altieri agronomo 2RICHIESTA DI SEQUESTRO CAUTELARE A CARATTERE NAZIONALE E SOSPENSIONE DEI PAGAMENTI (TRUFFE) AGRO-AMBIENTALI REGIONALI CHE NE SOSTENGONO L’USO.
di Giuseppe Altieri, Agroecologo

Il Parlamento Ue ha approvato una “risoluzione” NON VINCOLANTE, per consentire altri 7 anni di avvelenamento assurdo con il disseccante Glifosate, cancerogeno secondo l’istituto di ricerca sul cancro (IARC) dell’OMS di LIONE… !?
E allora?
Carta straccia o poco più… in quanto il parlamento europeo può mettere un veto a una decisione della commissione, ma la decisione di mantenere o meno altieri agronomo 1la registrazione del Glifosate sta in primis alla Commissione UE, che dovrà pronunciarsi a breve, sperando che stavolta si applichi il Principio di Precauzione, ovvero la Legge Europea.

In ogni caso, ciò non significa che il glifosate si possa e si potrà usare, immettendolo nell’ambiente e sulle coltivazioni italiane, come purtroppo accade da circa 40 anni.
Così come è avvenuto per gli ogm, con tanto di pronunciamento della Corte Costituzionale che ne ha vietato la “coesistenza” in italia, legittimando il divieto di coltivazione regionale e nazionale.

Si ricorda sempre che la comunità europea può stabilire solo il livello minimo di tutela ambientale, sotto al quale non si può andare, mentre quello massimo e di precauzione viene stabilito comunque dagli stati membri (Sovranità Ambientale e Sanitaria).
Pertanto, lo Stato Italiano deve vietare il Glifosate, per i motivi di Precauzione e salvaguardia Nazionale.
Anzi, per la precisione…

IL GLIFOSATE E’ CANCEROGENO, OVVERO GIA’ VIETATO

Il Glifosate (come molti altri Pesticidi, es. il Chlorpyriphos) è “di fatto” in ogni caso vietato, in quanto la sua “probabile cancerogenicità” è incompatibile con la vendita e l’uso dello stesso veleno chimico in Italia, per motivi costituzionali e di legislazione derivata, ai sensi delle norme fitosanitarie di registazione e del D.lgs 150/2012 (recepimento direttiva UE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari).
Così come dovrebbe essere in tutta Europa.
Se il glifosate è definito “probabilmente cancerogeno” dallo IARC (OMS) istituto medico di Ricerca sul cancro di Lione, tale probabilità non dipende dalla sostanza ma dalle vittime, più o meno sensibili e/o sfortunate, nell’incontrarlo ed assumerlo attraverso l’acqua o gli alimenti, i vestiti, i tampax… (da cotone OGM), ecc.
Ma le norme costituzionali non possono riferirsi a un gioco d’azzardo, o a una “roulette russa”… bensì alla tutela precauzionale.

Pertanto, anche se l’EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare) ha dato un parere successivo di “non probabile cancerogenicità” dello stesso Glifosate (basandosi questa volta su una relazione tedesca sui dati forniti per lo più dalle multinazionali che lo producono),
dal momento che siamo in regime europeo di applicazione del principio di precauzione, base del trattato dell’Unione,
tra i due pareri bisogna prendere in considerazione quello cautelare e in ogni caso più rappresentativo, in quanto derivante da una struttura sanitaria (OMS), bandendo immediatamente l’impiego del prodotto in questione, in Italia come in europa.

IL GLIFOSATE COME TUTTI I DISSECCANTI TOTALI E’ INCOMPATIBILE CON L’AGRICOLTURA INTEGRATA, OGGI OBBLIGATORIA SU TUTTO IL TERRITORIO ITALIANO

Le tecniche di agricoltura integrata, oggi obbligatorie su tutto il territorio nazionale, non contemplano la possibilità di uso di disseccanti chimici in quanto si impone l’uso prioritario delle tecniche sostitutive di tipo meccanico, ovvero il taglio dell’erba sotto le colture arboree o il suo interramento prima della semina di quelle erbacee, il pirodiserbo, e/o le altre tecniche alternative disponibili.
Non serve a nulla disseccare l’erba se non a provocare enormi danni generali per il territorio e la salute umana e animale.

