Tricea4 (1)BELLONA(CE)- “100 anni prima guerra mondiale. La “Fiaccola della Pace” arriverà anche a BELLONA, un altro luogo importante della nostra provincia, simbolo della memoria storica, dove durante la seconda guerra mondiale si consumò la strage-eccidio di Bellona”. Lo comunicano gli organizzatori dalla pagina ufficiale dell’Evento su Fb: “MATESE TERRA DI PACE(cliccare qui sopra per accedere alla pagina)”  Proprio in questa città è presente un monumento dedicato ai 54 martiri ( di seguito riportiamo la storia dell’accaduto). Comunichiamo che abbiamo ricevuto l’adesione dell’ Istituto Autonomo comprensivo “Dante Alighieri” di Bellona diretto dal bravo e sensibile preside prof. Luca ANTROPOLI. Si tratta della scuola che già tempo fa per essersi distinta in percorsi di Pace, ricevette durante la giornata della Pace( 4 Ottobre 2007 Festa di S. Francesco d’Assisi) la “Colomba Ambasciatrice della Pace” ( foto relativa al momento della consegna della colomba, da destra il preside Luca Antropoli, l’allora sindaco di Bellona Giancarlo Della Cioppa e la presidente testimonial per la Pace Agnese Ginocchio). Un sentito ringraziamento al preside Luca Antropoli, sempre presente e attento a questi temi fondanti, per la pronta adesione. A breve maggiori info e data manifestazione

Segue la storia 7 ottobre 1943 La strage di Bellona (CE)

ANTEFATTO

Il 6 ottobre una pattuglia composta da due soldati delle forze di occupazione, scavalcando il muro di cinta di un giardino, entrarono in casa di un artigiano situata in via della Vittoria (oggi via 54 Martiri) chiedendo ospitalità, ma ben presto questa ospitalità fu ricambiata con arroganza e violenza. I due soldati si ubriacarono. Un parente dell’artigiano umilmente cercò di convincere i militari alla ragione; si respirava un aria di sgomento, di paura, di impotenza.

ore 20:30

Uno dei soldati, vista l’insistenza del povero uomo, gli sparò un colpo di pistola colpendolo al collo; l’uomo cadde atterra sanguinante, le nipoti invocarono aiuto, accorsero il fratello ed il cugino delle povere giovinette, armati di rivoltelle e bombe a mano. Alla violenza si rispose con la violenza, il lancio di una bomba a mano colpì a morte un tedesco, mentre l’altro, ferito, fuggì ed informò il comando. I due ufficiali ascoltarono le dichiarazioni del soldato ferito. Il comandante del presidio subito capì, dallo stato di ebbrezza in cui versava il soldato, chi fossero i colpevoli da punire e cercò di convincere i presenti che solo il comando supremo della wermak poteva decidere il da farsi. L’ufficiale delle S.S., invece, a tutti i costi voleva punire i bellonesi dichiarando di fucilare 150 persone, 100 per il soldato ucciso e 50 per quello ferito. Tale massacro sarebbe servito come monito al popolo italiano, che aveva voltato le spalle alla Germania, ricordando anche la rivolta del popolo napoletano che in soli 4 giorni aveva costretto, dopo aver combattuto valorosamente, i soldati tedeschi ad abbandonare Napoli. Il comandante prussiano tentò invano di convincere l’ufficiale delle S.S. a desistere da tale decisione, ma d’autorità l’ufficiale delle S.S. ordinò che fossero catturati ed uccisi 150 cittadini. Di fronte a tale ferma decisione, il comandante prussiano fu costretto ad inviare il suo portaordini al comando supremo.

