Biografie


Mostra personale di Silvia Rea  Titolo: “Volti e Risvolti “presentata da Carlo Roberto Sciascia  curata da Joanna Wrobel . Luogo: Studio Arti e Decorazioni “Le Muse”, via Toledo n.272 – Napoli .Inaugurazione: venerdì 20 febbraio, ore 18.30 Durata: 20 febbraio – 6 marzo 2009  Orario: da lunedì a venerdì 17.00/20.00

Napoli-  (da  Crsciascia) Venerdì 20 febbraio, alle ore 18.30, presso lo Studio Arti e Decorazioni “Le  Muse” di Napoli, via Toledo n.272, si inaugurerà la mostra di Silvia Rea dal  titolo “Volti e Risvolti”, presentata da Carlo Roberto Sciascia e curata da  Joanna Wrobel.  L’artista, nativa di Grottaglie (TA), si è laureata in Biologia ed ha  insegnato “Biologia e Chimica” presso vari licei della Liguria e di Napoli,  dove attualmente vive ed opera; recentemente pensionata, si dedica alla pittura  a tempo pieno. Continua a leggere

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nancy-cuomo-2001Ritorna sulle scene per ritrovare il suo pubblico una nostra conterranea, si tratta della cantante Nancy Cuomo, (è nata, infatti, a Piedimonte Matese di cui detiene anche la “cittadinanza onoraria” dal 1970. Suo fratello il prof. Michele Cuomo risiede ad Alife insieme alla famiglia). Nancy Cuomo, cantante degli anni 60, è nota per aver raggiunto i più grandi successi nel mondo dello spettacolo.

Alife(Ce)- (da red. cultura Alife)Ed è un ritorno alla grande quello di Nancy che si esibirà al “Teatro dell’Angelo” in Roma, il 23 febbraio prossimo (a partire dalle 20:30): la voce e l’energia della nostra brava interprete sosterranno l’associazione “I bambini di Nassiriya” (una Onlus romana che si occupa, appunto, di sostentare i bambini di quella martoriata città irachena cominciando dalla loro formazione primaria per cercare di infondere loro una cultura che li porti ad essere liberi; Nancy Cuomo, da supporter d’eccezione del progetto, invita tutti a questa irrinunciabile serata all’insegna della buona musica e della solidarietà che radunerà quanti vorranno spontaneamente incoraggiare questo nobile intento. Continua a leggere

I funerali si terranno domani mercoledì 29 ottobre alle 15 a Corso Garibaldi a Santa Maria Capua Vetere nella chiesa di Santa Maria degli Angeli  Santa Maria Capua Vetere(Ce)- Si è spento lunedi scorso a Milano, dopo una male incurabile che lo aveva visto ‘assente’ dai tribunali da alcuni mesi, il principe del foro di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) Alfonso Martucci, (nella foto) figura irripetibile di penalista che ha incantato per anni diversi fori nazionali. Già deputato, uomo di grande spessore culturale, figlio d’arte, storico, Martucci è stato impegnato in numerosi processi in tutta Italia. Martucci ha avuto anche una parentesi da deputato della Repubblica nelle file del Pli che lo vide al centro di aspre polemiche e contestazioni giudiziarie. L’avvocato Martucci era assente da qualche mese dalle aule dei tribunali, in particolare da agosto scorso, a causa della malattia che lo aveva colpito. Uomo di grande spessore culturale, figlio d’arte, Martucci è stato impegnato in numerosi processi in tutta Italia, aveva 75 anni era nato a Santa Maria Capua Vetere il 19 novembre 1933 nell’omonimo palazzo di famiglia. I suoi genitori erano Alberto, famoso penalista casertano, e Clementina Villani, eccellente pianista. Celibe, lascia due sorelle: Giuseppina, oggi suora di clausura nelle Domenicane di Alba; e Marina impegnata come laica in associazioni cattoliche con la quale vive da sempre; e un fratello: Giuseppe, coordinatore dei Giudici di Pace a Capua. Prosegue la tradizione di famiglia il nipote Alberto. Affranti i suoi allievi come l’avvocato penalista Michele Di Fraia. Impossibile elencare in poche righe il lunghissimo curriculum e la storia dell’avvocato Alfonso Martucci peraltro protagonista anche di un film, ‘L’Udienza è aperta, presentato al festival di Venezia. Martucci aveva 75 anni. Oggi martedi arriverà la salma da Milano. 

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SAGOME MEDITERRANEE” con opere di Maria Pia Daidone mostra a cura di Maurizio Vitiello

Sarà inaugurata Sabato 6 Settembre 2008, alle ore 19, al “Laboratorio Arte e Territorio” (Via Giardini, 1 86092 Cantalupo nel Sannio(IS); cell. 339/695.03.02), curata dal critico d’arte partenopeo Maurizio Vitiello, la mostra intitolata “SAGOME MEDITERRANEE”, con opere degli ultimi dieci anni di attività dell’artista iperspazialista Maria Pia Daidone. Le opere di Maria Pia Daidone dettagliano incidenze icastiche del mondo antico collegate a particolari specificità antropologiche contemporanee in una teoria di qualità di accenti in cui emergono sintetiche redazioni figurali, fortemente eloquenti.  Sino a Sabato 10 Gennaio 2009; solo per appuntamento, il venerdì, sabato, domenica e lunedì, ore 19-21 (possono variare, verificare sempre via telefono); disponibili cd e catalogo. Continua a leggere

Annibale Mastroianni, Cineclub Vitttoria Casagiove

Caserta-(di Aldo Altieri) Con il sig. Mastroianni se ne va un pezzo importante del cinema e della storia del cinema a Caserta e in Terra di Lavoro. Noi del Cineclub , i soci e i frequentatori del Cinema Vittoria di Casagiove l’abbiamo conosciuto  e apprezzato come un grande lavoratore nel mondo del cinema , appassionato e instancabile. Per il cinema ha speso tutta la sua vita, a cominciare dall’adolescenza fino agli ultimi momenti di vita. E pensiamo che sia finito contento, perché è caduto sulla breccia, lavorando per il cinema, come sempre nella vita gli è piaciuto fare, al di sopra di tutto.  Ha fatto tutta la gavetta nella trafila del proiezionista e dell’ esercente di cinema , cominciando da ragazzo nelle sale di cinema , come aiutante proiezionista fino ad arrivare ad esercente . Ci raccontava con un’ombra di nostalgia di quando giovane si inerpicava col furgoncino in modo avventuroso sui paesini e sulle contrade più sperdute e inaccessibili della provincia casertana per proiettare la sera il film in piazza . Continua a leggere

Omaggio al Magistrato antimafia “ROCCO CHINNICI” a 25 anni dalla morte

Senza una nuova COSCIENZA noi da soli non ce la faremo mai a sconfiggere la MAFIA..

