Caserta-  L’ approvazione dell’ampliamento delle attività estrattive della Cementir uscita dall’ultima conferenza dei servizi, rappresenta – se non verrà sconfitta in extremis – un punto di non ritorno per le nostre Citta di Caserta e di Maddaloni. Queste nostre terre, da troppo tempo condannate al destino di essere ultime nelle classifiche nazionali di ogni genere – ambiente , economia, sicurezza, rifiuti, salute, etc – perderanno – così come accortamente denunciato da quanti si stanno battendo lodevolmente contro questo scempio – la possibilità ( per incompatibilità ambientale) di completamento del Policlinico – uno dei capisaldi su cui costruire un possibile rilancio territoriale – ed, a seguire, vedranno la cementificazione del MACRICO e quella urbanistica complessiva, tralasciando i danni assoluti alla salute.  Nel dare atto e merito alle tante persone ed alle tante associazioni che si stanno impegnando perché ciò non accada, si avverte la necessità di scelte rispetto alla quali ognuno e tutti, esprimano ufficialmente e pubblicamente le proprie posizioni se vogliamo credere in una ultima speranza di una qualche opportunità futura da lasciare ai nostri figli sempre più migranti da queste “ terre dell’osso.”

Pertanto vanno invitati :

– i nostri politici a smetter di fare il gioco delle parti nel quale singolarmente si è contro le cave, salvo poi non accorgersi che il proprio partito le approva e le ampia;

– i nostri rappresentanti istituzionali: il Sindaco Cerreto ad un rinsavimento e il Sindaco Petteruti e il Presidente Zinzi ad opporsi con ogni forza a questa scelleratezza, con ricorso (in quanto tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o della salute) al Consiglio dei Ministri o, in subordine, al TAR;

– i nostri parlamentari ad azioni concrete di difesa senza trincerarsi dietro bizantinismi e soliti machiavellismi;

– la nostra società civile a dare il massimo sostegno in questa battaglia con una mobilitazione che ricordi quella della lotta per l’università a Caserta , anche favorendo cortei, scioperi e una raccolta firme impetuosa, fino alla presentazione di una legge regionale contro quest’ampliamento;

– la nostra chiesa locale, a prodigarsi contro questo scempio del Creato, proclamando una ravvicinata domenica come “Giornata diocesana dell’ambiente casertano“ con veglie di preghiere e momenti liturgici nonché mobilitando i propri consigli pastorali ad una protesta sentita contro questi attentati ad un bene pubblico.

Attentati che neanche la prospettiva certa denunciata pochi giorni fa da Mons. Nogaro che le nostre terre stanno diventando il “lazzaretto” sociale ed ambientale, fa riflettere.

E continua, l’Emerito, sottolineando, che “Non c’è dignità a vivere dove viene programmato il “brutto” e il “pericoloso”. Così è, se l’azione camorristica continua a rendere convulso il nostro territorio. Possa la legalità diventare l’anima della nostra gente. C’è poi il bisogno estremo del “verde”. Si deve poter respirare a pieni polmoni, sia con il fisico, sia con lo spirito. Aria pulita e momenti di contemplazione, indispensabili per la serenità dei cittadini.

Fa rabbia, infine, constatare quanto la scusa di salvaguardare posti di lavoro cada facilmente nel ridicolo davanti all’inconfutabilità che, nel risanare le cave, se ne occuperebbero molti di più. (articolo a cura dell’ex assessore comunale Pasquale Sarnelli )* (Comunicato inviato dal prof. Salvatore Candalino)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”