vaccinazioni kenia«Il governo keniota è stato costretto a sospendere il programma di vaccinazione anti tetano dell’Oms e dell’Unicef scoprendo che in realtà alla quinta dose avrebbe provocato, come vi abbiamo raccontato ieri, la sterilizzazione di 2 milioni e trecentomila donne dai 14 ai 49 anni d’età». Stephen Karanja, presidente dell’Associazione dei medici cattolici del Kenya e membro del consiglio esecutivo della commissione Salute della Conferenza episcopale del paese, spiega a tempi.it il risultato dell’azione della Chiesa e della comunità scientifica che ieri hanno incontrato i membri della Commissione parlamentare per la Salute. «Sono felicissimo. Di fronte all’evidenza scientifica ci hanno dato ragione sospendendo le vaccinazioni».

Come vi siete accorti del pericolo nascosto nel vaccino?
A lanciare l’allarme in aprile era stata l’Associazione dei medici cattolici e la Conferenza episcopale del paese che, insospettita dalla prassi e della mancanza di un’emergenza tetano, aveva fatto analizzare sei campioni di vaccini in laboratorio provando la loro azione abortiva. Nonostante l’evidenza, il ministro della Salute aveva risposto che il vaccino era sicuro, pur senza portare alcuna prova. Le donne a cui sono state somministrare tre dosi su cinque sono un milione. Un altro milione e trecentomila sarebbe stato raggiunto nei prossimi mesi. Di fronte al pericolo, insieme al segretario della Conferenza episcopale keniota e ad altri esperti, ho chiesto udienza alla Commissione parlamentare per impedire all’Oms di somministrare anche la quarta e la quinta dose e fermare il programma.

Come li avete convinti?
Non è servito convincerli. Davanti alle prove scientifiche sono rimasti scioccati, erano mortificati: un membro della commissione ha detto agli altri: «Di fronte all’evidenza abbiamo ancora dubbi su chi stia mentendo?». I commissari hanno stabilito che siccome il vaccino viene dallOms, non potrà essere più somministrato finché non lo avrà analizzato il governo, insieme ai medici e alla Chiesa.

Le donne sono tutte salve?
Fortunatamente per rendere le donne sterili sarebbero state necessarie tutte e cinque le dosi. Quindi sì, sono tutte salve. Non oso pensare cosa sarebbe accaduto altrimenti.

Insieme a voi c’era il segretario generale della Conferenza episcopale keniota. Qual è stato il suo contributo?
Ha spiegato le conseguenze sociali disastrose di un atto simile, senza dimenticare che ci sono malattie mortali diffuse, come la malaria o l’Aids, ancora da sconfiggere e su cui concentrare le forze, mentre il tetano non è più un’emergenza.

Come mai vi siete insospettiti?
Oltre alla mancanza di una crisi o un’epidemia che giustificasse una misura contro il tetano, ci siamo chiesti: «Perché vaccinare solo le donne dai 14 ai 49 anni? Perché farlo quasi di nascosto? Perché incaricare i funzionari legati alle Nazioni Unite e non gli operatori sanitari del luogo?». La Chiesa africana è consapevole che non ci si può fidare alla cieca dell’Oms. Basti pensare che nel 1972 aveva avviato un programma di ricerca sui vaccini anti-fertilità e che nel 1992 (venti anni dopo) aveva messo a punto un vaccino contro la fertilità con queste due componenti, il beta Hcg e l’anti tetano. La campagna cominciata qui è poi identica a quella che fu portata avanti nelle Filippine, in Messico e in Nicaragua, sponsorizzata dagli stessi enti.

Come agisce esattamente il vaccino dell’Oms?
Il beta Hcg è un ormone necessario alla gravidanza, che si sviluppa quando la donna rimane incinta. Iniettato nelle donne che non sono gravide, combinato al tossoide tetanico, produce anticorpi sia contro il tetano sia contro l’ormone Hcg rendendole per sempre sterili.

Quando e dove è stato somministrato?
Tutto è cominciato a marzo e noi ad aprile abbiamo fatto le analisi su sei campioni differenti. Ricevuti i risultati abbiamo avvisato il governo ma senza ricevere risposta. A ottobre i funzionari dell’Oms hanno agito in 16 province reclutando le donne in età fertile, tramite le scuole del governo, presidiando i mercati e le zone dove normalmente non ci sono televisori né radio: così le donne sono state prese e vaccinate senza poter essere raggiunte dalla nostra campagna mediatica.

È la prima volta che intervenite contro prassi simili?
A dire il vero, l’Oms portò qui lo stesso vaccino negli anni Novanta, ma l’allora ministro della Salute, Sam Ongeri, ordinò di bloccare tutto. Ongeri agì in questo modo perché si fidò dei consigli degli uomini di Chiesa che è il maggior partner del governo nel campo della salute (provvediamo per il 40 per cento all’assistenza sanitaria con 58 ospedali, 83 centri per la salute, 311 ambulatori, e 17 centri di specializzazione). Questa volta il ministro si è messo dalla parte dell’Oms.

Come avete reagito all’inizio?
Prima di arrivare al Parlamento abbiamo cercato di diffondere la notizia ovunque, sopratutto per arrivare alle donne, anche se è stata dura, vista la mancanza di telecomunicazione nelle zone interessate e l’impossibilità da parte delle parrocchie di raggiungere tutta la popolazione.

Siete sicuri che il programma non continuerà?
Assolutamente sì: finché le analisi sul vaccino non saranno congiunte, il governo è impossibilitato a proseguire. Poi, siccome sappiamo quali saranno i risultati, non vediamo come l’azione dell’Oms sarebbe giustificabile. Non può immaginare il nostro sollievo per il pericolo scampato.(Art. di “Frigerio Benedetta“. Tratto da: TEMPI)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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