IL GLIFOSATE E’ PRECAUZIONALMENTE VIETATO IN QUANTO E’ ANCHE UN SOSPETTO INTERFERENTE ENDOCRINO

– Inoltre, numerose ricerche sospettano che il Glifosate sia un interferente endocrino come diversi altri Pesticidi chimici.
Pertanto, in applicazione del Principio di precauzione, esso dovrebbe essere vietato anche ai sensi di un altro regolamento europeo del 2009.
Il Regolamento (CE) n 1107/2009 ha introdotto nuovi criteri per l’approvazione delle sostanze attive nei pesticidi, tra cui l’esclusione dall’utilizzo di sostanze con attività endocrina (interferenti endocrini)
EFSA ha cominciato (sua sponte) a valutare 41 principi attivi valutati fra il 2014 e 2015, individuando aspetti preoccupanti per 15 di essi
http://www.efsa.europa.eu/en/supporting/pub/867e
Un riassunto in italiano di questo importante documento è sul sito ISS
http://www.iss.it/inte/index.php?lang=1&id=304&tipo=5

NB:
Attenzione poi ad altri disseccanti già presenti in commercio e pericolosi quanto il glifosate, tutti vietati in quanto incompatibili con gli obblighi di agricoltura integrata.

A seguire una relazione tecnico-giuridica per i comandi forestali locali e nazionali con foto allegate.

Relazione tecnica sulla INUTILITA’ e sui DANNI SOCIALI E AMBIENTALI dalle irrorazioni con Glifosate o altri disseccanti totali per usi agricoli ed extragricoli
(a cura del Prof. Giuseppe Altieri)

REGIONE UMBRIA
allego le foto dell’impiego di Disseccanti totali, loc Duesanti – Todi lungo la strada principale direzione bastardo-foligno
ALTRE IRRORAZIONI LOCALI
Verificare le evidenti irrorazioni anche la zona di Castel Vecchio, Comune di Massa Martana, e lungo la strada collinare da Castel Rinaldi verso Todi e in generale in tutti i comuni Umbri e nel resto d’Italia

– In prima analisi, risulta immediatamente sanzionabile il mancato rispetto della distanza minima di sicurezza prevista dalle norme nazionali per l’uso di Prodotti Fitosanitari (50 metri sanciti dalle sentenze dei TAR sui regolamenti intercomunali e comunali in diverse zone d’Italia).
Anche se per determinare l’assenza di deriva chimica, imposta dalle norme di legge, non sono di certo sufficienti 50 metri di fascia di rispetto.

INCOMPATIBILITA’ TECNICA ED AGROECOLOGICA DEI DISSECCANTI TOTALI CON L’USO RAZIONALE DEL SUOLO

– Va rilevata inoltre l’inutilità tecnica dell’intervento chimico con disseccanti totali, che anticipa l’interramento dell’erba stessa con attrezzature meccaniche, prima della semina primaverile o autunnale. Tale intervento chimico è assolutamente irrazionale (Violazione Art. 44 della Costituzione) e incompatibile con le norme di agricoltura integrata obbligatorie, le quali prevedono l’impiego prioritario del mezzo meccanico e non di quello chimico.

DANNO PAESAGGISTICO-AMBIENTALE ED IDROGEOLOGICO

– L’uso dei disseccanti totali comporta un notevole danno paesaggistico-ambientale diffuso nel territorio della regione Umbria (mancata tutela Art. 9 della Costituzione), così come in tutta Italia.
I disseccanti agenti “arancio”, oltre al danno psicologico visivo che influisce negativamente sull’indotto turistico ed agrituristico, alterano l’equilibrio degli ecosistemi agricoli, a danno degli organismi utili e della biodiversità in generale, il cui incremento, invece, dovrebbe essere oggetto prioritario delle politiche agro-ambientali regionali, nazionali ed europee.

– Le colline risultano completamente morte e devastate, con biodiversità azzerata per alcuni mesi (tra l’altro nei periodi autunnali e primaverili più piovosi) e da quando si è diffusa questa pratica incivile e pericolosa, le strade si sono dissestate per erosione e smottamenti a valle delle stesse, causati dalla mancata copertura vegetale e dalla conseguente progressiva riduzione dell’humus dei terreni, che non trattengono più l’acqua (l’humus trattiene acqua fino a 10 volte il suo peso, ndr).

