Geologo prof. Franco ORTOLANI: L’Alluvione di Genova del 10 ottobre 2014 è la fotocopia…del disastro di Genova del 4 novembre 2011

Il 5 novembre 2011, il giorno dopo che Genova era stata devastata dai nubifragi rilasciati da cumulonembi

elaborai e misi in rete la nota intitolata “Alluvione di Genova del 4 novembre 2011: il disastro di via Fereggiano …come alle Cinque Terre” (leggi qui articolo-nota)
Vista la straordinaria ed estremamente preoccupante e grave ripetitività dell’evento idrogeologico e della incredibile impreparazione istituzionale, allego le conclusioni di quella nota in attesa di elaborare una relazione relativa all’evento fotocopia che ha interessato la città ligure.

Conclusioni.
L’evento di Via Fereggiano si aggiunge a quelli delle Cinque Terre, di Atrani e del Messinese accaduti negli ultimi anni dove il disastro è stato causato da eventi piovosi eccezionali provocati dal transito di cumulo nembi.
Si sottolinea la serietà del problema consistente nel fatto che i disastri si sono verificati allo sbocco di bacini idrografici di limitate dimensioni (da alcune centinaia a circa 2000 ettari) che, finora, erano stati erroneamente ritenuti “incapaci” di alimentare portate di piena di centinaia di mc/secondo non solo di acqua ma prevalentemente di fango e detriti con tronchi d’albero d’alto fusto e massi lapidei di dimensioni notevoli (fino a 25 mc come accaduto il 1 ottobre 2009 a Scaletta Zanclea).
All’inizio del terzo millennio l’uomo tecnologico e realizzatore di diffusi interventi sul territorio, da definire spesso abusivi in relazione alle leggi e necessità degli elementi naturali, deve affrontare questo serio problema: difendere (e come), oppure no, le aree abitate allo sbocco di piccoli bacini in aree periodicamente interessate dal transito dei cumulo nembi che causano eventi piovosi eccezionali con conseguenti disastri idrogeologici che comportano la perdita di vite umane e notevoli danni all’economia locale?
In un articolo elaborato subito dopo il disastro delle Cinque Terre, abbiamo lanciato delle proposte, che servirebbero a salvare i cittadini e a limitare notevolmente i danni in realtà come quelle citate, che di seguito si ripropongono.
E’ evidente che occorre una nuova organizzazione in grado di fare scattare un sistema di allarme idrogeologico immediato che deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulo nembi.
I bacini stretti e lunghi di dimensioni simili a quelle a monte di Monterosso e Vernazza (Atrani e altri comuni della costiera amalfitana, Messina), che incombono su aree abitate attraversate da alvei-strada, quando sono interessati da eventi piovosi simili a quelli del 25 ottobre 2011, possono alimentare dapprima flussi idrici e fangosi e poi, eventualmente, detritici tali da trasportare nell’area urbana, complessivamente alla fine dell’evento, enormi volumi di detriti.
La portata massima che caratterizza questi flussi eccezionali, di solito, non viene smaltita gli alvei coperti in sicurezza in quanto gli alvei, oltre che ad essere insufficienti,.vengono sistematicamente intasati da autoveicoli, tronchi di alberi d’alto fusto e detriti anche di grandi dimensioni. Esempi recenti sono rappresentati dagli eventi catastrofici già citati del messinese, Atrani, Casamicciola.