LA STRAGE

Alle ore sei del 7 ottobre, squadre di Nazisti bloccarono le strade della Città ed iniziarono il rastrellamento catturando tutti gli uomini ancora in giro e molti che erano nei nascondigli: vecchi, bambini e malati non sfuggirono alla razzia! La Chiesa fu la prima ad essere perquisita, e catturarono l’Arciprete don Andrea Rovelli, mentre celebrava la Santa Messa. Circa 200 persone vennero catturate: ragazzini, giovani, vecchi, sacerdoti, professionisti, lavoratori, studenti, militari, prelevati dalle abitazioni o presi per strada e riuniti tutti in piazza Umberto I°. Furono inquadrati e portati nella vicina cappella di S. Michele Arcangelo con la scusa di essere avviati ai lavori. Tutti ebbero un tragico presentimento, ma la presenza tra loro dei religiosi li rincuorò e li fece sperare, pensando che sarebbero stati condotti al lavoro. Il silenzio fu rotto dal rombo di una camionetta. Un ufficiale entrò nella Cappella, attraversò il corridoio con passo cadenzato e dall’altare, senza alcuna riverenza al Cristo, voltò le spalle e disse quanto segue in tedesco: “Adesso tutti al lavoro!”.
Il primo gruppo di dieci persone uscì dalla Cappella e, scortati da due nazisti, attraversò Via Della Vittoria, raggiungendo la cava di tufo sita alla periferia a nord della Città, al confine tra Bellona e Vitulazio dove, dopo essere stati spinti sul ciglio, il plotone di esecuzione eseguì, senza pietà, la condanna a morte. I corpi erano scaraventati nella cava profonda circa 25 metri, e coperti dal terreno fatto crollare con l’esplosione di bombe a mano. Dopo la prima esecuzione, altri dieci seguirono la stessa sorte e così di seguito sino a raggiungere il numero di 54 vittime.

LE VITTIME DELL’ECCIDIO

1. Abbate Domenico, anni 27, padre passionista.
2. Addelio Ernesto, anni 18, agricoltore.
3. Antropoli Salvatore, anni 33, sacerdote.
4. Aurilio Secondino, anni 16, manovale.
5. Cafaro Benedetto, anni 43, operaio.
6. Cafaro Luigi, anni 23, agricoltore.
7. Carbone Vincenzo, anni 51, operaio.
8. Carusone Francesco, anni 12.
9. Carusone Giovanni, anni 28, agricoltore.
10. Carusone Secondino, anni 26, agricoltore.
11. Carusone Vincenzo, anni 16, agricoltore.
12. Costa Remo, anni 37, operaio.
13. De Filippo Ferdinando, anni 45, agricoltore.
14. De Filippo Michele. anni 20, agricoltore.
15. Della Cioppa Cesare, anni 30, sarto.
16. Della Cioppa Pasquale, anni 55, agricoltore.
17. Di Nuccio Giuseppe, anni 19, studente.
18. Esposito Ciro, anni 25, artigiano.
19. Esposito Giovanni, anni 29, artigiano.
20. Filaccio Antimo, anni 57, agricoltore.
21. Filaccio Gennaro, anni 15, studente passionista.
22. Fusco Antonio, anni 64, agricoltore.
23. Fusco Carlo, anni 18, studente.
24. Fusco Raffaele, anni 60, artigiano.
25. Giudicianni Angelo, anni 20, studente.
26. Giudicianni Giuseppe, anni 48, agente di sanità.
27. Giudicianni Giuseppe, anni 52, esercente.
28. Giudicianni Luigi, anni 23, passionista.
29. Liguori Giovanni, anni 54, esercente.
30. Limongi Alfonso, anni 20, studente.
31. Limongi Gaetano, anni 36, impiegato.
32. Limongi Giovanni, anni 32, sacerdote.
33. Limongi Pasquale, anni 33, farmacista.
34. Lo Prete Giuseppe, anni 27, militare.
35. Manco Raffaele, anni 21, operaio.
36. Materia Giuseppe, anni 53, funzionario.
37. Nardone Valentino, anni 15, manovale.
38. Patruno Nicola, anni 28, militare.
39. Perileri Michelangelo, anni 36, agricoltore.
40. Perrella Raffaele, anni 26, operaio.
41. Petriccione Lorenzo, anni 33, guardia penitenziaria.
42. Ronzino Vincenzo, anni 31, militare.
43. Rovelli Andrea, anni 67, sacerdote.
44. Rucco Luigi, anni 42, medico.
45. Rullo Armando, anni 19, operaio.
46. Russo Carlo, anni 35, operaio.
47. Simeone Ciro, anni 56, vigile urbano.
48. Tascione Nicola Biagio, anni 43, operaio.
49. Villano Francesco, anni 29, vice-brigadiere Carabinieri.
50. Ignoto.
51. Ignoto.
52. Ignoto.
53. Ignoto.
54. Ignoto.

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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