Palermo– Rocco Chinnici (nella foto) nato a Misilmeri (Palermo) il 19 gennaio 1925, Chinnici ha frequentato il  Liceo Classico «Umberto» a Palermo, conseguendo la maturità nel 1943. Si è  iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove ha conseguito la  laurea il 10 luglio 1947. É entrato in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani.  Poi è stato pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del  1966 è stato trasferito a Palermo, presso l’Ufficio Istruzione del  Tribunale, come Giudice Istruttore. Nel novembre 1979, già magistrato di  Cassazione, è stato promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di  Palermo. «Un mio orgoglio particolare – ha rivelato Chinnici – è una dichiarazione  degli americani secondo cui l’Ufficio Istruzione di Palermo è un centro  pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d’Italia.  I Magistrati dell’Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e  battagliero». Il primo grande processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo Continua a leggere

artista Mario Ronca

TEANO (Ce)- (di Nunzio De Pinto) Non sempre si è profeta nella propria terra, ma nel caso del professore Mario RONCA ciò non corrisponde al vero. Infatti, Ronca, titolare della cattedra di disegno artistico presso l’istituto “Garibaldi” di Teano, é un noto artista molto apprezzato in città ma da tempo è un affermato pittore con opere presenti in tante gallerie d’arte d’Europa e degli Stati Uniti. Dal 3 al 10 agosto prossimo esporrà la sua “personale” presso il complesso monumentale dell’Annunziata di Teano con una mostra che, con i suoi paesaggi neo-impressionisti, da oltre quarant’anni è presente sulla scena artistica nazionale. Il Vernissage è fissato il 3 agosto alle ore 19.00. Sarà presente l’ingegnere Raffaele PICIERNO, sindaco della città sidicina, il dottor Piergiorgio BAROLDI, presidente di “Art&fortE Continua a leggere

Maggiore Antonio Grilletto E.I.

CASERTA – (di Nunzio De Pinto)Con sentito orgoglio e soddisfazione è stata accolta in città la notizia della promozione del Capitano Antonio GRILLETTO (nella foto), in servizio presso la Pubblica Informazione del Comando Militare Esercito “Campania”, promosso al grado superiore di Maggiore. Ufficiale di evidenti e comprovate capacità organizzatrici e professionali, da molti anni al servizio dei giornalisti della Campania che hanno trovato in lui più che l’Ufficiale (comunque sempre attento alle direttive superiori) il collega giornalista. Il quarantaduenne ufficiale nato a Piazzolla di Nola (NA) il 13.06.1967, laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli e con alcuni master di secondo livello, è autore di diverse pubblicazioni: La distribuzione centralizzata dei Gas Medicali negli Ospedali Militari nell’ottica della trasformazione a Policlinici; Il riflesso dell’obiezione di coscienza nel servizio militare con commento al disposto normativo; La tutela ambientale nelle infrastrutture militari; Continua a leggere

Oggi si celebrano le apparizioni della Vergine Maria a Fatima, in Portogallo nel 1917. A tre pastorelli, Lucia di Gesù, Francesco e Giacinta, apparve per sei volte la Madonna che lasciò loro un messaggio per tutta l’umanità. Il vescovo di Leiria, nella sua lettera pastorale a chiusura del cinquantenario, ha affermato che messaggio di Fatima “racchiude un contenuto dottrinale tanto vasto da poter certamente affermare che non gli sfugge alcuno dei temi fondamentali della nostra fede cristiana…”. Martirologio Romano: Beata Maria Vergine di Fatima in Portogallo, la cui contemplazione nella località di Aljustrel come Madre clementissima secondo la grazia, sempre sollecita per le difficoltà degli uomini, richiama folle di fedeli alla preghiera per i peccatori e all’intima conversione dei cuori. Dopo tre apparizioni di rilievo della Vergine Maria, verificatesi durante il XIX secolo, a La Salette nel 1846, a Lourdes nel 1858, a Castelpetroso nel 1888, la Madonna apparve nel 1917, la prima nel XX secolo, a Fatima in Portogallo. In tutte queste apparizioni, come pure nel 1432 a Caravaggio e nel 1531 a Guadalupe in Messico, la Vergine si rivolse a ragazzi o giovani di umili condizioni sociali, per lo più dediti alla pastorizia; indicando così la sua predilezione per le anime semplici e innocenti, a cui affidare i suoi messaggi all’umanità peccatrice, invocandone il pentimento, esortandola alla preghiera, chiedendone la consacrazione al suo Cuore e la riparazione alle offese fatte al divin Figlio.

I luoghi – I veggenti
Fatima era allora un villaggio della zona centrale del Portogallo (Distretto di Santarém) sugli altipiani calcarei dell’Estremadura a 20 km a SE di Leìria, (il nome Fatima, prima degli avvenimenti delle apparizioni, era conosciuto esclusivamente come quello della figlia di Maometto, morta nel 633) Continua a leggere

Alife(Ce)- Venerdi 8 Febbraio Grande Evento Musicale al “Tabù Music Pub Pizzeria” di Gianni Carlone, sito in via provinciale per Piedimonte. Il Grande Blues con la band casertana:  “BLUEMAFFIA”. Special Guest: “Rocco Di Maiolo” ed il suo Sax. Per info: 3890823089- 3294726939.(Cliccare su locandina per ingrandire immagine)

Di seguito riportiamo alcune notizie tratte dalla biografia dell’Artista napoletano “Rocco di Maiolo”.  Rocco Di Maiolo nasce a Pomigliano D’Arco (Na), il 3 Dicembre del 1979. All’età di otto anni, quando in televisione riscuoteva molto successo il programma di Renzo Arbore “Indietro Tutta”, conquistato dal suono del clarinetto, decide di imparare a suonarlo; ma appena un anno dopo ad attrarlo è il suono vibrante e potente del saxofono Continua a leggere

Omaggio da parte dei gestori del coordinamento redazionale  del  nostro portale provinciale: “Alto Casertano-Matesino & d” al Leader della Nonviolenza e difensore dei diritti civili del popolo indiano,  il Premio Nobel per la Pace:  “Mohandas Karamc hand Gandhi

 «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo» (dagli scritti di Gandhi)

Clicca su questa scritta per continuare a leggere tutta la storia di questo grande profeta di Pace del nostro tempo

Pubblicato da red. prov. Alto Casertano-Matesino & d

Caserta- Lunedì 5 novembre, alle ore 17.30, presso la Reggia di Caserta – Salone di Rappresentanza dell’Associazione Turistica Pro Loco – si inaugura la mostra dell’artista napoletano Salvatore Nuzzo intitolata “Pulcinella, una maschera per l’Europa”, curata e presentata da Carlo Roberto Sciascia; dopo la chiusura dell’esposizione alla Reggia di Caserta le opere saranno esposte dal 28 novembre nel Museo di Pulcinella Palazzo Ducale di Acerra. All’inaugurazione dell’esposizione, che gode del patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Caserta, dei Comuni di Caserta e di Acerra, del Museo di Pulcinella della Pro Loco di Caserta e dell’Associazione Ars Supra Partes, sarà presente anche l’artista Continua a leggere

gianluigiantillo.jpgCONSORZIO INTERCOMUNALE CE/1 GESTIONE INTEGRATA DEL CICLO DEI RIFIUTI – IL PRESIDENTE GIANLUIGI SANTILLO INVIA UN MESSAGGIO DI SOSTEGNO AL PRESIDENTE PROVINCIALE ONORARIO DELLA MARGHERITA DANTE CAPPELLO