– Se si pensa all’enorme e drammatica diffusione di tale pratica a livello Regionale, Nazionale e Mondiale, risulta molto grave l’incremento dell’effetto serra, per l’annullamento della fotosintesi, con mancata fissazione del carbonio nei momenti di maggiore potenzialità per le condizioni stagionali (autunno e primavera, in cui la disponibilità idrica e le temperature sono ottimali) e per la perdita dell’humus con conseguente emissione ulteriore di CO2 nell’atmosfera, a causa anche dello squilibrio microbiologico del suolo, provocato dai disseccanti totali.
Ciò viola il protocollo di kyoto e i recenti accordi di Parigi.
Danni micro-climatici complessivi diretti si ripercuotono anche sull’agricoltura e l’ambiente locale.

– Ne consegue il mancato rispetto dell’Art. 44 della Costituzione italiana che prevede lo sfruttamento razionale della fertilità dei suoli e la sua tutela per le generazioni future, attraverso la regolazione dell’attività agricola ai fini sociali.

– L’irrorazione extra-agricola lungo i bordi stradali, pratica piuttosto comune anche se illegittima (trattandosi di luoghi di pubblico passaggio con evidenti rischi sanitari per la popolazione), non fa altro che aggravare la situazione, predisponendo ulteriormente le strade ai fenomeni erosivi idrici.

– Un dissesto idrogeologico su vasta scala e sempre più grave con notevoli costi per la collettività e conseguenze drammatiche per il sempre maggior numero di vittime complessive degli allagamenti da “bombe idriche”, ormai all’ordine del giorno in occasione degli eventi meteorici.

DANNI TOSSICOLOGICI E SANITARIE (Violazione del Diritto Costituzionale alla tutela della salute e dell’ambiente – Art. 9, 32 Cost.).

– Le irrorazioni Agricole con disseccanti e altri Pesticidi chimici comportano danni tossicologici ai cittadini che camminano o viaggiano in auto, moto, bicicletta, per l’inalazione e il contatto coi residui derivanti dalle derive dai campi limitrofi lungo le strade di pubblico accesso. Strade e case, giardini dove giocano bambini, ecc. che non possono essere interdette con “tempi di rientro” come previsto per i campi coltivati in cui si usano pesticidi, nei quali agli operatori è vietato l’accesso per alcuni giorni dopo i trattamenti…
i luoghi pubblici e privati devono essere sempre e costantemente di libero accesso….

– Sussistono inoltre rischi acuti per i raccoglitori di erbe spontanee sia nei campi irrorati che per le derive, in particolare se le essenze vengono raccolte prima della manifestazione dei sintomi di disseccamento (che si evidenziano normalmente dopo una settimana dall’irrorazione), quando la concentrazione della sostanza tossica nei vegetali risulta maggiore.

Conseguenti i danni per la popolazione umana, vittima di intossicazioni più o meno gravi (il Glifosate altera anche l’equilibrio della flora microbica intestinale) e per agli animali selvatici e domestici che vanno a leccare l’erba, attratti anche dal sapore dolciastro del disseccante. Vedasi, in tal senso, le statistiche veterinarie di incremento dei casi di morte improvvisa ed intossicazioni animali, oltre che dei tumori (effetti cronici).
Molte specie selvatiche vengono uccise direttamente da tali irrorazioni, per gli effetti tossici e per la perdita dell’habitat riproduttivo.

– Continuo è l’incremento dell’inquinamento delle falde acquifere e delle acque potabili e minerali (è necessario aumentare i controlli locali geo-analitici) e l’Umbria è ai primi posti per i residui chimici nei corpi idrici, con circa il 95% dei campioni esaminati inquinati da Pesticidi.
Vedasi a tal proposito il rapporto ISPRA 2016 sui pesticidi nelle acque, laddove il Glifosate e il suo metabolita AMPA (di parziale ed incompleta degradazione) risultano i principali inquinanti persistenti nelle acque superficiali e profonde, nelle regioni dove sono stati effettuati i controlli.
E’ necessario verificare lo stato dei controlli (in Umbria come in tutte le altre regioni) e le eventuali omissioni dagli obblighi di legge da parte delle ARPA e degli altri organi di controllo, anche ai sensi della legislazione penale in materia ambientale (legge 68/2015).

