Una nostra amica ci chiede: “mi interessa conoscere la vostra posizione circa gli impianti di compostaggio, aerobici ed anaerobici , le centrali a biomassa/biogas…”
Quella che segue è un ‘po la nostra risposta…
Innanzi tutto il compostaggio è solo aerobico (producono il compost: un ammendante agricolo). Per i processi anaerobici si parla di biodigestori (producono biogas).
Nel settore rifiuti, così come in altri settori (per esempio quello energetico), le soluzioni che prospettiamo si basano sui paradigmi “piccolo è bello” e km0. Vediamo come, per i rifiuti, “piccolo è bello” si declina con piccoli impianti posti il più vicino possibile al produttore del rifiuto stesso in particolare per il riciclo della frazione organica. Così vicini e così piccoli che, spesso e volentieri, si possono annoverare come tecniche di riduzione a monte della produzione del rifiuto stesso. Riduzione perché il rifiuto, anche se prodotto, non viene conferito al sistema di gestione. Circa il trattamento della frazione organica suggeriamo una soluzione articolata che parte dal compostaggio domestico (albo compostatori comunale ecc.) e arriva ad impianti di dimensioni ridotte e di semplice gestione e controllo da parte dei cittadini. Ci riferiamo agli impianti di compostaggio comunitario che in Italia stanno timidamente diffondendosi (cfr wikipedia alla voce “compostaggio di comunità” o l’articolo di Fabio Musmeci su “Villaggio Globale”. I piccoli impianti di compostaggio sono da preferire, in genere, al trattamento anaerobico per varie ragioni. Innanzitutto vi è la questione, per l’anaerobico, di cosa fare con il digestato. Tipicamente questo viene sottoposto a compostaggio per poter essere utilizzato in agricoltura. E allora un doppio trattamento di cui la prima fase, di recupero energetico con il biogas, mostra una dubbia convenienza. Poi le dimensioni di questi impianti che, per essere economicamente sostenibili, sono piuttosto elevate e richiedono l’integrazione del rifiuto organico con materiale agricolo che finisce per essere coltivato appositamente come nelle centrali a biogas di cui gli impianti anaerobici sono la versione (e l’anticamera) basata sui rifiuti. Si tratta di culture energetiche (tipicamente mais) che sostituiscono le altre intorno all’impianto con una indebita commistione tra rifiuti e agricoltura. In proposito è’ interessante il filmato di report del 10/4/2011 che riporta casi, molto frequenti, di impianti a biogas che richiedono la riconversione del territorio a culture dedicate all’energia invece che all’alimentazione umana o zootecnica. Si aprono poi questioni enormi circa il mais transgenico, la Monsanto, i suoi erbicidi/pesticidi/brevetti, la vocazione agricola dei territori ecc.
Il confronto energetico, tra biogas e compostaggio, andrebbe fatto considerando anche i risparmi provenienti dal mancato utilizzo, con il compost, di altri ammendanti (magari chimici), dell’aumento della facilità di lavorazione del terreno, del sequestro di carbonio nel suolo, dalle necessità di trasporto all’impianto (azzerate nel caso di auto compostaggio) ecc. Un’ulteriore considerazione riguarda l’accettabilità sociale degli impianti. Il compost prodotto, nel caso di compostaggio di comunità, è riutilizzato dallo stesso produttore con una conseguente attenzione all’input del processo (che comunque è il proprio rifiuto o quello della propria comunità) e migliore qualità del prodotto. Le aggiunte di materiali (solidi e liquidi) richieste inevitabilmente da impianti anaerobici tolgono questa capacità di “controllo” rendendo più difficile l’accettazione da parte delle comunità. E’ infine da evidenziare che un apparente vantaggio dell’anaerobico sono i sussidi pubblici per la produzione energetica da fonti alternative (o assimilate sic!) che può a volte rendere questa scelta vantaggiosa economicamente. Alcuni, e noi tra questi, sostengono che i sussidi possono distorcere il mercato rendendo artificiosamente una tecnologia più competitiva di un’altra e nella nostra società, di certi sussidi, godano soprattutto i soggetti “forti”. Il compostaggio di comunità porta a dei risparmi ai cittadini e non degli incassi ai gestori! Per questo viene ostacolato dalle aziende di gestione rifiuti.
Infine un confronto tra i costi di investimento (cfr. per esempiohttp://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Relazione+Favoino.pdf) tra Compostaggio e “Digestione Anaerobica“, considerando le migliori tecnologie disponibili (BAT), mostra costi circa doppi per la digestione anaerobica per tonnellata annua trattata. Questa differenza diviene molto maggiore per impianti piccoli (come nel caso che vorremmo si diffondesse). Naturalmente la scelta tecnologica dipende molto dai casi specifici, le dimensioni, la vicinanza di un depuratore, gli attori, il territorio ecc. Restano comunque alcune occasioni in cui la digestione anaerobica resta da suggerire: essenzialmente quelle legate alla presenza di reflui della zootecnia per un pretrattamento a monte del compostaggio. Sempre comunque piccoli impianti…

Foto: Patate in un piazzale di un biodigestore: troppo grosse per il mercato alimentare…(Articolo pubblicato da “Fabio” tratto da Terre, Arte, Sostenibilità, Cultura http://www.terrre.it/?p=382 )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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