Anche il presidente del Consorzio rifiuti Ce/1 e leader dell’Udeur nell’Alto Casertano Gianluigi Santillo(nella foto) esprime la propria solidarietà e formula gli auguri di pronta guarigione all’On. Dante Cappello, colpito da un malore nella mattinata di lunedì scorso e tuttora ricoverato presso il reparto di Terapia Intensiva del Centro Neurone di Pozzilli. “Voglio esprimere la vicinanza mia personale e dell’intero partito dell’Udeur dell’Alto Casertano all’amico Dante Cappello, politico di lungo corso e leader indiscusso della Margherita in un territorio che lo vede, da decenni, protagonista della scena politica locale e provinciale.” Dall’Isola d’Elba dove è in vacanza con la sua famiglia, il presidente del Consorzio Ce/1 formula “l’augurio a lui e alla sua famiglia è di una pronta guarigione che gli permetta di tornare quanto prima ad occuparsi nuovamente della politica matesina che, mai come in un questo momento molto delicato per lo sviluppo e la crescita del nostro territorio, ha bisogno dell’esperienza e del carisma, oltre che della forza politica, di una figura come quella di Dante Cappello che, nonostante la dialettica interna alla coalizione e le possibili diversità di vedute tra gli alleati, è da tutti riconosciuto, unitamente alla Margherita che guida sin dalla sua nascita con continui successi elettorali, come una delle componenti indispensabili dello scacchiere politico del Matese con la quale confrontarsi quotidianamente per il bene delle nostre zone. La speranza-conclude il leader dell’Udeur-è che già dalle prossime riunioni che avranno luogo dagli inizi di settembre, l’amico Dante Cappello possa tornare a sedere intorno al tavolo interpartitico dell’Unione, nel frattempo gli auguriamo una rapida ripresa e gli confermiamo la nostra stima e amicizia personale, prima ancora che politica.”

Comunicato inviato dal Portavoce ENZO PERRETTA (Pubblicato da “Red. prov. A.C.M-& dintorni”. Per la diffusione e la pubblicazione degli articoli presenti sul nostro portale, si prega di citare sempre le fonti( compresa quella del portale). Grazie)

Nella Solenne festa del patrono Sisto I papa e Martire é stata presente nella città di Alife i giorni 10 ed 11 Agosto 2007 anche una delegazione della confraternita di San Sisto da Alatri ed il Sindaco con il gonfalone della città di Alatri (Frosinone)portato dagli agenti dell’ordine.

papa_sisto_i.jpg (Foto Particolare. Sisto I Papa e Martire -Roma) Nel secolo XII Rainulfo III della famiglia normanna Quarrel-Drengot, figliastro del Conte Roberto e di Caiatelgrima, nel 1119 era conte di Alife, Caiazzo, Airola, Aversa, Avellino, Morcone, Sant’Agata dei Goti, Telese, Signore di Siponto, Monte S. Angelo e numerose altre terre in Campania e Abruzzo, poi duca delle Puglie. Aveva in moglie la principessa Matilde di Hauteville, sorella di Ruggiero, conte di Sicilia, da cui ebbe un figlio di nome Roberto. Un’antica Narrazione historica, riferisce che nell’anno 1132 il conte Rainulfo di Alife, spinto dalle conseguenze provocate dalla peste che si abbatteva sulle sue terre, si recò a Roma per chiedere al Papa Anacleto II° le reliquie di un Santo, nella speranza di placare la drammatica situazione. Rainulfo ottiene dall’ antipapa Anaclerio le reliquie di San Sisto, grazie anche al segno di una trave caduta sull’altare contenente il suo corpo, nell’antica Basilica di S. Pietro. Sulla strada verso Alife, i cittadini di Alatri, antichissima città del Lazio meridionale, ottengono parte delle Reliquie del Santo e lo eleggono come loro Patrono. Secondo quanto tramanda la storica tradizione, si narra che il provvido arrivo delle reliquie di S. Sisto nelle mura della città di Alife, avvenuto nell’inverno del 1131( o 32), miracolosamente pone immediatamente fine all’orribile piaga della peste che in quel tempo infieriva vittime e lutti nella città. Rainulfo dapprima depone le reliquie di S. Sisto nella Cappella extra maenia (fuori le mura), poi solennemente le colloca nella cripta della Cattedrale da lui fatta edificare. Le reliquie di S. Sisto restano, per pericolo di oltraggio, per ben sei secolo nella cripta della cattedrale fino all’8 aprile 1716, quando mons. Angelo Maria Porfirio( Vescovo di Alife dal 5 Marzo 1703 al 23 luglio 1730), scende nella notte nella cripta della cattedrale, e, dopo aver fatto scavare a lungo, le ritrova sotto l’altare principale. Da allora il culto di S. Sisto si è conservato immutabile nel tempo sino ai giorni nostri. Ne sono evidente testimonianza: i testi storici ed agiografici, le pitture, le sculture, le composizioni musicali in suo onore e la tradizionale liturgia, che , per quanto riguarda il programma nella diocesi e parrocchia di Alife si rinnova annualmente in Cattedrale, con il solenne novenario, dall’1 al 9 agosto, e la triplice Processione, ( la prima: ) della sera del 10 presso la Cappella fuori le mura, dove viene condotto il maestoso busto Argenteo del Santo Patrono, per ivi sostare in veglia tutta la notte, accompagnata dalle preghiere e canti dei fedeli fino alle prime ore dell’alba. La mattina dell’ 11 poi (la seconda: ) la statua viene riportata in solenne processione verso la Cattedrale eper finire( la terza: ) quella del pomeriggio dell’11, rievocativa dei fatti quì narrati, per le strade cittadine, in segno di riconoscenza, di devozione e di protezione.

s-sisto-i-quadro-alife.jpg(Foto particolare: Dipinto di San Sisto I Papa e Martire deposto nella cattedrale di Alife) L’11 Agosto 1716 le reliquie di S. Sisto sono solennemente portate in processione per le vie di Alife. Da allora Egli è segno di Speranza per il nostro popolo, che a lui si rivolge sin da tempo immemorabile con canto in dialetto: ” Jé Santo Sisto nostro, protettori jé bello/ca rient’à sta città jé cii sei cjioello./ Appriesso a Dio Tu sei il nostro gran signore/ Jé Santo Sisto nostro protettore” e in lingua” Siamo tua gente, o Sisto, Guardaci con occhio benevolo, sii luce, vita e salvezza del nostro popolo“.”Ti preghiamo, nostro gran Santo, di accrescere la tua potentissima intercessione, affinché difesi dal tuo Patrocinio, possiamo vivere in questa valle di lacrime una vita tranquilla, senza che mali corporali e spirituali vengano a turbare i nostri giorni sereni, così sia. S. Sisto, concedi Pace alla nostra diocesi e al mondo intero. Amen!”

busto-argenteo-s-sisto-i-papa.jpg(Particolare foto: Busto Argenteo del Santo Patrono Sisto I Papa e Martire che si venera nella città di Alife) La Solennità annuale di San Sisto si festeggia ad Alife(Caserta) il giorno 11 Agosto. San Sisto é anche Patrono della città di Alatri(Frosinome). La Solennità annuale ad Alatri ricorre il giorno 6 aprile. Le città di Alatri e Alife, inoltre, sono unite nella fede al Santo attraverso un gemellaggio( il 20° gemellaggio é ricorso nell’anno 2005).

