mastemilio-u-ferracavallSe n’è andato a 93 anni un importante uomo-simbolo degli antichi mestieri locali
I tantissimi concittadini presenti ai funerali hanno potuto vedere per l’ultima volta la sua incudine

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Il 1° febbraio di quest’anno 2017 sarà scritto nelle pagine di storia grazzanisana come il giorno della fine terrena dell’ultimo maniscalco, Emilio Nardelli. Singolare uomo-simbolo degli antichi mestieri locali, mast’Emilio ‘u ferracavall’ è venuto a mancare alla veneranda età di 93 anni, lasciando nel dolore la moglie Martella, la sorella Girolama, i molti familiari, tanti concittadini e pure alcuni superstiti suoi amici ed estimatori di altri paesi dove egli, in oltre 70 anni di attività, ha lavorato, con la serietà e l’impegno che lo hanno sempre distinto. Era espertissimo, mast’Emilio, nell’impiantare i ferri a U …portafortuna e sapeva tant’altro della vita del nobile cavallo e di altri animali ai quali assestava i metallici zoccoli. Notissimo nei Mazzoni per la sua precisione, per il carattere schivo, talora severo, e per la bontà d’animo. Figlio d’arte, suo padre Antonio gli aveva insegnato tutti i segreti ed egli nel tempo seppe perfezionare le tecniche con vero talento. Mentre i due fratelli si dedicarono ad altre fatiche – Michele operaio e Peppe insegnante – mast’Emilio volle raccogliere con fierezza l’eredità paterna spendendovi le migliori energie. Non lo si vedeva a feste o a raduni politici, ma non fu misantropo, anzi credeva profondamente nel rispetto umano e nella vicendevole solidarietà. Quando trovava tempo libero, le sue uscite ‘ncopp’ ‘o pont’ ‘e Razzanise gli bastavano per incontrare gli amici, fra i quali sopra tutti Giuann’ ‘u mulinar e Gennarino Bisesto: il primo lo ha preceduto, anni fa, nel volo all’Aldilà, dopo aver chiuso il mulino che aveva a Via Cesare Battisti; Gennarino, appassionato carabiniere in pensione, per sua fortuna rimane l’unico in buona salute del vecchio capannello che si formava nei pressi del bar Sport di Ludovico D’Abrosca, già ‘e zi’ ‘Ntunino.
Alle ore 15 di giovedì 2 febbraio i funerali: il mesto corteo, partito dalla casa avìta di Via Nazario Sauro, s’è

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mosso in direzione della chiesa dell’Annunziata, dove padre Francesco Monticelli ha officiato il rito funebre, prima chiedendo però ai partecipanti di non discorrere “del più e del meno” già durante il cammino e specialmente nei sacri momenti della celebrazione eucaristica, ma di pregare e pregare, seppur solo ripetendo, a nome del defunto, l’invocazione “Signore, solleva l’anima mia!”. Essi, tuttavia, avevano già avvertito un tenero sussulto, osservando per l’ultima volta l’incudine che troneggiava nel cortile: mast’Emilio l’aveva lasciata là, in bella mostra, quando smise di lavorare: a lui serviva guardarla, quasi contemplarla, per ricordare ogni giorno il sudore versato, le migliaia e migliaia di zoccoli infuocati battuti, le occupazioni e preoccupazioni che avevano riempito la sua esistenza. Oltre al manifesto di famiglia, è stato affisso il manifesto del direttore e del personale dell’ufficio postale, in segno di condivisione del lutto che ha colpito la nipote Concetta, figlia di suo fratello Michele.
Chi sa vivere sa anche morire e, in quest’alveo, una curiosità: mast’Emilio è morto con un solo anno di anticipo rispetto alla scadenza della sua carta d’identità timbrata al 22 gennaio 2018, ma soltanto perché Dio gli ha don direzione della chiesa dell’Annunziata, dove padre Francesco Monticelli ha officiato il rito funebre, prima chiedendo però ai partecipanti di non discorrere “del più e del meno” già durante il cammino e specialmente nei sacri momenti della celebrazione eucaristica, ma di pregare e pregare, seppur solo ripetendo, a nome del defunto, l’invocazione “Signore, solleva l’anima mia!”. Essi, tuttavia, avevano già avvertito un tenero sussulto, osservando per l’ultima volta l’incudine che troneggiava nel cortile: mast’Emilio l’aveva lasciata là, in bella mostra, quando smise di lavorare: a lui serviva guardarla, quasi contemplarla, per ricordare ogni giorno il sudore versato, le migliaia e migliaia di zoccoli infuocati battuti, le occupazioni e preoccupazioni che avevano riempito la sua esistenza. Oltre al manifesto di famiglia, è stato affisso il manifesto del direttore e del personale dell’ufficio postale, in segno di condivisione del lutto che ha colpito la nipote Concetta, figlia di suo fratello Michele.
Chi sa vivere sa anche morire e, in quest’alveo, una curiosità: mast’Emilio è morto con un solo anno di anticipo rispetto alla scadenza della sua carta d’identità timbrata al 22 gennaio 2018, ma soltanto perché Dio gli ha donato un anno in più di meritata felice eternità.
La scomparsa dell’ultimo maniscalco ha segnato un nuovo spartiacque nel lavoro a Grazzanise, lo stesso che si avvistò allorché si spensero Luciano ‘u spazzin, l’ultimo banditore, Carzo’, femmena ‘e campo, zi’ Aitano ‘o sciér’, l’ultimo sterratore, zi’ Pepp ‘a vamman’, decano dei falegnami, Pepp’ berolin, il calzolaio-poeta-maestro di satira stupenda, ed altri instancabili lavoratori d’un’ epoca che non è più. Alle giovani generazioni comunque resta l’eredità ideale che quegli uomini e quelle donne degnamente interpretarono, nei tempi dell’educativa miseria e della privazione, con generoso spirito e …poche parole. (Articolo a cura del giornalista Raffaele Raimondo)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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