Riprendo le seguenti considerazioni da una mia recentissima nota.
Ricordiamo che i cumulonembi sono nuvole temporalesche a sviluppo verticale che con la sommità raggiungono e superano, specie alla fine dell’estate, i 12-15 km di altezza, rilasciando consistenti volumi di pioggia; si formano rapidamente e non possono essere individuati con ore di anticipo. Possono rilasciare da alcune decine di mm ad oltre 180 mm di pioggia in un’ora, come accaduto a Genova bell’autunno del 2011. I volumi d’acqua che precipitano al suolo interessano aree limitate e possono innescare vari fenomeni sulla superficie del suolo, dal deflusso abbondante alle colate detritico-fangose. I danni possono essere molto gravi nelle aree urbane dove si possono verificare anche vittime come accaduto nello scorso autunno in Sardegna.
Stranamente non è stato ancora compreso dai responsabili delle istituzioni pubbliche preposti alla sicurezza dei cittadini che gli attuali sistemi di monitoraggio non servono a mettere in sicurezza i cittadini da questi micidiali fenomeni.
Da anni abbiamo evidenziato questa drammatica situazione e indicato una soluzione che serve, almeno, ad evitare vittime e danni alle persone.
Ecco cosa si può e deve fare!
E’ praticamente impossibile mettere in sicurezza in tempi rapidi tutte le aree urbane ed antropizzate esposte ai pericoli idrogeologici.
Molti problemi sono stati creati realizzando insediamenti urbani in aree esposte ai pericoli idrogeologici.
Anche impedendo nuovi interventi in aree pericolose non si risolverebbe il problema delle urbanizzazioni già realizzate.
Pragmaticamente siamo giunti alla conclusione che in tempi brevi e con costi contenuti si può e si deve tentare di salvare almeno le vite umane.
E’ evidente che occorre una nuova organizzazione in grado di fare scattare un sistema di allarme idrogeologico immediato che può e deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulonembi che può innescare fenomeni idrogeologici devastanti.
Le immagini A, B e C illustrano le formazioni nuvolose tipiche dei cumulonembi che possono rilasciare nubifragi.
L’immagine D illustra schematicamente le curve pluviometriche tipicamente rilasciate dai nubifragi rilasciati da cumulonembi; la figura E schematicamente illustra la tipica morfologia di una registrazione pluviometrica rilasciata da cumulonembo e la possibilità di individuare l’eccezionale fenomeno idrologico sul nascere attivando il Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato con il conseguente Piano di Protezione Civile locale e di bacino idrografico schematicamente riassunto nelle immagini F e G..
Si ricordi che il territorio italiano è ancora indifeso in relazione ai nubifragi che improvvisamente possono essere rilasciati da cumulonembi e che in tempi brevi e con costi contenuti si può e si deve tentare di salvare almeno le vite umane.
E’ evidente che occorre una nuova organizzazione in grado di fare scattare un sistema di allarme idrogeologico immediato che può e deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulonembi che può innescare fenomeni idrogeologici devastanti.
Questi fenomeni (nubifragi rilasciati da cumulonembi) sono naturali e la storia del clima e dell’ambiente evidenzia che si sono sempre verificati.
Noi dobbiamo organizzarci per non subire danni dagli “attacchi” con il sistema di allarme idrogeologico immediato!
Semplice, e non costa molto, immediatamente realizzabile.
Durante la seconda guerra mondiale i cittadini non potevano impedire che bombardieri nemici venissero a bombardare per cui si era attivato il sistema di allarme immediato con avvistamento, allarme e fuga nei rifugi organizzati.
Finito l’allarme tutto tornava normale.
Questa è l’unica via!
Il sistema di allarme idrogeologico immediato si basa sul fatto che i fenomeni tipo meteoserialkiller non sono individuabili molto tempo prima, nel senso che non si può prevedere se e dove essi si innescheranno colpendo fasce di territorio molto ristrette (da 5 a circa 15 km di larghezza).
Si possono individuare le situazioni meteo favorevoli all’innesco dei cumulonembi ma la certezza che sia iniziato un nubifragio che può innescare flussi detritici e piene improvvise la si può avere solo seguendo in tempo reale la registrazione pluviometrica tramite strumenti in grado di registrare la pioggia caduta ogni 3 minuti. La curva è tipica e consente di individuare il fenomeno sul nascere dopo pochi minuti.
Prima che gli eventuali flussi idrici o colate detritiche possano sopraggiungere nelle aree urbane a valle possono trascorrere diverse decine di minuti che sono sufficienti ad attivare il piano di protezione civile già predisposto e sperimentato che consenta ai cittadini di togliersi dalle strade che possono essere percorse dai flussi.
Ad esempio, durante la tragica alluvione di Genova e delle Cinque Terre del novembre 2011 i flussi giunsero nelle strade cittadine circa 4-5 ore dopo l’inizio del nubifragio.
I flussi idrici e le colate detritiche devono percorrere obbligatoriamente i fondo valle per cui sono agevolmente individuabili le strade che possono essere invase.
Un adeguato sistema di comunicazione sonora e visiva ubicata nelle zone potenzialmente vulnerabili consente ai cittadini di mettersi al sicuro fino al cessato allarme

a cura del prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II

-Leggi articolo correlato: Geologo Prof. Franco Ortolani spiega le cause dell’ Alluvione di Genova del 4 novembre 2011: il disastro di via Fereggiano…come alle Cinque Terre.

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

 

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