A causa della sua estrema fluidità e della sua estensione nel globo, l’acqua costituisce, insieme all’atmosfera, uno dei veicoli più importanti dell’ inquinamento ecologico.
Nonostante l’ imponente sviluppo delle reti stradali e il crescente utilizzo dei mezzi aerei, le vie d’acqua (soprattutto il mare ma anche le vie fluviali e lacustri) restano ancora quelle che assicurano i mezzi più economici e talora insostituibili per il trasporto delle merci. Basta pensare al trasporto dei carburanti dai centri di produzione ai centri di lavorazione e di consumo.Oltre che come via di comunicazione, l’uomo ha sempre utilizzato il mare come un grande scarico naturale, ma per millenni ciò non ha comportato danni molto gravi. Fino ad un centinaio di anni fa i fiumi, insieme ai materiali strappati alle rocce, immettevano in mare le sostanze organiche contenute nelle acque residuali urbane che contenevano sostanze organiche e batteri. Le sostanze organiche non erano troppo abbondanti e giunte al mare venivano rapidamente riutilizzate come nutrimento dagli organismi del plancton. I batteri venivano diluiti e non riuscivano a sopravvivere a causa della salinità e della temperatura. I rifiuti industriali erano relativamente poco dannosi essendo costituiti quasi esclusivamente da sostanze biodegradabili e da pochi elementi metallici. La capacità depurativa del mare superava la capacità inquinante delle sostanze immesse. Oggi la situazione è profondamente mutata: nell’ultimo secolo la popolazione mondiale è cresciuta enormemente e si è andata concentrando nelle aree urbane. Gli scarichi organici di produzione umana si sono notevolmente accresciuti. Gli stabilimenti industriali si sono moltiplicati e nell’elenco dei loro rifiuti sono entrate sostanze chimiche artificiali non trasformabili, derivate dalla lavorazione delle materie plastiche, delle fibre sintetiche, di detergenti, insetticidi e pesticidi. Ai metalli tradizionali se ne sono aggiunti altri spesso molto tossici come il mercurio, il cadmio, il nichel, lo zinco, il cromo, l’arsenico. Continua a leggere

Caserta-(di Nunzio De Pinto) La contaminazione delle acque in Campania causa l’obsolescenza degli allacci e delle derivazioni cittadine è un fatto balzato alla ribalta della cronaca soprattutto grazie alle analisi del Naval Hospital di Napoli, istituto medico al servizio della Marina degli Stati Uniti, che ha voluto controllare lo stato  dei rubinetti dei suoi dipendenti di stanza in Italia. Ma se il controllo delle fontane di 48 case su 150 occupate dai marine lasciano scorrere colibatteri e coliformi, come evidenziato dagli esami batteriologici effettuati, le rare analisi chimico fisiche fatte sull’acqua di falda denunciano la presenza di metalli pesanti quali fluoruri, cadmio,ferro, mercurio. “È in atto un pericoloso attacco ai giacimenti idrici sotterranei di cui la provincia di Caserta è tradizionalmente ricca” denunziano Pasquale COSTAGLIOLA e Lorenzo TESSITORE (nella foto 2, autore Andrea Pioltini), entrambi esponenti del ComEr. “Un pericolo determinato dai rifiuti che in superficie rilasciano elementi inquinanti che penetrano in profondità. Secondo dati ufficiali dell’Arpa Campania, solo il 18 per cento delle acque sotterranee presenta una qualità ‘elevata’, a fronte di un 40 percento definita ‘scarsa’”. Per Pasquale Costagliola: “La discarica Lo Uttaro (foto 1 in alto) è un esempio di compromissione delle falde. La presenza di un mare di percolato è stato denunciato da circa un anno dalle associazioni e le foto scattate in questi giorni mostrano come l’infiltrazione abbia captato in basso molto del liquido che era in superficie. Come tutti sanno nella discarica Lo Uttaro” erano stati sversati elementi chimici come idrocarburi in gran quantità e metalli pesanti. Un fatto rilevato dalle autorità giudiziarie che commissionarono analisi ad istituti specializzati e tecnici qualificati come il professore De Rosa. Agli atti” – ha proseguito Costagliola – “vi sono le analisi della Recam laboratorio di Modena e si ha conoscenza dei controlli operati dal Genio Militare fatti su richiesta di Gianni De Gennaro, quando era commissario Continua a leggere

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