Fermate il mostro Pietravairano1ALIFE(CE)- “Sinistra Matesina” e non solo, ma tutte le realtà impegnate sul fronte ambientalista e della Salvaguardia del Creato, insorgono contro quello che all’orizzonte si prospetta essere l’ennesimo scempio ambientale nell’area del Matese, ovvero la Centrale a Biomasse. Un vero inceneritore mascherato dietro il nome di “Biomasse” che tutto è tranne che “bio” e per giunta “masse”  si, ma di diossina s’intende… Ecco il comunicato a firma del portavoce Luigi Di Monaco: ”Mentre in Molise scoppia la protesta di residenti e amministratori per la realizzazione di due centrali a biomasse a Campochiaro e San Polo Matese(si riporta di seguito il comunicato), nel silenzio generale, l’ ASI Caserta il due febbraio scorso stipulava una convenzione con la ditta Energy Compost SRL (Cardito) che prevede la concessione di un terreno del comune di Alife per costruire una centrale a biomasse. Appare paradossale, come alcuni sindaci dell’alto-casertano si siano schierati apertamente con il fronte del no, al fianco dei cittadini e amministratori molisani, mentre l’ASI, con presidente Piero Cappello, 8 mesi fa, firmava la convenzione di cui sopra e la risposta clip_image007dei nostri amministratori sia stata la più totale indifferenza. Ciò avviene ,”casualmente” pochi  mesi prima del commissariamento  e quando il presidente della provincia Zinzi autorizza di continuo la realizzazione di centrali a biomasse e preme per la costruzione del Gassificatore di Capua. Esprimiamo preoccupazione per la poca attenzione rivolta dai nostri amministratori verso questa situazione, considerato che spesso dietro questi impianti si celano dei veri e propri Ecomostri”. A questo punto sarebbe interessante conoscere il parere dell’Amministrazione, del primo cittadino di Alife e degli altri comuni interessati alla costruzione degli Ecomostri. Di fronte a questa scellerata decisione di contribuire ad inquinare un territorio già di per se penalizzato a causa dello sversamento illegale dei rifiuti, così come già aveva dichiarato apertamente alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti, il pentito del clan dei Casalesi Carmine Schiavone: “La zona del Matese era la nostra zona d’influenza dal 1992“. Tante altre sono le inchieste ambientali legate al connubio criminalità-biomasse che lasciano temere nella vasta area del Matese, dove l’aumento  anomali di tumori negli ultimi anni, così come già dichiarato dagli oncologi del Pascale di Napoli,  hanno una percentuale superiore alla norma consentita. Se poi si va a considerare che si sta parlando di un’area verde, che dovrebbe essere immune da questo genere di disastri, tutto ciò non è per niente normale. Allora i nostri sindaci coca hanno a cuore gli interessi delle proprie tasche o la salute dei cittadini? Invito alla cittadinanza a prendere coscienza circa il gravissimo pericolo che incombe sul territorio e di muovere una grossa azione di protesta per fermare il “Mostro” che vuole succhiare anche l’ultima particella buona di ossigeno che resta, per ricambiarci con tanto, ma tanto veleno alla diossina che andrà a finire sulle tavole di ogni cittadino alifano e matesino. (C.S.)

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Area del Matese/ Centrali a biomasse: poco ‘bio’ e molto ‘inquinamento di massa’, spettro di tumori e di ecomafia


(Articolo a cura di MARIA CRISTINA GIOVANNITTI ) 
Le due centrali a biomasse che, per approvazione del progetto, sorgeranno a Campochiaro, a San Polo Matese, ad Alife, secondo la denuncia del Wwf Molise sono incompatibili con un’area di forte valenza turistica e paesaggistica, com’è quella matesina. Piazzare due ecomostri in quella zona significherebbe sfregiare l’area del Matese, molto importante per il Molise e la Campania.Chi dovrebbe sorvegliare su queste incompatibilità? Il Wwf evidenzia una regione che, a causa di carenti programmazioni in merito all’energia, abbandona il territorio alla mercè di interessi privati senza nessun tipo di controllo, motivo per cui, l’associazione a favore dell’ambiente, si auspica che al voto espresso dal Consiglio Regionale del Molise faccia seguito una reale volontà politica che impegni le istituzioni a porre in essere i percorsi giuridici e istituzionali idonei a garantire la conservazione dei valori ambientali e la tutela delle vocazioni territoriali, patrimonio dell’identità economica e personale delle comunità locali.Intanto, però, il vero spettro che aleggia sulle due centrali è quello in primis dei rischi sulla salute e sulla qualità dell’area, seguiti a ruota dalle alte possibilità di infiltrazioni mafiose. A livello europeo la biomassa piace tanto perchè serve per la produzione di energie – come il teleriscaldamento – oppure per la produzione di calore. Insomma, è un modo per bruciare rifiuti e ricavarne energie. Peccato che, secondo quanto riportato in approfonditi studi epidemiologici dai medici dell’Isde, tra cui l’oncologo Patrizia Gentilinila dottoressa che, per intenderci, venne definita dal premier Matteo Renzi “aspirante alchimista”  perché denunciava la connessione tra effetti cancerogeni e termovalorizzatori – le centrali di biomasse sono il sinonimo di inceneritori. In quanto tali producono emissioni tossiche che favoriscono il 25% dei tumori negli adulti ed il 33% nei bambini. Questo perché le principali emissioni da biomasse sono: ossidi di azoto; metalli pesanti; particolato; inquinamenti organici. Ed è proprio lo Iarc International Agency for Research on Cancer – a stabilire che i metalli pesanti sono la causa principale di tumori al polmone, al seno, al colon-retto e disturbi tiroidei ma anche casus belli per problemi neurologici come la Sla, l’Alzheimer ed il Parkinson, oltre che disturbi come la dislessia o l’autismo nei bambini. Insomma centrali poco ‘bios’.Non solo, la forte possibilità di infiltrazioni criminali in queste due centrali non è un’ipotesi ma potrebbe facilmente concretizzarsi, com’è spesso accaduto per altre centrali simili. Per vedere come la mafia lucra su questi sistemi di smaltimento di rifiuti, prendiamo per esempio l’operazione del novembre 2010 condotta dalla Procura di Pavia, denominata “Dirty Energy”. In pratica l’impianto di stoccaggio della società ‘Riso Scotti Energia’, nata proprio come centrale a biomasse per lo smaltimento della lolla di riso, viene trasformata anche in centrale per smaltire rifiuti speciali non pericolosi. In questo momento parte l’illecito: dalle indagini è emerso che dal 2007 al 2009 i laboratori compiacenti producevano risultati di analisi ambientali taroccate per rilasciare certificati verdi mentre invece, in quella centrale, sono state smaltite 40 mila tonnellate di rifiuti tossico-nocivi. In contemporanea i certificati verdi rilasciati dai laboratori corrotti servivano alla società per ricavare dalla produzione di energia la bellezza di ben 28 milioni di euro. Tante altre sono le inchieste ambientali legate al connubio criminalità-biomasse che lasciano temere anche per il Molise, considerato che “la zona del Matese era la nostra zona d’influenza dal 1992”, così ha dichiarato il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti.

 Tratto da: 
Pubblicato da red.prov. “Alto Casertano-Matesino & d”
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