don ovidioSul Caso di Don Ovidio parroco di Totari. E’ stata inviata una lettera a PAPA FRANCESCO con una raccolta firme per chiedergli di intervenire sulla decisione del Vescovo: Riportiamo di seguito l’appello:

Caro Papa Francesco,
non a caso cominciamo così questa lettera… perché sei veramente il Papa di tutti, quel papà che da subito è entrato in modo prorompente nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre vite, nei nostri cuori.
Sappiamo bene che sei molto impegnato, perché a voler fare le cose con semplicità e giustizia, così come le stai realizzando tu, si incontrano le più impensate resistenze ed opposizioni conservatrici.
E’ proprio da questo però che nasce la certezza che ascolterai con interesse anche la nostra vicenda.
Siamo i fedeli di Totari, una frazione di Alife, ed i fedeli che frequentano la Cappella dell’Ospedale Civile Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese, entrambi in provincia di Caserta ed appartenenti alla Diocesi di Alife-Caiazzo.
Fino a qualche giorno fa, il Signore ci ha regalato la presenza e l’immensa gioia di un sacerdote che ha guidato questa comunità, Don Ovidio Del Rio, che è originario della Colombia.
Don Ovidio è un uomo eccezionale: buono, semplice, umile, gioviale, coinvolgente, motivante, confortante… (e preferiamo fermarci qui, ma l’elenco degli aggettivi potrebbe ancora continuare a lungo), tutte qualità che ha saputo ampiamente trasfondere nell’operato del suo ministero ecclesiastico, soprattutto quando si recava a confortare i malati in questo Ospedale.
A pensarci bene, crediamo che ti abbia scelto proprio a modello, visto che anche Don Ovidio è sudamericano!
Grazie a lui, avevamo intrapreso insieme con gli ammalati un percorso spirituale che è divenuto, poco a poco, un percorso che stava fruttando un profondo rinnovamento nei nostri cuori e nella nostra anima, perché egli ci ha insegnato, nonostante i tanti problemi personali anche gravi che affliggono ognuno di noi, le nostre famiglie, la nostra comunità ed in particolare chi è ricoverato, che la vita è una immensa gioia se abbiamo il coraggio di affidarci a Gesù esistente nell’amore del nostro prossimo, perché solo Lui lenisce ogni dolore anche fisico.
Don Ovidio ha donato a noi tutti, in ogni sua manifestazione, la concreta fiducia ispirata dalla luce di Dio che serve per vivere in modo operoso e costruttivo questa vita terrena, ciò che ci è di gran conforto nel dolore del corpo e nello spirito.
Per tutti i fedeli della nostra comunità egli è divenuto in pratica un necessario quanto valido punto di riferimento, non solo quindi per gli ammalati che aspettavano con ansia la parola illuminata del suo conforto fisico e spirituale, ma anche per tutto il personale medico e paramedico dell’Ospedale, con cui era riuscito ad interagire in modo esemplare ed a creare un rapporto di simpatia ed amicizia.
Don Ovidio il 6 novembre è partito per la Colombia: non è stata rispettata nemmeno la naturale scadenza della già più volte rinnovata convenzione, per la quale sarebbe dovuto rimanere presso di noi altri due anni; precisiamo che in Italia ha esercitato il suo ministero per oltre 10 anni.
Tuttora restano ignote le cause che hanno portato a questa irremovibile decisione, nonostante siano state più volte oggetto di nostra chiarificazione presso il Vescovo competente.
Papa Francesco, vorremmo anche sottolineare che questa Diocesi non è affatto nuova nel mettere in pratica comportamenti come quelli descritti, consumati ESCLUSIVAMENTE nei confronti di sacerdoti extra-comunitari, l’ultimo dei quali risale a circa 2 anni addietro…
Ma v’è di più: come mai il Vescovo stila e firma relazioni di encomio totale riguardanti Don Ovidio risalenti a meno di due anni or sono, indirizzate al Vescovo di Medellin, ed oggi si affretta a trasferire un suo ministro del culto addirittura fuori dall’Italia (nonostante abbia questi inoltrato richiesta di cittadinanza italiana) e senza diritto di replica?
Papa Francesco, è vero, non si deve affatto confondere Dio con i suoi ministri terreni; di contro reputiamo parimenti importante la valorizzazione dell’uomo che, proprio per mezzo del suo ministero, ci mette in comunicazione col Padre Celeste e ci fa giungere fino a Lui.
Il trasferimento di Don Ovidio sarà dunque per tutti, ma proprio tutti noi, una perdita incalcolabile in quanto interrompe non solo quel cammino di rinnovamento nella fede seguito con gioia, ma anche il conforto e la speranza che egli ha saputo infondere così cristianamente ed umanamente negli ammalati…
Caro Papa Francesco, potresti promettere il tuo obbiettivo interessamento e donarci pertanto la speranza e la gioia della permanenza di Don Ovidio nella nostra piccola comunità?
Con immenso affetto
(Seguono firme in Allegati)

(Inviato da MD. )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

Annunci