schiaviSecondo un rapporto dell’Ong australiana Walk free foundation,  il 61% delle vittime vive in cinque paesi. Prima fra tutti l’India, seguita da Cina, Pakistan, Uzbekistan e Russia. Tra le diverse forme di schiavitù “moderna” ci sono anche il lavoro coatto, la tratta di esseri umani e i matrimoni forzati

dI CHIARA NARDINOCCHI

ROMA – Dopo secoli di  battaglie, la schiavitù torna a far parlare di sé. A gettare una luce su una delle violazioni più brutali dei diritti fondamentali  è uno studio dell’Ong australiana Walk free foundation che nel rapporto annuale sull’indice della schiavitù globale ha evidenziato cifre a dir poco allarmanti. Analizzando circa167 paesi, l’Ong ha stimato infatti che nel mondo sono quasi 36 milioni le persone vittime della schiavitù.

I nuovi schiavi. Lontani dagli stereotipi cui siamo abituati, la schiavitù “moderna” è più meschina in quanto meno riconoscibile. “C’è un pregiudizio – ha detto Andrew Forrest, presidente della Walk free foundation –  ovvero che la schiavitù sia un problema di un’epoca passata. O che esiste solo nei paesi devastati dalla guerra e dalla povertà”.  Lo schiavo “moderno” è una persona cui vien tolta la libertà per essere sfruttata. Una definizione generica che raccoglie diversi e a volte distanti tipi di abuso: dai matrimoni forzati alla tratta di esseri umani, dal lavoro forzato alla servitù per debiti. E se per alcuni la schiavitù è una grave violazione dei diritti fondamentali, per altri rappresenta un vero e proprio business. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO)  il giro d’affari intorno alla schiavitù si avvicina ai 150 miliardi di dollari ogni anno, una cifra pari al pil del Vietnam.

Una piaga globale. Rispetto al 2013, i numeri sulla schiavitù sono creciuti del 20%, anche se gli autori del rapporto hanno detto che ciò dipende da una maggior efficienza nel raccogliere i dati. Ad aggiudicarsi il triste primato di capitale mondiale della schiavitù è l’India con 14 milioni di persone senza libertà. In seconda posizione c’è la Cina con 3,24 milioni, seguita da Pakistan (2), Uzbekistan (1,2) e Russia (1,05). Prendendo in considerazione il numero delle persone schiavizzate in proporzione alla popolazione totale, la classifica cambia. In questo caso il primo posto va alla Mauritania dove si stima che il 4% della popolazione viva in stato di schiavitù, seguita dall’Uzbekistan con il 3,9%, Haiti (2,3), Qatar (1,3) e India (1,14).

Il posto dell’Italia. Secondo il rapporto, l’Italia è al 151° posto, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania. Stando alle stime sono circa 11.400 le persone ridotte in stato di schiavitù, circa lo 0,019% della popolazione. Dei 167 paesi esaminati solo due, Islanda e Lussemburgo, hanno meno di cento persone che vivono situazioni di schiavitù. “Questi risultati – continua Forrest – dimostrano che la schiavitù moderna esiste in ogni paese. E noi siamo tutti responsabili delle situazioni più spaventose e della miseria disperata in cui la schiavitù riduce gli altri esseri umani”.

Aiuto dall’alto. Nel rapporto, per la prima volta, vengono analizzati anche i dati riguardo l’impegno dei governi nella lotta alla schiavitù in base a cinque parametri standard tra cui l’identificazione e il supporto dei sopravvissuti, lo sforzo del governo nel contrastare anche legalmente  i sistemi e le istituzioni che facilitano la schiavitù moderna. Nonostante nessuno degli stati abbia raggiunto il massimo del punteggio, 101 su 167 hanno sviluppato un piano per contrastare lo sfruttamento di esseri umani. “Il primo passo per sradicare la schiavitù – conclude Forrest – è misurarla. E attraverso queste informazioni critiche, dobbiamo agire tutti insieme per porre finalmente fine alla forma più grave di sfruttamento”. Tra i più virtuosi si distinguono Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti, mentre in fondo alla classifica ci sono Corea del Nord, Iran e Siria. (Tratto da Republica)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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