– Per i residui chimici sempre maggiori di Glifosate, rilevati nelle acque come nei prodotti agroalimentari, risulta un incremento generale degli effetti cronico degenerativi e cancerogeni per gli esseri umani (leucemie, linfoma non Hodgkin, celiachie, tumori e altre patologie croniche correlate al Glifosate), con violazione dell’Art. 32 della Costituzione.
La contemporanea presenza di più residui chimici nelle acque a negli alimenti (sono circa 220 le sostanze chimiche rilevate in Italia nelle acque) comporta inoltre un aggravamento dell’effetto tossico di ogni singola sostanza chimica, in una sinergia negativa che moltiplica i danni sanitari a carico del Dna (effetti genetici ed epigenetici), come del sistema ormonale e immunologico umano, oltre che per gli organi bersaglio in cui si accumulano i diversi residui.

Tutto ciò ha un costo sociale pesantissimo per l’Italia che mentre spende almeno 100 miliardi all’anno per le malattie cronico-degenerative, oggi ha raggiunto il triste record mondiale dei tumori infantili (OMS), perdendo almeno 8 anni di aspettativa di vita sana nell’ultimo decennio (Eurostat), con un crollo dell’Aspettativa di vita e un incremento drammatico della mortalità per patologie degenerative.

– E bene a questo punto segnalare la mancanza di informazione degli agricoltori e dei conto-terzisti sul pericolo del prodotto Glifosate, i quali risultano le prime vittime di una pubblicità ingannevole delle ditte produttrici che hanno dichiarato per anni in etichetta che il prodotto Glifosate è biodegradabile, mentre non lo è. Infatti lo stesso prodotto è quello più rilevato come inquinante delle acque superficiali e profonde in Italia.

– Conseguente è l’enorme danno erariale per la spesa sanitaria nazionale a causa delle malattie cronico degenerative conseguenti all’uso di tale sostanza. E’ necessaria un’azione di risarcimento nei confronti delle ditte produttrici per “pubblicità menzognera e ingannevole”, così come è avvenuto in Francia, laddove sono state sanzionate pesantemente, sulla presunta biodegradabilità del Glifosate

DISTRAZIONI DI RISORSE AGROAMBIENTALI EUROPEE ATTRAVERSO UNA FALSA AGRICOLTURA INTEGRATA A BASE DI DISSECCANTI CHIMICI (Truffa Comunitaria sui PSR Regionali 2007-2013 e precedenti)

– La Regione Umbria, come altre regioni italiane, da molti anni erogano notevoli risorse economiche agli agricoltori per il rispetto di disciplinari “fittizi” di presunta agricoltura integrata, che hanno compreso e comprendono ancor oggi l’uso del Glifosate in pre-semina, o sotto le coltivazioni arboree, sostituendo il controllo meccanico, che dev’essere invece obbligatorio nell’Agricoltura integrata, anche ai fini della giustificazione dei maggiori costi per l’ottenimento dei pagamenti agroambientali, a fronte di un beneficio sociale e sanitario concreto e misurabile.

Ciò comporta un danno erariale (miliardi di €), ambientale e sanitario, per la “distrazione di risorse comunitarie” che sono state destinate prima all’agricoltura integrata all’interno dei precedenti Piani di Sviluppo Rurale 2000-2006 e 2007-2013 ed oggi alle misure agro-climatico-ambientali (PSR 2014-2020).

L’impiego di disseccanti chimici totali non è conforme ai criteri europei di agricoltura integrata, regolati dalla Decisione CE del 30-12-1996, All. 1 – Norme OILB sulla difesa integrata, parte sostanziale della Produzione Integrata (ai sensi del D.lgs.150/2012), le quali prevedono l’impiego obbligatorio e prioritario dei mezzi meccanici come di tutte le tecniche sostitutive dei mezzi chimici che siano disponibili e regolarmente registrate al commercio per gli usi fitosanitari specifici e pertanto reputate efficaci (varietà resistenti, mezzi tecnici biologici, meccanici, fisici, naturali, ecc.).
E non di certo l’uso dei Disseccanti chimici totali al posto delle lavorazioni meccaniche !!