Segue Storia di San Sisto – Era figlio della famiglia Pastori, romano della regione di via Lata. Il suo nome, Xystus, probabilmente di origine greca, è stato in seguito erroneamente confuso con Sistus (che ne ha proseguito la numerazione) in riferimento al fatto che fu il sesto successore di Pietro. Secondo il Catalogo Liberiano dei papi, svolse il suo pontificato sotto l’imperatore Adriano, «a consulatu Nigri et Aproniani usque Vero III et Ambibulo», «dal consolato di Nigro e Aproniano a quello di Vero III e Ambibulo», ovvero dal 117 al 126. Lo storico Eusebio di Cesarea invece, in due scritti diversi riporta due periodi diversi: nel Chronicon dice che fu papa dal 114 al 124, mentre nell’Historia ecclesiatica afferma che regnò dal 114 al 128. In ogni caso, tutti gli studiosi concordano sul fatto che regnò circa 10 anni. Secondo il Liber Pontificalis, durante il suo pontificato diede 3 disposizioni: nessuno, ad eccezione dei ministri del culto, durante la consacrazione può toccare il calice e la patena; I vescovi che si sono recati presso la Santa Sede, al loro ritorno nella diocesi devono presentarsi con una lettera apostolica che conferma la loro piena comunione con il soglio di Pietro; dopo il Prefazio della Messa il sacerdote deve recitare il Sanctus con l’assemblea. Al periodo del suo papato, forse, risalgono le prime divergenze tra la Chiesa di Roma e le chiese d’Oriente, in quanto mentre queste già celebravano la festa della Pasqua, tale festa non era ancora stata stabilita in occidente. Gli furono attribuite due lettere, sulla dottrina della Trinità e sul primato del vescovo di Roma, che si sono però rivelate apocrife. Secondo una leggenda fu lui ad inviare il primo missionario ad evangelizzare la Gallia, il vescovo Pellegrino. Alla sua morte, fu inumato nel sepolcreto della basilica Vaticana. Il Catalogo Feliciano dei Papi ed i vari martirologi lo indicano come martire, ma poiché non ci sono dettagli sul tipo di martirio che patì, né prove, è stato recentemente depennato dal Calendario Universale della Chiesa. Prete romano, fu eletto con i voti di tutto il clero. Fu lui a disporre che i calici e gli arredi sacri dell’altare potessero essere toccati solo dai sacerdoti.

Etimologia: Sisto = variante di Sesto

E’ presente nel Martirologio Romano. A Roma, san Sisto I, papa, che, al tempo dell’imperatore Adriano, resse la Chiesa di Roma, sesto dopo il beato Pietro.

“Verso la fine del suo regno anche l’imperatore Traiano ritenne di dover mitigare la propria politica persecutoria nei confronti dei cristiani, anche perchè l’ “infamia” di essere cristiano serviva più spesso a risolvere faide politiche e famigliari che non a dirimere questioni religiose.
Questo clima di pseudo tolleranza, che non cambiò comunque i metodi e le persecuzioni, proseguì anche sotto l’imperatore Adriano il quale scrisse al proconsole d’Asia: “Se uno fa le sue accuse e dimostra che i cristiani operano contro le leggi, allora la colpa deve essere punita secondo la sua gravità. Ma se qualcuno si avvale di questo pretesto per calunniare allora ? quest’ultimo che deve essere punito”. In questa realtà nacque Sisto I, figlio di pastori romani, si presume sia assurto al soglio intorno al 115. A Sisto primo si deve l’introduzione di molte norme di culto, tra le quali il divieto ai laici di toccare il il sacro calice e la patena (n.d.a : piattino di metallo dorato, argentato o di metallo nobile usato per la deposizione dell’Ostia consacrata) lasciando agli uomini di culto il privilegio di questi atti.
A Sisto I venne fatta risalire anche l’introduzione del triplice cantico “Sanctus” durante la celebrazione della messa (nda: tratto dal tardo latino mittere, mandare, inviare … e soprattutto dalla formula finale del rito cristiano fondamentale della celebrazione eucaristica: ite missa est “andate, sei inviato!”). La tradizione lo considera sepolto accanto al corpo di Pietro, come per altro tutti i predecessori ma, l’unica cattedrale dove ancora viene celebrato come santo è quella di Alatri e di Alife ( cittadine la prima in provincia di Frosinone e la seconda in quella di Caserta)”.

( Articolo pubblicato da: Redazione “Alto Casertano- Matesino & dintorni”. Per la pubblicazione su altri siti e giornali, citare questa fonte. Grazie)

Note: 1)Leggi quì ( clicca sulle rispettive scritte di seguito): il programma completo della Solenne Festa S. Sisto I Papa e Martire ad Alife.

2)In questi giorni é possibile visitare il Museo Archeologico Nazionale e l’ Anfiteatro Romano ad Alife( leggi articolo)

3) Leggi anche particolare: “Preghiera d’implorazione a San Sisto

nigro-eugenio-para-deceduto-nellincendio.jpg“Fulgido esempio di coraggio e disprezzo del pericolo, nel solco della tradizione di El Alamein”

SAN NICOLA LA STRADA (Ce)- È stato rinvenuto dal Corpo Forestale dello Stato l’innesco che martedì scorso nei boschi di Lappano (Cs) ha alimentato il fuoco che ha ucciso il ventenne paracadutista della “Folgore” Eugenio Nigro ( nella foto) , travolto dalle fiamme mentre assieme al padre allo zio e ad un cugino stava cercando di sedare il rogo che minacciava da vicino anche alcuni alloggi popolari del piccolo centro della Presila cosentina. Sul caso indaga il sostituto procuratore Giuseppe Visconti, mentre le indagini sono affidata al Corpo forestale dello Stato. “Era intervenuto, coraggiosamente e senza risparmiarsi, per spegnere l’incendio che minacciava il terreno agricolo ed alcuni alloggi popolari senza curarsi del pericolo imminente, come è nella migliore tradizione della Folgore e dell’Esercito, poi si è sentito male probabilmente a causa delle esalazioni di fumo ed è stato avvolto dalle fiamme che lo hanno carbonizzato. Per questo chiedo allo Stato Italiano che il giovane Eugenio Nigro non venga dimenticato e gli venga concessa la massima onorificenza alla memoria: la “Medaglia d’Oro al Valor Civile“. E’ quanto chiede al Presidente della Repubblica, Giovanni Santangelo, presidente della locale sezione di Alleanza Nazionale. “Eugenio Nigro” – ha aggiunto l’esponente politico – “aveva vent’anni, dallo scorso mese di ottobre era entrato nella Folgore come VFP1 (volontario a ferma prefissata di un anno) ed a marzo 2007 aveva conseguito il brevetto di paracadutista. Chiunque altro” – sottolinea Santangelo – “si sarebbe tirato indietro vedendo il fuoco che avanzava ed i soccorsi che tardavano, ma Eugenio ha preferito rimanere e cercare di contrastare l’avanzata del fuoco in attesa dei soccorsi. Sono questi fulgidi esempi di coraggio, disprezzo del pericolo, caparbietà, tanto cuore che fanno dei nostri ragazzi e ragazze con le stellette” – ha concluso Santangelo – “un esempio da seguire per migliaia di altri giovani che non trovano di meglio che drogarsi o rapinare o ammazzare. Volete aiutare gli altri, fate come Eugenio, date un anno della vostra vita al servizio degli altri, coraggiosamente, entrate nell’Esercito, sarete d’aiuto a chi ne ha più bisogno. Signor Presidente Napolitano non si dimentichi del giovane Eugenio”.

