147 vittime accertate al campus universitario di Garissa in Kenya, dopo l’attacco dagli estremisti somali al Shabaab. La sofferenza, la preghiera e le parole di Papa Francesco

Kenya, strage di studenti cristiani. Il martirio nell'indifferenza degli Organismi internazionali

Nell’attacco al campus universitario di Garissa in Kenya alcune persone sono state decapitate dagli al Shabaab. Lo rende noto il

ministro dell’Interno kenyano, Joseph Nkaissery e lo rivelano testimoni a media africani.

Il gruppo estremista islamico somalo ha preso in ostaggio un gruppo di studenti. Lo riporta la Bbc online. Gli estremisti avrebbero separato gli studenti cristiani da quelli musulmani e rilasciato 15 studenti musulmani, ha detto un portavoce del gruppo. Le regioni del nord e dell’est del Kenya, ai confini con la Somalia, sono state spesso vittime di attacchi rivendicati dal gruppo islamista somalo al-Shabaab.

Nel 2013 Al-Shabab si era macchiato di una strage nel centro commerciale Westgate Mall di Nairobi, provocando decine di morti. Il mese scorso il gruppo ha rivendicato gli attacchi nella contea di Mandera, sul confine con la Somalia, in cui sono rimaste uccise 12 persone, incluse quattro che erano al seguito del governatore Ali Roba. Dati statistici forniti dalla polizia indicano che 312 persone sono rimaste uccise in attacchi sferrati da Al-Shabab in Kenya dal 2012 al 2014. Nello stesso periodo 38 persone sono morte e 149 sono rimaste ferite proprio a Garissa.

Sono fatto che atterriscono e ci fanno paura, descrivono un quadro fosco e  insanguinato che in molte parti del mondo si consuma tutti i giorni. I cristiani nel mirino di integralisti ed estremisti, senza difesa. Un martirio che il Papa non dimentica.

“Preghiera e vicinanza spirituale”, ma anche “condanna di questo atto di insensata brutalità”: è quanto si legge nel telegramma inviato – a nome di Papa Francesco – dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin al presidente della Conferenza episcopale del Kenya, cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, per le vittime della strage compiuta ieri nel Campus universitario di Garissa, che ha provocato la morte di 147 studenti e il ferimento di molti altri. Nel testo il Papa “prega per un cambiamento di cuore degli attentatori e esorta le autorità a raddoppiare gli sforzi per arrivare alla fine della violenza e salutare l’alba di una nuova era di fratellanza, giustizia e pace”.

“Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi – ha detto Francesco nell’omelia della messa celebrata nella basilica di San Pietro in Vaticano nella solennità della Domenica delle Palme – essi non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via”. Bergoglio ha ricordato così la persecuzione dei cristiani in Terra Santa e in altre regioni del Medio Oriente e dell’Africa.

“Possiamo parlare di un nugolo di testimoni, osserva il Papa citando un brano delle Sacre Scritture. “L’esempio di tanti uomini e donne che, nel silenzio e nel nascondimento, ogni giorno rinunciano a sé stessi per servire gli altri: un parente malato, un anziano solo, una persona disabile. Lo stile di Dio e del cristiano è l’umiltà, uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua mai! Umiliarsi è prima di tutto lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. In questa Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, ha proseguito il Santo Padre “noi andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà “santa” anche per noi”.

Pagine dedicate con una intervista a mons. Marchetto su il nostro tempo di domenica 5 aprile

Fonte: http://www.lavocedeltempo.it/

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

Advertisements