Tali norme, seppur immediatamente applicative, non sono mai state rispettate dai disciplinari di produzione integrata delle regioni italiane, i quali includono addirittura l’uso dei disseccanti chimici totali, in piena illogicità. Disciplinari attraverso cui per un ventennio sono stati distribuiti miliardi di € a fronte di un continuo e drammatico peggioramento nell’uso di prodotti chimici in Italia, in primis dei disseccanti stessi.

– Sul tema si è espressa chiaramente la Corte dei Conti UE con nota n.3/2005 e n.7/2011 sulla spesa agroambientale europea, laddove viene duramente censurata la distribuzione dei pagamenti agroambientali agli agricoltori senza contropartita in termini di benefici sociali, sulla base di “…presunte riduzioni di inputs chimici…”, regolate da disciplinari di Agricoltura Integrata ampiamente permissivi nell’uso di moltissimi Pesticidi chimici di sintesi, addirittura superiore al normale impiego nell’agricoltura convenzionale, senza obbligo di impiego prioritario delle tecniche sostitutive, con …”controlli inconcludenti e basati su autodichiarazioni dei beneficiari”…

Addirittura, con una deroga assolutamente illogica nel 2014 la regione Umbria ha consentito di impiegare i disseccanti totali a base di glifosate in “pre-raccolta” dei cereali, percependo i pagamenti agroambientali. Pratica pericolosissima per la salute dei consumatori in quanto aumentano i residui chimici nei raccolti che sono alla base della dieta mediterranea.
Ci si chiede come sia possibile che, proprio con l’entrata in vigore dell’obbligo di agricoltura integrata nel 2014, la commissione interministeriale (Ambiente, Salute, Agricoltura) sui Prodotti Fitosanitari consenti tale pratica incivile, inutile e pericolosissima.
E come sia possibile erogare addirittura finanziamenti pubblici derivanti dalle tasse dei cittadini e destinati per l’esatto opposto, ovvero alla sostituzione dei Pesticidi, a chi applica tale barbarie chimica.

Gli agricoltori biologici dell’Umbria e della Toscana hanno inoltrato rispettivi ricorsi ai TAR, nel merito dei pagamenti e disciplinari di agricoltura integrata, il primo in corso di appello al Consiglio di Stato, quello della Toscana in attesa di Sentenza, con interventi ad Adiuvandum di associazioni come Medicina Democratica ed Unione Produttori Biologici (UP BIO), a carattere nazionale.

– In sostanza, il disseccamento delle erbe, che precedentemente non veniva mai effettuato in Umbria, è una pratica la cui introduzione risale ad una quindicina di anni fa, una cattiva abitudine praticamente “sovvenzionata dalle misure agroambientali europee”, nell’ignoranza generale sui gravi pericoli conseguenti.

– L’uso dei disseccanti ha comportato inoltre un incremento delle patologie delle piante (vedasi in primis l’incremento delle septoriosi, e ruggini dei cereali), per la distruzione degli equilibri microbiologici dei terreni, con conseguente maggior uso di pesticidi sui cereali, che rappresentano la base della dieta umana ed animale. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre più frequenti e continue le deroghe al maggiore uso di fungicidi chimici tossici e pericolosi per la salute, autorizzati dal servizio fitosanitario regionale dell’Umbria. Oltretutto, con scarsi risultati tecnici in quanto gli interventi vengono prescritti ed effettuati solo a seguito della manifestazione dei sintomi (con danno in atto) e non in modo preventivo e con prodotti innocui (rameici e zolfo)… così come prevedono le norme di agricoltura integrata obbligatorie per i Cereali.