(articolo di NUNZIO DE PINTO, giornalista). Pubblicato da Red. prov. “Alto “Casertano-Matesino& dintorni“( per la diffusione e pubblicazione degli articoli presenti su questo portale, si prega di citare sempre la fonte. Grazie)

grillo4.jpgBEPPE GRILLO: La Presidenza della Repubblica mi ha scritto per ringraziarmi “vivamente” per il libro “Schiavi Moderni”.
Il Capo dello Stato è d’accordo con i precari. E’ una buona notizia
. Napolitano può fare molto per cambiare le cose. Per esempio comprare diecimila copie del libro da distribuire a Confindustria. Qualcuno forse si vergognerà di esternalizzare il rischio sui ragazzi e di internalizzare il profitto sul conto corrente. Scaricate e fate circolare “Schiavi Moderni”. E’ arrivato a 170.000 copie, ma non basta. Pubblico una storia sulla generazione perduta. “Sono stanca di stare tra i precari, ma ci sto con dignità. Ho 33 anni, una laurea in sociologia appesa alla parete in casa dei miei… una loro piccola vittoria! Ho debuttato nel mondo del lavoro in un call-center aprendo la partita Iva, poi come segretaria con contratto co.co.co. tra l’altro non più rinnovato causa “crisi economica” (500 euro al mese per 40 ore settimanali). Altre piccole esperienze tanto per non pesare ai genitori. Nel frattempo ho preso il tesserino di pubblicista, perchè il mio sogno nel cassetto “era” fare la giornalista sportiva… Sono finita nel ristorante di un mio parente con contratto a progetto per 800 euro. A questo punto ho deciso di fare il grande salto: vivere da sola, anzi insieme a un’amica, pur non avendo le famose certezze, ma un affitto al passo dei tempi! Stanca di lavorare sempre e solo la sera ho di nuovo cambiato per lavorare in un negozio di abbigliamento come commessa, finalmente assunta, ma part-time: 25 ore a settimana per 600 euro, non male! Ma abbastanza frustrata. Alcune sere arrotondavo nel ristorante. Ora mi trovo in una delle più grandi società di telecomunicazioni italiana, nella speranza di essere assunta a tempo indeterminato. L’occasione mi è stata data da un amico di famiglia forse perchè mi è riconoscente di essere stata una brava baby-sitter per sua figlia, gli euri sono quelli della media, 5,11 euro l’ora… contratto co.co.pro. rinnovabile ogni 3 mesi per la fantastica cifra di 900 euro al mese, fortunata perchè mi vengono retribuiti anche gli straordinari 5 euro l’ora… Vorrei andarmene da questo Paese…”(Fonte: da Beppe Grillo)

NEW YORK, Stati Uniti – Un uomo che si arrabbia facilmente al lavoro può suscitare ammirazione, mentre una donna che mostra la sua ira in ufficio è vista come “fuori controllo” e incompetente, secondo uno studio pubblicato oggi negli Stati Uniti. Si tratta della ricerca di Victoria Brescoll, dottoranda all’università di Yale, intitolata “Quanto possono fare strada le donne arrabbiate?”. Nella tesi- che potrebbe avere implicazioni per Hillary Clinton nella sua corsa alla presidenza- si legge che l’anno scorso la Clinton è stata descritta da un leader repubblicano come “troppo arrabbiata per essere eletta presidente”. Ricerche precedenti hanno mostrato che con la rabbia un individuo può comunicare di sentirsi autorizzato a dominare gli altri, e quindi instaurare la convinzione che probabilmente lo è. La dottoranda ha condotto tre test in cui uomini e donne presi casualmente guardavano un video di un colloquio di lavoro, dopodiché veniva loro chiesto di valutare il candidato e assegnargli un possibile stipendio. In uno di essi, ad esempio, i copioni del video erano identici tranne quando il candidato diceva di sentirsi arrabbiato o triste per aver perso un cliente a causa del ritardo di un collega ad una riunione. I partecipanti al test hanno attribuito, nell’ordine, uno status maggiore all’uomo che diceva di essere arrabbiato, seguito dalla donna che diceva di essere triste, dopodiché l’uomo che si dichiarava triste, e per ultima, con significativo margine di differenza, la donna che diceva di essere arrabbiata per la perdita del cliente. Brescoll ha detto che le scoperte rivelano un “difficile paradosso” per le donne sul lavoro – mentre per gli uomini la rabbia può servire come uno strumento di acquisizione di status, le donne dovrebbero comportarsi con calma per essere riconosciute come persone razionali. (Fonte: Reuters)

13agnese-roanobernieri-corteo-no-uttaro.jpgComitato contro la discarica Lo Uttaro e rifiuti Ce. Didascalia foto. da sx: Agnese Ginocchio, Antonio Roano, Franco Bernieri. Manifestazione a S.Nicola La Strada per la chiusura immediata della discarica illecita( 13 Maggio 2007)

VITTORIA SCHIACCIANTE dei COMITATI antidiscarica e rifiuti Caserta e prov. Dopo una lunga battaglia alla fine é prevalsa la giustizia la legalità e la Pace. Il tribunale ha accoltoil ricorsodei comitati e haordinato la chiusura immediata della discarica illegale maledetta, dove nulla funzionava perfettamente. Rifiuti sversati senza sicurezza ed in maniera incontrollata. E’ stato sversato di tutto. La cosa grave che sotto quelle montagne di cumuli sono stati sversati rifiuti tossici, che hanno avvelenato ed inquinato tutto il territorio, danneggiando l’ambiente e la salute umana. Sono evidenti le morti per cancro in aumento registrate negli ultimi anni. Tutto ciò a causa della mancata volontà e cattiva gestione politica a risolvere il problema. “CHIEDIAMO le Immediate dimissioni, per incapacità totale nel gestire il problema, di tutti i politici REI di questo GRAVE scempio perpetrato a danno dell’ ambiente e della società civile. Grave attacco alla Vita e all’ Autore della Vita e del cosmo”. Di seguito riportiamo sul nostro portale 1: il comunicato ufficiale del Comitato Emergenza rifiuti Caserta, che in data 2 Agosto riunitosi presso la sede di Italia nostra a Caserta, ha tenuto una conferenza stampa straordinaria per spiegare tutto quanto riportato di seguito e 2: la lettera inviata immediatamente al commissario di governo, prefetto Pansa, in merito a quanto accaduto.

copia-di-lo-uttaro.jpg Foto discarica Lo Uttaro

BONIFICA DEL SITO E DELLE ISTITUZIONI LOCALI. ORA!

