Monte_Castello_di_Castel_MorroneUN PROGETTO DI SVILUPPO POSSIBILE PER IL TERRITORIO: LE TERRE DELL’UNITA’.

Una proposta di sviluppo che potrebbe coinvolgere oltre venti comuni del territorio.
A cominciare da Castel Morrone, le «Termopili d’Italia» di Garibaldi, possibile parco della memoria (storica, letteraria, religiosa ed ambientale).

Tra memoria, identità e sviluppo economico un’occasione di riflessione e di dialogo insieme sul tema al centro dell’incontro.

Ti aspetto DOMENICA 21 DICEMBRE 2014 ORE 17.00 BIBLIOTECA «GIUSTINO DE JACOBIS» via G. De Jacobis (presso Parrocchia Santa Maria della Valle) CASTEL MORRONE (Caserta).

Interverranno: Alberto ZAZA D’AULISIO (Presidente di Storia Patria di Terra di Lavoro), Giuseppe VOZZA (ingegnere, già sindaco di Casagiove, Agesci), Felicio CORVESE (presidente del Centro Studi “F. Daniele” – Istituto per la Storia della Resistenza di Caserta), Enzo FALCO (già assessore all’Agricoltura, Artigianato e Commercio della provincia di Napoli), Sergio TANZARELLA (storico della Chiesa, già deputato di Caserta).

Numerose le associazioni presenti, tra esse, l’Associazione storica del Caiatino di Caiazzo.

La migliore difesa, soprattutto in anni incerti e difficili, resta non tanto l’attacco, ma, forse, l’attaccamento al territorio, da amare e valorizzare.

Un cordiale saluto. A presto.
dr. prof. Alessandro Marra

DA TERRE DI CAMORRA A TERRA DELL’ UNITA’