NUOVA LEGISLAZIONE SULL’ USO SOSTENIBILE DEI PRODOTTI FITOSANITARI (D.lgs. 150/2012) E OBBLIGO DI AGRICOLTURA INTEGRATA

– In ogni caso, dal 2014, con l’entrata in vigore dell’obbligo di agricoltura integrata su tutto il territorio nazionale (con il D.lgs. 150/2012), questa forma di agricoltura non è più finanziabile dai fondi disponibili nei nuovi PSR 2014-2020, che hanno proprio per questo cambiato denominazione da “Agricoltura Integrata” a misure “Agro-climatico-ambientali” (Misura 10 dei PSR 2014-2020).
Infatti l’Agricoltura Integrata non può più rientrare nei pagamenti europei che secondo i Regolamenti comunitari riguardano esclusivamente impegni facoltativi degli agricoltori, i quali devono fornire servizi agro-climatico-ambientali aggiuntivi agli obblighi di legge e misurabili in termini di indicatori ambientali.
Tra gli indicatori dei risultati ambientali i principali sono l’inquinamento delle acque e lo stato sanitario della popolazione, entrambi invece come noto drammaticamente peggiorati in Italia.
Nel contempo, per lo stesso motivo di obbligo di legge, dal 2014 devono essere interrotti anche i pagamenti agroambientali per l’agricoltura integrata riferiti agli impegni quinquennali assunti dagli agricoltori con il precedente PSR 2007-2013, che si trascinano negli anni.

ULTERIORE DISTRAZIONE DI RISORSE AGRO-CLIMATICO-AMBIENTALI EUROPEE NEI PSR 2014-2020 ED OSTACOLO ALLO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Invece, la Regione Umbria (come altre regioni) si è “inventata” una sotto-misura (Mis. 10.1.1), denominata “adesione ai disciplinari di agricoltura integrata”, prorogando e peggiorando di fatto la situazione precedente, con un bando di adesione per un impegno quinquennale aperto nel 2015 sul nuovo PSR 2014-2020.
Bando impugnato al TAR dagli agricoltori Umbri e da alcune associazioni mediche e ambientali.
L’impegno agro-climatico-ambientale con relativo pagamento di un compenso non può infatti essere attivato per il rispetto degli obblighi di legge sull’agricoltura integrata, oltretutto falsificata nei contenuti in quanto regolata da disciplinari che consentono la distruzione delle erbe con disseccanti totali e uso di Pesticidi chimici superiore al normale impiego comune.

Non soddisfatta di ciò, la regione Umbria ha addirittura vietato il passaggio di impegno dalla misura (illegittima) per l’Agricoltura integrata a quella per l’Agricoltura Biologica (Mis. 11 del PSR 2014-2020), la più importante del PSR, essendo la coltivazione biologica l’azione a beneficio ambientale maggiore, e proprio per questo definita obbligatoria e prioritaria dai regolamenti europei di sviluppo rurale.
Nonostante tale passaggio sia consentito ed auspicato dai regolamenti comunitari, con obiettivo di massima adesione all’Agricoltura Biologica.
Infatti il Regolamento UE 1305/2012 all’Art. 28, p.to 8, afferma che …il sostegno nell’ambito della presente misura (Mis. 10 Agro-climatico-ambientale, ndr), non può essere concesso per impegni che beneficiano della misura “agricoltura Biologica”… Ciò in quanto per l’Agricoltura Biologica è prevista un’apposita misura di sostegno (Mis 11). E non che non si possa passare da un impegno agroclimatico ambientale a quello per l’Agricoltura Biologica.
Tale situazione era stata già chiarita dalla Commissione europea, intervenuta sulla Regione Umbria nel 2011, dal momento che nel 2010 gli uffici regionali dell’Agricoltura avevano negato l’adeguamento dei pagamenti agroambientali ad aziende che erano passate dall’Agricoltura integrata all’impegno in agricoltura biologica. Dal 2011 la Regione Umbria ha sempre consentito tale passaggio con avvio di un nuovo impegno quinquennale in agricoltura biologica.
E’ chiaro invece oggi il tentativo illegittimo della regione Umbria di “incastrare gli agricoltori” in un impegno quinquennale illegittimo nell’Agricoltura integrata, che consente di ottenere contributi esentasse e a fondo perduto senza contropartita ambientale, a fronte di un uso di pesticidi in quantità elevate ed illegittime.
In pratica un finanziamento dello “status quo”… con possibilità di ulteriore peggioramento agroambientale.

Invece, l’agricoltura biologica dovrebbe risultare conveniente per tutti gli agricoltori, dal momento che il corretto recepimento dei Regolamenti Europei prevede per chi aderisce agli impegni di coltivazione biologica (introduzione e mantenimento) il pagamento del servizio sociale fornito alla collettività, attraverso la compensazione delle:
– mancate produzioni (è riconosciuto il 30-40% di calo medio delle rese di coltivazione dei terreni)
– maggiori costi di produzione, per manodopera e mezzi tecnici biologici e meccanici, ecc.
– cui si aggiungono un 20% per le burocrazie del sistema di certificazione biologica (costi di transazione),
– più un 30% per le azioni collettive di più aziende agricole biologiche, esempio territori comunali biologici, per i conseguenti immensi benefici territoriali.

