quando ad Agrigento, Giovanni Paolo II invitò con forza i mafiosi a “convertirsi”, perché un giorno sarebbe venuto “il giudizio di Dio”.

“Per i familiari delle vittime innocenti delle mafie l’incontro con papa Francesco è un dono”, ha dichiarato don Ciotti, presidente di Libera, sottolineando che “sarebbe bello che il 21 marzo diventasse istituzionalmente per tutti gli italiani” ciò che è per i familiari delle vittime, e cioè “il giorno in cui i loro cari, in tante città d’Italia, vengono chiamati per nome, uno a uno, in un appello rivolto alle coscienze di tutti”.(AVVENIRE)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”