Il Tribunale Civile di Napoli, decima Sezione, ha accolto il ricorso ex art.700 c.p.c. presentato dal Comitato Emergenza Rifiuti ha verificato la fondatezza circa l’individuazione e utilizzo di un sito illegittimo, illegale, inquinato e inquinante. Tale sito è stato offerto al commissario Bertolaso da un pseudo comitato tecnico scientifico. Il commissario, senza alcuna verifica seria e affidabile, circondandosi, infatti, di personaggi ben noti e agli onori delle cronache giudiziarie, ha dilapidato tempi e risorse finanziarie enormi perpetuando e aggravando il vasto inquinamento ambientale e tutte le sue matrici, in particolare le falde acquifere e l’aria. Vale la pena ricordare che tale sito è stato scelto e caldeggiato, contro ogni logica ambientale e ingegneristica, dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Caserta, di concerto con il sindaco della città capoluogo e dal sig. Prefetto, con la conseguenza di tentare di sanare situazioni pregresse di illegalità nonostante i commissari delegati, prefetti di Napoli e Caserta avessero più volte, a partire dal 1994 rappresentato tali illegittimità e informato la stessa Autorità giudiziaria. Nelle prossime ore il Comitato Emergenza Rifiuti provvederà, come per legge, ad effettuare le procedure per far porre in esecuzione il provvedimento del sig. Giudice. Il Comitato Emergenza Rifiuti, che riunisce oltre 100 associazioni della Provincia di Terra di Lavoro, diverse migliaia di cittadini, esprime la sua profonda soddisfazione e gratitudine alla magistratura che, ancora una volta, ascoltando le ragioni della società civile, ha fatto trionfare la verità e posto un punto fermo sulla cosiddetta emergenza rifiuti. Il Comitato ringrazia innanzitutto i legali e i cittadini che con la loro professionalità e partecipazione hanno consentito di raggiungere un tale obiettivo. E’ necessario ricordare che il Comitato, sin dalla firma del protocollo d’intesa (11 novembre 2006) si era preoccupato di informare le autorità sul reale stato delle cose, delle scelte interessate del sito effettuato sulla base di dichiarazioni false di pubblici dipendenti e del successivo stato di assoluta precarietà e illegalità della discarica e di come essa è stata gestita da personale scelto incautamente dal dr. De Franciscis e dal vice prefetto dr. Provolo nella qualità di commissario e vice commissario del Consorzio ACSA Ce3 cui il dr. Bertolaso aveva delegato la gestione. La Magistratura, ancora una volta, è stata costretta a fermare scelte illegali e pericolose effettuate da una classe politica incapace e non degna di gestire la cosa pubblica, esponendo le popolazioni e l’ambiente, in ragione di un’orchestrata e funzionale emergenza rifiuti, a pericolo sanitario certo. Vale la pena precisare ancora che sia il dr. Bertolaso, sia il Prefetto sig.ra Stasi, sia il sindaco e il Presidente della Provincia furono subito edotti da questo comitato sullo stato reale del sito di Lo Uttaro, delle sue pregresse vicende e del suo stato di illegalità, grazie alla connivenza di quegli stessi funzionari incaricati poi a indicare il sito nella commissione di cui faceva parte pure l’arch. De Biasio. Il Comitato, così come l’Università Federico II (prof. De Medici) sin dal febbraio 2007 avevano indicato siti alternativi e ipotesi di lavoro diversi dalla discarica. Il Comitato ha inutilmente sollecitato la Provincia ad elaborare il Piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti, in attesa da oltre 9 mesi. Lo stesso Comitato ha elaborato, inascoltato, delle precise proposte per superare la crisi in corso, ha cercato di supportare anche la fase della gestione della discarica, nonostante le posizioni contrarie, proprio per arginare e controllare che almeno la gestione fosse corretta e rispettosa della legge e del buon senso. Neanche questo. Nella discarica si è sversato di tutto, anche materiale pericoloso oltre che ai fanghi di depurazione. Il Comitato giudica scandaloso e preoccupante che le sollecitazioni e gli inviti a fare qualcosa da parte del Comitato dei Garanti siano rimaste costantemente inascoltate e dove, l’unica risposta dai decisori politici è stata invece, quella di nominare nel comitato dei garanti altri politici senza alcuna competenza e volontà di garantire che a Lo Uttaro la legge venisse rispettata; eletti evidentemente solo con la precisa idea di controllare e frenare l’operato dei tecnici operanti all’interno del Comitato dei Garanti, unici presenti nel gruppo e indicati dal Comitato Emergenza Rifiuti. In tutta questa situazione, nonostante la presenza della discarica sul territorio, mentre la raccolta differenziata a Caserta è precipitata a percentuali ridicole, la TARSU è aumentata ed è la più alta d’Italia, i rifiuti rimangono in mezzo alla strada e le aree da bonificare sono rimaste come un monumento al disinganno e all’ incompetenza di amministratori arroganti quanto inefficaci. Adesso chiediamo giustizia. Fino in fondo. Una bonifica generale, dalle istituzioni al sito abusivo illegale e pericoloso di Lo Uttaro deve iniziare. Occorre rapidamente ridare fiducia nelle istituzioni democratiche alla gente e alla popolazione campana cui è stata tolta anche l’onorabilità da affaristi, colletti bianchi e da una classe politica non meritevole della fiducia accordata.

Per questi motivi il Comitato Emergenza Rifiuti chiede:

Al Prefetto Pansa 1) l’immediata bonifica sia del sito Mastropietro sia di tutta la zona Lo Uttaro già dichiarata Sito di Interesse Nazionale che si sarebbe già dovuta attuare sin dal 1994 in funzione di quanto rappresentato ufficialmente dal Prefetto di Napoli e dal 2005 in funzione di quanto stabilito dal Presidente della Regione Campania Commissario per le bonifiche; 2) l’immediata chiusura della discarica abusiva, illegale e pericolosa di Lo Uttaro; 3) la predisposizione di un accurato studio di caratterizzazione e messa in sicurezza avvalendosi di professionalità universalmente riconosciuti come tali. Tutto ciò prima che la giustizia faccia il suo corso e, nelle more, si chiede di sostituire ad horas la gestione della discarica affidandola al Genio militare con la consulenza degli organi dello Stato di cui in precedenza si sono avvalsi i prefetti Improta e Catalani;

al sig. Ministro degli Interni il trasferimento del prefetto sig.ra Stasi e del vicario dr. Provolo, nonché le dimissioni del sindaco Petteruti e del presidente della Provincia dr. De Franciscis.Adesso. Grazie per l’attenzione.