I Pagamenti Agroambientali per l’Agricoltura Biologica secondo i regolamenti europei devono rendere massima possibile l’adesione delle aziende agricole a tele sistema di coltivazione che, in sostanza, deve risultare conveniente per legge per tutti gli agricoltori, visti gli enormi benefici sociali del servizio fornito.
Mentre, invece, numerose aziende agricole, che hanno intenzione di riconvertire i terreni alla coltivazione biologica vengono oggi ostacolate dall’imposibilità di adeguare il pagamento agroambientale corrispondente alle effettive necessità e ai diritti legittimi.

Considerando inoltre che i Pagamenti Agroambientali riferiti all’Agricoltura Biologica (Misura 11 dei PSR Regionali 2014-2020), sono già spesso fortemente sotto-commisurati, in particolare per i Vigneti, per le Coltivazioni nelle aree intensive (laddove è massimo l’uso dei mezzi chimici), per quelle orto-frutticole (molto soggette ad uso di prodotti chimici di sintesi e pertanto più pericolose per la salute) e per il Tabacco, che ha un fortissimo impatto sul territorio circostante.
Pagamenti che pertanto dovrebbero essere opportunamente adeguati alle effettive necessità reali, sancite dalle norme e Regolamenti europei di sviluppo rurale.

Si riporta a tal proposito, l’osservazione recente della Commissione UE al PSR della regione Basilicata… (omissis)
“….50. CALCOLO DEI PREMI: per quanto concerne le misure 10 e 11, la sezione relativa all’importo dell’aiuto dovrebbe indicare chiaramente se i premi compensino in tutto o in parte il mancato guadagno e i costi aggiuntivi… Questa opzione è possibile solo se la compensazione parziale non pregiudica l’eventuale partecipazione dei beneficiari all’ operazione e il raggiungimento dei suoi obiettivi.

Non è possibile pertanto sotto-commisurare il pagamento agroambientale per l’Agricoltura Biologica, ne tantomeno vietare il passaggio da una misura a beneficio ambientale minore o nullo (come l’Agricoltura integrata attuale, oltretutto illegittimamente finanziata) a quella per l’agricoltura biologica.

Invece, a fronte di un mercato biologico che è cresciuto di 20 volte negli ultimi 10 anni, per la sempre maggiore sensibilità dei consumatori, sempre più vittime di patologie correlate alle sostanze chimiche di derivazione agro-alimentare, in Italia le superfici in biologico e le aziende agricole si sono ridotte, come ha denunciato il MIPAAF, a causa dell’inadeguato sostegno da parte dei PSR Regionali e del sostegno concorrenziale a misure senza alcun beneficio ambientale.

Si ricorda inoltre che l’Agricoltura Biologica è obiettivo prioritario della Direttiva UE sull’Uso sostenibile degli agrofarmaci e suo recepimento nazionale (D. lgs. 150/2012), al fine del raggiungimento degli obiettivi di sostituzione dei mezzi chimici in agricoltura.

– Conseguente e drammatico è stato il fallimento delle politiche agroambientali regionali e nazionali in Italia, con incremento e non riduzione dell’uso dei pesticidi, sovvenzionato coi soldi delle nostre tasse, violando il regolamento europeo che prevedeva la Sensibile riduzione degli agrofarmaci chimici di sintesi, attraverso la loro prioritaria sostituzione con mezzi tecnici alternativi (agricoltura integrata) e l’Agricoltura Biologica.

VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO COSTITUZIONALE DI UGUAGLIANZA

Nel momento in cui i residui di Glifosate, come di tutti i pesticidi ammessi nelle acque come negli alimenti vengono tarati genericamente su un corpo di 60 kg, questi PRODUCONO INNANZITUTTO VITTIME TRA LE PERSONE PIU DEBOLI, SENZA TENER CONTO DELL’EFFETTO MOLTIPLICATORE DEGLI ALTRI RESIDUI CHIMICI PRESENTI CONTEMPORANEAMENTE COME INQUINANTI ALIMENTARI E AMBIENTALI.
DAL MOMENTO CHE NON E’PREVISTO UN LIMITE MASSIMO PER LA SOMMATORIA DEI DIVERSI RESIDUI RILEVATI, che risultano spesso molto numerosi (ISPRA: “Rapporto 2016 Pesticidi nelle Acque”, LEGAMBIENTE: “Pesticidi nel Piatto”).

