REGINA DEL CASTELLO OLIVETO CITRAEgr. Sig.  Direttore Alto Casertano-Matesino & dintorni, Innanzitutto Le voglio esprimere il mio ringraziamento personale e di tutta la Fondazione Regina del Castello per la cortesia e l’attenzione prestata nell’accogliere le mie richieste e pubblicare quanto inviatoLe. L’amore per la verità ed il desiderio ardente di far conoscere e diffondere i veri messaggi della Madonna  mi hanno spinto a reagire contro il tentativo di mistificazione del sacro che si sta cercando di attuare ad Oliveto.

Approfondendo la conoscenza del Suo giornale, ho avuto modo di apprezzarne l’impostazione formale e di contenuto, sia  riguardo alla varietà degli argomenti presentati che del loro ottimo livello di trattazione e di presa sul lettore. Tra gli altri ho notato la presenza di un articolo su Cristian Filice, il giovane cosentino ammalato di SLA e guarito lo scorso settembre a Medjugorje. Ebbene, anticipandoLe qualcosa che forse non sa e che potrà leggere con maggiore dovizia di argomentazioni nello scritto che segue, a questa guarigione ha partecipato, come strumento nelle mani della Santa Vergine, un veggente della Regina del Castello, di nome Giuseppe D’Ambra. Incoraggiata, quindi, dalla Sua offerta di collaborazione per la pubblicazione di eventi riguardanti questo luogo di prodigi, ho deciso di inviarLe un articolo scritto dal dott. Raffaele Palumbo, ns. collaboratore ed innamorato della Mamma celeste  che, in questa vicenda, ha individuato un filo di collegamento, un trait d’union  tra le due realtà mariane di Medjugorje e Oliveto Citra.

Il dott. Palumbo ha tratto le sue convinzioni dall’analisi e dal confronto della vicenda di Cristian Filice, rilevata da vari giornali specialistici che dalla sua viva voce in alcune interviste pubblicate su You Tube, con il racconto e la testimonianza diretta che lo stesso Giuseppe D’Ambra ha reso a lui personalmente ed agli altri responsabili della Fondazione Regina del Castello una volta appreso la notizia della guarigione di Cristian. Ma, meglio di qualsiasi altra parola vale la lettura dell’articolo che di seguito si riporta.

FILO DIRETTO   MEDJUGORJE – OLIVETO CITRA

Che la Santa Vergine Maria voglia stabilire un legame tra Medjugorje e Oliveto Citra?  Siamo, certo, abituati ad avere dei segni dalla Madonna e sembra che questo ne abbia tutte le caratteristiche. Se per “segno”, divino, naturalmente, intendiamo un accadimento che, attraverso la realtà verificata di fatti naturali, di fatti di vita quotidiana, riporti la nostra mente, e soprattutto il nostro cuore, ad una realtà non naturale, ad una vita che è al di là della nostra, ebbene ciò che è capitato a Medjugorje, alla fine di settembre 2013, è proprio un segno: chiaro e inequivocabile!

La storia di quanto è accaduto la si può leggere su alcuni settimanali e mensili specializzati, come “Miracoli In Cronaca”, Anno I nr. 3 e “Medjugorje – La presenza di Maria”, Anno III nr. 11, entrambi di novembre 2013 oppure visionarla su You Tube (La vita in diretta: il miracolo di Cristian a Medjugorje) e sentirne il racconto dalla viva voce dei protagonisti.

