povertaCaserta- (di Nando Silvestri) E’ l’Istituto di statistica europeo a sentenziare l’amara realtà economica afferente Terra di Lavoro e provincia di Napoli. Già un’analisi condotta dal Sole 24 Ore qualche tempo fa, recentemente rielaborata dalla rubrica “Avidi & Impavidi” alla luce delle nuove tendenze del fisco nazionale e locale, denunciava il profondo malessere finanziario della Campania. Più precisamente sono i consumatori casertani e napoletani a totalizzare il record negativo per quanto concerne la Propensione Marginale al Consumo in Europa. La suddetta grandezza economica misura la sensibilità dei consumi rispetto alle variazioni del reddito individuale e indica, per così dire, lo stato di salute delle tasche dei cittadini contribuenti. L’unica consolazione, se così si può dire sebbene si tratti di un’amara sciagura, è che questo primato di indigenza interessa e coinvolge anche diverse aree della Sicilia, della Calabria, della Puglia e della Basilicata. La constatazione succitata si evidenzia ulteriormente alla luce di alcuni dati sui conti correnti dei cittadini locali, i quali sono sempre più protesi a “tesoreggiare” la propria liquidità per far fronte a spese impreviste e tasse, rinunciando agli acquisti. Se le risorse presenti sui conti correnti fossero detassate dal fisco nazionale e locale si attiverebbero una serie di meccanismi virtuosi che, incentivando la spesa individuale stimolerebbero le assunzioni e gli investimenti, ingenerando fiducia e aspettative. La “maglia nera” dell’economia italiana si delinea dunque un target in temibile crescita negli ultimi 4-5 anni dal momento che il Pil procapite in caduta libera interessa un numero maggiore di regioni italiane e la decrescita non sembra affatto arrestarsi. La batosta fiscale locale che ha spesso innalzato i versamenti della Tasi su quelli dell’Imu, ha sicuramente inferto un colpo di grazia ai cittadini campani e nulla di buono si profila per la fine dell’anno. Difatti, a fronte di illusioni “democratiche” seminate con penose pennellate di buonismo democristiano e fumo a manovella, la prossima legge di stabilità si tradurrà in un ulteriore scossone per le nostre tasche. L’Ue, che tende asintoticamente alla spietatezza delle maestranze dei gulag, fa sapere infatti che per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità occorreranno revisioni delle aliquote minime Iva, rialzi delle rendite catastali e incrementi dei prezzi dei carburanti, tanto per non cambiare la solita manfrina. Ciò equivale a dire che molti beni di prima necessità rincareranno, che le tasse sulla casa seguiteranno ad amareggiare i proprietari di immobili dopo anni di sacrifici e che, servirsi di un catorcio per andare a lavorare in nero ed essere sottopagati o per nulla retribuiti costerà ancora di più. In pratica in nome della democrazia e dell’integrazione europea è in atto una truce e spietata “selezione naturale” che se da una parte fa aumentare il numero delle famiglie locali prossime alla fame, dall’altra riduce i versamenti dei tributi per la diminuzione della base imponibile. Sarà impossibile, alla luce dei fatti ora esaminati scongiurare il pericolo rappresentato da formule innovative di frodi e di legittima evasione fiscale di sopravvivenza. D’altronde la sofisticazione alimentare e la contraffazione potrebbero verosimilmente configurarsi come stratagemmi forzosi votati alla minimizzazione dei costi e alla conservazione delle quote di mercato delle imprese. Peccato che tali distorsioni, unitamente alla conseguente caduta ulteriore della certezza del diritto e alla inevitabile crescita di clientele e corruzione non vengano minimamente considerate nel Pil. Per i manuali universitari ad uso dei locali atenei il Prodotto Interno Lordo è solo l’algido valore complessivo di beni e servizi prodotti in un paese.( A cura del prof. Nando SILVESTRI)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”