La storia è una risorsa importante del Mezzogiorno, strumento insostituibile per attirare flussi turistici e favorirne lo sviluppo. La memoria del passato può divenire un progetto di sviluppo per il futuro. L’identità di una comunità, senza storia e memoria condivisa con il tempo si indebolisce, fino a scomparire. Senza innovazione è difficile giungere ad un moderno sviluppo nella stagione della globalizzazione dei mercati. Diventa necessario investire su entrambi i fronti.
E’ noto come la «catena di sviluppo» abbia origine dalla conoscenza e dalla ricerca di un prodotto nuovo o, forse, anche di un evento «innovativo». Dalla ricerca sorgono poi imprese innovative che, godendo di una duratura competitività sul mercato, favoriscono la crescita economica, una maggiore occupazione ed una più condivisa prosperità. Dallo studio scientifico della memoria del passato possono sorgere imprese innovative ed a competitività duratura.
Il 150° anniversario dell’ Unità d’Italia potrebbe favorire delle significative iniziative di sviluppo in alcuni luoghi della memoria nazionale, spesso trascurati, abbandonati o dimenticati. Alcune aree interne della Campania potrebbero divenire la «terra dell’Unità nazionale», soprattutto Terra di Lavoro, un territorio di cerniera tra Roma e Napoli, oggi noto quasi soltanto come terra inquinata dal malaffare e dalla criminalità organizzata. Un itinerario unitario potrebbe saldare in una rete della memoria nazionale tanti centri interni campani, compresi i più noti, protagonisti durante la famosa battaglia del Volturno del 1° ottobre 1860, l’ultimo decisivo scontro prima dell’Unità italiana e l’ultimo dei Mille, oggetto di una vasta letteratura e pittura garibaldina, come di non pochi film di autore.
Su delle alture dolci e silenziose, tra la natura mediterranea dei colli Tifatini, ad appena trenta chilometri da Napoli, sorgono due importanti luoghi della memoria unitaria, Caiazzo e Castel Morrone, la «Termopili d’Italia» di Garibaldi, dove, a parere dei protagonisti della giornata e degli storici più autorevoli, venne decisa la vittoria garibaldina. Cinque mesi dopo, il successo garibaldino al Volturno permetteva la costituzione dell’Unità nazionale (17 marzo 1861). Non distante dai Tifatini, c’è la città simbolo del Risorgimento per la ritrovata unità tra nord e sud del Paese, che fece da cornice ad uno degli avvenimenti tra i più importanti della storia italiana, l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II presso la Taverna della Catena, conteso tra Teano e Vairano Patenora.
La rete della memoria nazionale tocca Valle presso Maddaloni, Capua con S. Angelo in Formis, S. Maria Capua Vetere, dove gli scontri furono più accesi e decisivi, rispettivamente a cavallo dei ponti dell’acquedotto carolino, non lontano dalla basilica romanica o dal museo campano, dall’anfiteatro o dall’antico borgo di Triflisco di Bellona. Essa, poi, passa per Caserta, dove si lottò per la libertà e l’unità da San Leucio, non distante dal palazzo del Belvedere, alla medievale Casertavecchia, fino nel cuore del capoluogo, non lontano dalla reggia. L’antico castello di Limatola sul Volturno, il palazzo Golia di Aversa ed il palazzo Teti di S. Maria Capua Vetere ospitarono Garibaldi in quelle incerte quanto decisive giornate, come il palazzo d’Angri a Napoli. Furono tanti i personaggi presenti al Volturno, noti e meno noti, provenienti da ogni regione italiana ed anche dall’estero, che allora appoggiavano istanze ed interessi contrapposti, oggi possibile ponte d’accesso con le loro terre d’origine. La rete unitaria potrebbe spingersi fino al Garigliano, dove a fine ottobre presso il ponte a catena si ebbe un’aspra difesa del regno borbonico prima di Gaeta, intorno alla cui fortezza si consumò il lungo assedio e l’ultima battaglia del Risorgimento prima dell’Unità tra il corpo di spedizione sardo e quel che restava dell’esercito borbonico (novembre 1860 – febbraio 1861).
Il nodo di chiusura della rete della memoria nazionale, infine, dovrebbe coincidere con i centri di Casalduni e Pontelandolfo, simbolo della tragica stagione del brigantaggio meridionale, vittime nell’agosto 1861 di una delle più pesanti rappresaglie del Risorgimento da parte di un esercito regolare. Molti altri centri, allora più periferici negli avvenimenti unitari, potrebbero essere parte del progetto la «terra dell’Unità», come Piedimonte Matese ed i comuni vicini (Pontelatone, Roccaromana ed altri), immersi nel verde del massiccio del Matese, o come S. Tammaro, non lontano da Aversa e dalla reggia borbonica di Carditello.
L’Unità nazionale è un valore largamente condiviso. A distanza di tanto tempo, le figure dei vinti e dei vincitori vanno in esso inserite, nell’uno o nell’altro caso protagonisti della nascita della patria comune. In qualunque altro Paese del mondo questi luoghi della memoria nazionale, valorizzati e conservati, sarebbero meta di visite e pellegrinaggi, sede di incontri, spettacoli ed eventi anche rievocativi.
Questa rete dei luoghi della storia unitaria potrebbe costituire un «prodotto» innovativo, capace di duratura competitività e di produrre crescita e sviluppo, oltre a rafforzare la comune identità. Memoria, identità e sviluppo. Ancorare lo sviluppo ad una o più idee forti, proiettate nel tempo, spendibili su scala nazionale ed anche internazionale, capaci di attirare interesse per valorizzare tutte le ricchezze presenti sul territorio.
Una regione ricca di bellezze naturali ed artistiche, di tradizioni culturali, religiose e popolari, di una rinomata cucina e di prodotti agroalimentari tipici del territorio, renderebbe più facile l’attrazione di flussi turistici, puntando sulle proprie specifiche qualità, come su uno o più parchi storici, letterari ed ambientali. Coniugare sapere, sapori, tradizione ed ambiente.
Anziché «cancro sociale e culturale», come la definì un ministro, la nostra terra potrebbe divenire, anche nella memoria legata allo sviluppo, una risorsa per l’intero Paese. Occorre, tuttavia, creare una sinergia tra intuizioni e capacità organizzative. Con delle scelte, sapere costruire opportunità e speranza. Il territorio deve sapere puntare e scommettere su se stesso. L’intraprendenza dovrebbe avere la meglio sulla rassegnazione. Si potrebbe provare a divenire parte del mercato, anche di settore, anziché subire il mercato globale. La stagione della sfida per uno sviluppo legato alla memoria potrebbe essere largamente condivisa.

Alessandro Marra
storico dell’economia all’Università di Napoli “Federico II”

alessandro.esma@libero.it

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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