Cristian Filice è un giovane, ora di circa trentotto anni, di Piane Crati, paesino della provincia di Cosenza che, nell’agosto 2007, ha contratto la SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, grave malattia neurogenerativa, che in poco tempo lo ha paralizzato completamente riducendolo sulla sedia a rotelle, impossibilitato a muoversi e a svolgere in autonomia le principali funzioni della vita giornaliera, addirittura anche a nutrirsi, tant’è che in tutti questi anni ha dovuto farlo con l’aiuto di un Peg. Di notte, per tutto il periodo della malattia, ha avuto bisogno di un respiratore e, per tutte le altre cose ed in tutte le ore della giornata, dell’aiuto della moglie Francesca, che è stata, per tutto il tempo, il suo angelo custode.  Nell’estate dello scorso anno, dopo lunga riflessione, i coniugi hanno maturato l’idea di recarsi a Medjugorje, ma senza la volontà di chiedere qualcosa per se. Infatti, Cristian affermava: “Devo andarci senza l’esasperazione di dire: mi devi fare la grazia”, lasciando trasparire la particolare lucentezza dell’animo del vero cristiano. L’arrivo nel paesino bosniaco è avvenuto il 22 settembre con la fortuna di conoscere, stesso in mattinata, la veggente Vicka la quale, imponendo le mani a Cristian, gli ha detto “Voi state bene”. Intanto, durante la notte tra il 23 ed il 24 settembre, nella sua casa, al paese natale, una statuetta della Madonna posta su un mobile, si illuminava inspiegabilmente, come poi hanno riferito testimoni oculari. Il giorno 25, mentre si stavano recando in visita alle cascate di Kravice, Cristian, accompagnato dalla moglie e dall’autista del pullman, è stato avvicinato da un signore anziano che gli ha sorriso, gli ha fatto una carezza e, dopo avergli imposto le mani sulle gambe inerti, ha esclamato: “Non ti preoccupare, lo sai che la notte scorsa è stata la notte dei miracoli?” e, di seguito, “vedrai, ci sarà il risveglio e ti ricorderai di Giuseppe”. Immediatamente si allontanava perdendosi tra la folla e lasciando in Cristian un senso di preoccupazione per un forte dolore, misto a calore, sopravvenuto alle gambe dopo quella imposizione. Durante la notte successiva, alle tre circa, Cristian ha visto una luce nella stanza dove albergava, mentre la moglie Francesca, come poi ha riferito, ha avvertito come dei passi sulle coperte. Il giorno successivo, Cristian, con decisione che in quel momento appariva insensata a chi gli stava vicino, ha espresso il desiderio di salire sul monte Podbrdo, tappa obbligata nei pellegrinaggi a Medjugorje, ma di grande difficoltà perché dal percorso ripido e frastagliato da pietre emergenti.  La moglie ed il sacerdote che lo accompagnavano, dopo aver inutilmente cercato di distoglierlo da questa idea, hanno deciso di assecondarlo, certi che si sarebbe arreso alla prima difficoltà nella salita, trattandosi, come sa bene chi l’ha fatto, di un percorso già arduo per chi ha buone gambe. Lo hanno portato in carrozzella fino a dove era possibile ma, giunti al punto in cui, per l’asperità del terreno roccioso, non era possibile continuare, sotto gli occhi esterrefatti di Francesca e dei sacerdoti, don Antonello De Luca e del Cappellano dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, don Giovanni Palmieri, Cristian si è alzato dalla carrozzina ed ha iniziato a salire sul monte, da solo e senza aiuti di alcuno, fino alla Croce Blu, dimostrando di aver riacquistato una novella forza nelle gambe a dispetto della sua infermità. Il prosieguo è stato un crescendo di eventi prodigiosi in quanto, ritornato al paese di residenza, Cristian è stato sottoposto a tutte le indagini cliniche del caso che, tra lo stupore e l’incredulità generale dei medici, hanno registrato e confermato la sua totale guarigione da quella temibile ed impietosa malattia. Ora Cristian cammina normalmente, non ha più bisogno dell’ossigeno e della Peg e dell’assistenza della moglie Francesca. La sua vita è cambiata! La Madonna lo ha fatto rinascere a dimostrazione del fatto che chi si rivolge a Lei con cuore sincero, ottiene tutto ciò che chiede, e Cristian, grazie alla sua profonda, sincera e disinteressata fede, ha ottenuto addirittura ciò che non ha chiesto.

Questa storia straordinaria di fede e devozione fa, però, scaturire alcune riflessioni e fa apparire un innegabile collegamento con le apparizioni di Oliveto Citra.

Cristian, quando ha incontrato Giuseppe a Medjugorje, non conosceva chi fosse e, solo dopo alcuni mesi e  complicate ricerche, ha appreso trattarsi di Giuseppe D’Ambra di Manfredonia (FG).

Giuseppe è uno dei capigruppo che assiduamente si recano in pellegrinaggio ad Oliveto Citra. Egli è il responsabile del Gruppo di preghiera della Regina del Castello di Manfredonia, ha il dono della veggenza ed ha ricevuto da Lei il dono dell’imposizione della mani: “Figlio mio, oggi io do a te il dono delle mani per la guarigione degli ammalati”, gli ha detto la Santa Vergine nel messaggio del 26 maggio 2012 ed in effetti, in molteplici circostanze, i suoi interventi su persone minate nella salute hanno dato positivi e benefici riscontri. Ma anche lui è stato un miracolato: affetto da vari problemi fisici, è stato sottoposto, nel 1994, ad un delicato intervento chirurgico alla colonna vertebrale il cui esito non è stato dei più felici, tant’è che è rimasto quasi immobilizzato su una sedia a rotelle. Ma, in occasione del pellegrinaggio ad Oliveto, a cui ha partecipato il giorno dell’Immacolata dell’8 dicembre 1994, ha avuto la visione della Madonna che gli ha ridato l’uso delle gambe. Da quel giorno Giuseppe spende la sua vita nella preghiera e per la diffusione dei messaggi della Regina del Castello. Ma, ritornando alla nostra storia, il 15 settembre 2013, dopo che la Madonna gli era nuovamente apparsa, sempre ad Oliveto, dicendogli che “lo avrebbe fatto felice in un altro luogo”, Giuseppe è partito la settimana successiva per Medjugorje. In quell’occasione si è verificato l’incontro con Cristian Filice e tutto ciò che è stato sopra raccontato.

Gli scettici potrebbero vedere in tutta la storia una pura coincidenza di eventi, ma, a ben riflettere, ci sono troppe coincidenze, per essere una semplice…coincidenza!