COMITATO EMERGENZA RIFIUTI

3tiscione-agnese-messina-scalera.jpgDidascalia Foto: Comitato Emergenza rifiuti Caserta. Da sx: dott. Nicola Tiscione, Agnese Ginocchio, sign. Antonio Di Fresco, dott. Giuseppe Messina. Manifestazione S. Nicola La Strada(Ce) contro la discarica Lo Uttaro (13 Maggio 2007)

Segue Comunicato 2

Lettera inviata al prefetto Pansa in data 2 Agosto 2007

Alla c.a. del Prefetto Alessandro Pansa Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti in Campania

Oggetto: invito a chiudere ad horas la discarica illegale, abusiva e pericolosa di Lo Uttaro a Caserta e avvio azioni di bonifica del sito.

Come Le è noto il Tribunale Civile di Napoli, decima Sezione, ha accolto il ricorso ex art.700 c.p.c. presentato dal Comitato Emergenza Rifiuti e la discarica abusiva, illegale e pericolosa il cui sito è stato fatto adeguare dal suo predecessore, scelto dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Caserta, di concerto con il sindaco della città capoluogo e dal sig. Prefetto, dovrà immediatamente chiudere. Il Comitato, appena Lei si è insediato, si è preoccupato di informarla dello stato delle cose, delle scelte interessate del sito effettuato sulla base di dichiarazioni false di pubblici dipendenti e del successivo stato di assoluta precarietà e illegalità della discarica e di come essa è stata gestita da personale scelto incautamente dal dr. De Franciscis e dal vive prefetto dr. Provolo nella qualità di commissario e vice commissario del Consorzio ACSA Ce3 cui il dr. Bertolaso aveva delegato la gestione. La Magistratura, ancora una volta, è stata costretta a fermare scelte illegali e pericolose effettuate da una classe politica incapace e non degna di gestire la cosa pubblica, esponendo le popolazioni e l’ambiente, in ragione di una orchestrata e funzionale emergenza rifiuti, a pericolo sanitario certo. Vale la pena precisare e ricordare che sia il dr. Bertolaso, sia il Prefetto sig.ra Stasi, sia il sindaco e il Presidente della Provincia sono stati subito edotti da questo comitato sullo stato reale del sito di Lo Uttaro, delle sue pregresse vicende e del suo stato di illegalità, grazie alla connivenza di quegli stessi funzionari poi incaricati a indicare il sito nella commissione di cui faceva parte pure l’arch. De Biasio. Abbiamo indicato siti alternativi e ipotesi di lavoro diversi dalla discarica. Abbiamo inutilmente sollecitato la Provincia ad elaborare il Piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti, in attesa da oltre 9 mesi. Il Comitato stesso ha elaborato, inascoltato, delle precise proposte per superare la crisi in corso, ha cercato di supportare anche la fase della gestione della discarica, nonostante le nostre posizioni contrarie, proprio per arginare e controllare che almeno la gestione fosse corretta e rispettosa della legge e del buon senso. Neanche questo. Nella discarica si sversa di tutto, anche materiale pericoloso come è a lei ben noto. Abbiamo trovato incredibile e scandaloso, oltre ogni accettabilità e sopportazione, che le sollecitazioni e gli inviti a fare qualcosa da parte del Comitato dei Garanti siano rimaste costantemente inascoltate e dove, l’unica risposta dai decisori politici è stata quella di nominare nel comitato dei garanti altri politici senza alcuna competenza e volontà a garantire che laggiù la legge venisse rispettata, ma eletti evidentemente solo con la precisa idea di controllare e frenare l’operato dei tecnici operanti all’interno del Comitato dei Garanti, unici tecnici presenti nel gruppo. In tutta questa situazione, nonostante la discarica, mentre la raccolta differenziata a Caserta è precipitata a percentuali ridicole, la TARSU è aumentata, i rifiuti rimangono in mezzo alla strada e le aree da bonificare sono rimaste come un monumento al disinganno e all’incompetenza di uno Stato cieco. Adesso chiediamo giustizia. Fino in fondo. Una bonifica generale, dalle istituzioni al sito abusivo illegale e pericoloso di Lo Uttaro deve iniziare. Dobbiamo rapidamente ridare fiducia nelle istituzioni democratiche alla gente e alla popolazione campana cui è stata tolta anche l’onorabilità da affaristi, colletti bianchi e di una classe politica non meritevole della fiducia accordata. Tutto questo deve finire subito. Prima ancora che “le carte” della Giustizia le saranno notificate, sig. Prefetto invitandola a rinunciare a reclami o presentare “difese” indifendibili e ad ascoltare invece quanti, in questi ultimi tempi hanno cercato, inascoltati e messi da parte, di contribuire a superare questa difficile fase, con precisi apporti scientifici a cominciare da scienziati della nostra università partenopea. Le scriviamo questo poiché riconosciamo nella sua persona un degno rappresentante delle istituzioni che vuole la verità e che vuole risolvere i problemi della nostra comunità, ma insieme ad essa, non sopra di essa. Ed è per questo motivo che reiteriamo la nostra volontà di contribuire, come Comitato Emergenza Rifiuti, in tale direzione. Ma adesso è lo Stato che deve ridarci fiducia. Ne abbiamo il diritto. Adesso. Grazie per l’attenzione.

Dr.agr. Giuseppe Messina p. il COMITATO EMERGENZA RIFIUTI

8don-oreste-nogaro-don-lunato-corteo-no-uttero.jpg Comitato contro la discarica Lo Uttaro e rifiuti Ce. Didascalia foto, da sx: don Oreste Farina, Mons. Nogaro vescovo Caserta e don Pasquale Lunato di S. Nicola La Strada. Manifestazione a S.Nicola La Strada per la chiusura immediata della discarica illecita( 13 Maggio 2007)

Di seguito le sigle delle associazioni e movimenti provinciali che sono parte del comitato

Italia Nostra; Legambiente Caserta; LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli); WWF Caserta; W.W.F. Aversa; Terra Nostra; CO.AS.CA.; Co.De.Par.; Comitato Civico in difesa dell’acqua CE; Comitato contro il Megainceneritore di Acerra; Comitato mamme e famiglie di Marcianise; Unart Group Marcianise; Viviamo la Scuola CE; Casa Zaccheo (Padri Sacramentini CE); Comitato “Lo Uttaro” S.Nicola La Strada; Comitato di Lotta alla Piattaforma di Pignataro M.; Verdi Maddaloni; Verdi S.Nicola La Strada; Comitato “Macrico Verde”; Vivereinsieme; Comitato “Caserta Città di Pace”; Coop. New Hope; A.V.O.; Auser Filo d’Argento; Amici di Beppe Grillo “Cittadini attivi” Caserta; A.D. Scacchistica CE; Laboratorio Millepiani; Centro Sociale ex Canapificio CE; Movimento per la Pace; Associazione Diotima; ACLI; Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia).