I BAMBINI, I NOSTRI FIGLI… SONO LE PRIME VITTIME
CUI STIAMO TOGLIENDO IL FUTURO (…IL NOSTRO FUTURO)

per quanto detto,
si chiede agli organi di Polizia forestale di reprimere l’impiego di tale sostanza e di attivarsi nei confronti della procure della Repubblica, e si fa appello ai giudici stessi ai fini del
SEQUESTRO CAUTELARE IMMEDIATO DEL GLIFOSATE, COME DI TUTTI I PESTICIDI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE, SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

Nel contempo si chiede ai Ministri dell’Agricoltura, Sanità e Ambiente di attivarsi con urgenza per i necessari divieti cautelari, ai fini delle salvaguardie nazionali nei confronti di tutte le sostanze attualmente pericolose per la salute e tuttora impiegate in agricoltura, laddove esistano tecniche sostitutive regolarmente registrate al commercio, APPLICANDO IL PRINCIPIO DI COMPARAZIONE.

Principio di Precauzione e Inversione dell’Onere della Prova

Prima di immettere qualsiasi sostanza nel mercato e nella produzione industriale, è necessario invertire l’onere della prova e stabilire che la sostanza è innocua, applicando in maniera logica e coerente il principio di precauzione nazionale ed europeo.
Interrompendo un’altra cattiva abitudine, che si protrae da 70 anni in Italia come in Europa, nonostante le tutele Costituzionali nazionali ed europee…
…ovvero quella di intervenire solo sulla base del “principio di distruzione e danno accertato”.

Almeno che le vittime facciano cause, sul modello della vertenza Amianto, per farsi rimborsare i danni da chi produce, autorizza, vende e usa pesticidi…
Oggi è necessario un secondo processo di Norimberga… per olocausto chimico mondiale.

VIETIAMO LA CHIMICA IN AGRICOLTURA, OGGI PER LO PIU’ INUTILE, PER I PROGRESSI DELLE TECNICHE BIOLOGICHE.
UTILIZZIAMO CORRETTAMENTE I FONDI EUROPEI DESTINATI A COMPENSARE I MANCATI RACCOLTI E MAGGIORI COSTI DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA, RENDENDO GLI ALIMENTI BIOLOGICI ACCESSIBILI A TUTTI.

ABBIAMO 12 MILIARDI ALL’ANNO DI FONDI EUROPEI PER L’AGRICOLTURA DAL 2016 AL 2020

NE BASTANO 7 PER RICONVERTIRE TUTTA L’ITALIA ALLA COLTIVAZIONE BIOLOGICA, GARANTENDO AGLI AGRICOLTORI IL 30% DI REDDITO IN PIU’, COSI’ COME PREVISTO DALLE NORME EUROPEE, a fronte dei mancati raccolti e maggiori costi.

MENTRE SPENDIAMO OLTRE CENTO MILIARDI ALL’ANNO PER MALATTIE DEGENERATIVE PROVOCATE SOPRATTUTTO DAGLI OLTRE 300 PESTICIDI PRESENTI NEGLI ALIMENTI E NELLE ACQUE CHE BEVIAMO,
A FRONTE DI SOLO 1 miliardo di € DI SPORCO BUSINESS DEI PESTICIDI CHIMICI in Italia.

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA CONVIENE A TUTTI
…ANCHE AI VENDITORI DI PESTICIDI E MORTE
PRIME VITTIME DEI PESTICIDI CHIMICI CON CUI SONO A CONTATTO TUTTI I GIORNI
I QUALI OGGI POSSONO RICONVERTIRSI ALLA VITA
GUADAGNANDO IL DOPPIO CON I PRODOTTI PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

saluti cari
Giuseppe Altieri
————————-
Prof. Giuseppe Altieri
Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia – Ist. Agrario Todi
Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
tel 075-8947433, Cell 347-4259872

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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