Analizziamo i fatti ponendo idealmente a confronto le vicende dei due protagonisti:

1)era diverso tempo che Cristian e Francesca Filice, per loro stessa ammissione, pensavano di andare a Medjugorie, ma avevano sempre rimandato, sia per i problemi fisici di Cristian sia, soprattutto, perchè questi non si sentiva psicologicamente pronto a quell’esperienza, decidendosi, infine, a fare quel viaggio proprio in settembre;                                    contemporaneamente, Giuseppe avendo ricevuto dalla Regina del Castello l’invito a recarsi in “un altro luogo” per ricevere segni, seguendo uno sconosciuto istinto, ha deciso di partire immediatamente per la cittadina della Bosnia-Erzegovina e di farlo proprio negli stessi giorni di Cristian;

2)Giuseppe, al suo arrivo, ha incontrato Vicka ed entrambi, come spinti da un impulso interiore, si sono imposti vicendevolmente le mani, quasi a suggellare un inconsapevole, comune, impegno; Cristian, anch’esso appena giunto, ha avuto la “fortunata” possibilità, pur trovandosi tra centinaia di pellegrini, di incontrare Vicka, la quale gli ha imposto le mani e rivolto parole di speranza e rassicurazione; due giorni dopo è stato spontaneamente avvicinato da Giuseppe il quale, non conoscendolo, ma inconsapevolmente scegliendolo tra centinaia di altri disabili in carrozzina, gli ha imposto, anch’esso, le mani sulle gambe e, con parole non di semplice conforto ed incoraggiamento, ha affermato con sicurezza “…ci sarà il risveglio e ti ricorderai di Giuseppe”. Tali termini che, forse, sul momento, sono sembrati agli interessati non avere molto senso, riletti alla luce di ciò che è avvenuto poi, si impregnano di significato apparendo inequivocabilmente chiari. Infatti, a quale risveglio poteva alludere Giuseppe rivolgendosi a Cristian se non del suo “risveglio fisico”? E quale poteva essere il motivo per cui Cristian si sarebbe dovuto ricordare di Giuseppe se non per un evento straordinario di cui avrebbe beneficiato e connesso a quella inaspettata imposizione di mani? Per quale motivo, ancora, Cristian ha avvertito, all’imposizione, quel forte calore e dolore alle gambe e, durante la notte, il segno della luce e dei passi nella stanza per giungere poi, il mattino successivo, a sentire dentro di se una sconosciuta forza che lo ha determinato a salire sulla collina del Podbrdo, se non spiegandolo con l’intervento materno di Maria che già operava in lui?

A ben vedere, quindi, la vicenda di Cristian e quella di Giuseppe, sono tra loro incastrate come pezzi di un unico puzzle;  stanno fra loro parallelamente e specularmente  giacchè snodatesi,  singolarmente, nella perfetta autonomia, ma prendendo man mano forma in modo che l’una trovasse la propria ragion d’essere ed il proprio completamento nell’altra.                                   Come leggerle altrimenti?    Non a caso la Madonna ha immesso nei loro cuori il desiderio di recarsi a Medjugorje nello stesso periodo e non a caso ha fatto in modo che le due vite si intrecciassero: e ciò che per tanti potrebbe sembrare frutto solo di una buona sorte, invece, risponde e corrisponde ad un chiaro e preciso progetto di Dio, realizzato da Colei che è la depositaria e la portatrice di ogni grazia. E se Cristian è andato a Medjugorje per ricevere la grazia della guarigione e Giuseppe, veggente di Oliveto Citra, è andato a Medjugorje per essere il veicolo, assieme a Vicka, dell’amore materno di Maria e della gloria di Dio, come non vedere, pure se al momento non riusciamo a comprenderne il senso, anche un legame, un vincolo forte e stringente tra i due luoghi di apparizione mariana, Medjugorje ed Oliveto Citra? Risponde forse a questa spiegazione il fatto che essi sono gli unici luoghi al mondo in cui le apparizioni della Santa Vergine durano da, oltre e circa, un trentennio e che, per entrambi i posti, il contenuto dei messaggi consiste essenzialmente nella richiesta continua di conversione, preghiera e digiuno.

Medjugorje, quindi, come Oliveto, Oliveto, quindi, come Medjugorje: entrambi i luoghi non riconosciuti dalla Chiesa, entrambi, però, meta da decenni di devoti ed innamorati della Vergine Immacolata, sia essa Regina della Pace o Regina del Castello, ma sempre Regina del Cielo e Mamma che ognora ci coccola, mai ci abbandona e, che sempre, come intuì Dante, “liberamente al dimandar precorre”.

Raffaele Palumbo

Al di là, come può ben intuire, delle deduzioni e dei convincimenti che ognuno può trarre da questa storia, si tratta comunque di fatti prodigiosi e straordinari che ben meritano di essere raccontati  a chi ha fede e a chi ne è lontano, per il loro maggior vantaggio spirituale, in quanto è innegabile come in essi l’amore di Dio, attraverso la presenza materna di Maria, Madre di tutti noi, si riversi, potente e abbondante, sui suoi figli!

La ringrazio ancora una volta per la Sua disponibilità.

Anna A. Ricigliano

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

 

 

 

 

 

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