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Il mercato mondiale degli armamenti

silvana-pisa-senatrice.jpg a cura  dell’On. Silvana Pisa Senatrice del gruppo ULIVO della repubblica Italiana

Il SIPRI di Stoccolma stima il valore finanziario del commercio mondiale degli armamenti in una forchetta compresa tra i 39 e i 56 miliardi di dollari. Una stima naturalmente molto approssimativa, in considerazione del fatto che i dati ufficiali resi disponibili sono molto diversi. Inoltre vi sono rilevanti differenze quando i confronti sono fatti sul valore dei contratti stipulati piuttosto che sulle esportazioni effettive di armamenti.Il registro sui trasferimenti di armi convenzionali tenuto dall’Onu dovrebbe essere uno strumento di conoscenza e di confidence building nei rapporti tra Stati. In realtà, negli oltre dieci anni di esistenza e nonostante siano ben 117 i Paesi che accettano di fornire informazioni a questo registro, le informazioni che si possono ricavare sono di pochissima utilità almeno dal punto di vista della valutazione della dimensione globale del mercato degli armamenti o degli effettivi trasferimenti di materiale da guerra da Paese a Paese. Infatti nel registro sono indicate solamente le vendite o le cessioni di carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglierie di calibro superiore ai 75 mm., aerei da combattimento, elicotteri da attacco, navi da guerra di dislocamento superiore alle 500 tonnellate e missili e razzi, guidati o non guidati. A titolo di esempio, nel 2005 l’Italia ha dichiarato – sulla base dei criteri fissati dallo stesso registro – al registro Onu una sola esportazione (2 unità navali classe Lupo ex Marina Militare, vendute al Perù) e due importazioni (26 veicoli cingolati BV 206 dalla Svezia e 807 missili Milan dalla Francia). Una parte minima, dunque, dei trasferimenti effettivi di armi in esportazione ed in importazione.Per quanto riguarda le tendenze del mercato stesso, sempre con riferimento ai dati elaborati dal SIPRI e riferiti ai valori monetari costanti 2005 del dollaro statunitense, il commercio internazionale degli armamenti presenta dal 2001 una curva ascendente piuttosto accentuata dopo alcuni anni di forte ribasso. Prendendo a base i valori massimi delle esportazioni globali calcolate dall’Istituto svedese possiamo notare come nel 2001 si fosse raggiunto un minimo quinquennale di 35,9 miliardi di dollari. Nel 2005 il valore scambiato ha raggiunto invece i  56 miliardi, con un incremento di 20 miliardi in valore assoluto e di circa il 56% in valore relativo. La classifica dei maggiori Paesi esportatori non subisce grandi modificazioni da almeno un ventennio, durante il quale gli Stati Uniti hanno costantemente detenuto il primato delle vendite totali (nel 2005 calcolate  dal SIPRI in 7083 milioni di dollari), seguiti dalla Russia (6623), Francia (2050), Germania (1533), Gran Bretagna (912), Olanda (877) e Italia (787), con movimenti congiunturali in alto e in basso degli ultimi quattro. Tra gli altri Paesi, sono forti esportatori Israele, l’Ucraina, il Canada e la Spagna con la Cina il cui commercio di armi sta crescendo moltissimo. Tra i Paesi importatori, mentre diventa sempre minore il peso di Stati come l’Arabia Saudita, un tempo tra i più gradi acquirenti del mondo, crescono in valore il mercato indiano, quello cinese e quelli di Grecia, Israele, Corea del Sud e gli Emirati Arabi Uniti.

La situazione in Italia

Nel metodo

La relazione 2006 mostra una migliore leggibilità rispetto a quelle degli anni precedenti ed evidenzia uno sforzo di trasparenza, sia pure ancora insufficiente. In particolare sembra necessario che la relazione illustri con maggiore dettaglio quali siano i materiali d’armamento autorizzati per Paese, indicando, almeno per le forniture principali, il dettaglio sui materiali venduti e non solo le categorie nelle quali questi rientrano (tabella P, volume I). Non solo: è apprezzabile il fatto che la relazione del 2007 contenga la novità positiva di trasmettere l’elenco dei Paesi cui è vietata l’esportazione con relativi embarghi. Inizialmente, all’interno della Relazione annuale del Presidente del Consiglio al Parlamento sulle esportazioni di armi, era allegata una tabella sbagliata. A scoprirlo è stato Giorgio Beretta (di Archivio Disarmo), che ne ha avvisato il Governo che successivamente l’ha cambiata. Si tratta della tabella “M” degli allegati, in cui si riassume l’andamento delle autorizzazioni alle esportazioni definitive e alle operazioni di esportazioni d’armamento nel periodo 1997-2006. A causa di un calcolo errato nella rivalutazione del coefficiente monetario, nella prima versione (quella sbagliata diffusa con la Relazione), l’andamento mostrava una sostanziale flessione negli anni 2000-2005. Al contrario, la seconda versione, (rivista e corretta e già disponibile sul sito del governo), la flessione in discussione si limita agli ani 2000-2002 per poi salire nel 2004 oltre i record toccati nel 1998. (vedi tabella allegata).

Nel merito

Il grafico delle esportazioni d’armi dell’Italia (vedi tabella M, volume I della Relazione), è quasi perfettamente sovrapponibile a quello mondiale, così come descritto dal SIPRI, con una linea tendenziale negativa fino al 2002, seguita da un forte aumento che sembra perdurare anche nel 2007. Nel 2006 l’attività di esportazione di armamenti da parte del nostro Paese è definita dai seguenti dati globali:

Esportazioni autorizzate 2006                                                              € 2.192.402.944

Esportazioni autorizzate 2005                                                              € 1.360.698.213

Differenza in valore                                                                          + €    831.704.731

Differenza percentuale                                                                                       + 61,12

Il notevole incremento anno su anno delle esportazioni italiane (si tratta naturalmente sempre di autorizzazioni, non di esportazioni effettive che hanno una diversa dinamica) è in parte da ricondursi al contratto per la fornitura di elicotteri AgustaWestland per la flotta presidenziale statunitense e in parte ad una maggiore attività esportativa di tutto il settore. Tale maggiore attività corrisponde, come si è visto, ad una generale congiuntura favorevole del mercato mondiale degli armamenti che strutturalmente ha una forte componente di ciclicità. Si tratta di un mercato molto condizionato dalla specificità del prodotto militare che abbisogna in genere, a prescindere dalla tipologia, di lunghi, talvolta lunghissimi cicli di sviluppo e tempi di approvvigionamento che spesso superano il decennio.Attualmente il mercato mondiale degli armamenti si trova in una fase espansiva perché moltissimi sistemi d’arma sono giunti al termine della vita tecnica e richiedono una sostituzione. Contemporaneamente alcune importanti realtà geopolitiche hanno avviato un significativo aumento degli armamenti in concomitanza con la loro sempre maggiore rilevanza sul piano politico-economico. Ci si riferisce in particolare all’India (nell’ultimo quinquennio ha importato armi per 10,14 miliardi di dollari, un livello equivalente agli acquisti effettuati durante gli anni di maggior intensità del conflitto con il Pakistan), alla Cina (14,61 miliardi di dollari nel quinquennio 2002-2006, pari a circa il 50% delle importazioni d’armi di Pechino degli ultimi trent’anni), gli Emirati Arabi Uniti (7 miliardi di dollari, anche in questo caso equivalenti a circa la metà del valore delle importazioni dell’ultimo trentennio) (elaborazione su dati SIPRI). Rispetto alla distribuzione geografica delle esportazioni, il caso italiano registra un andamento che sembra seguire solo in parte il generale andamento del mercato mondiale degli armamenti. Infatti, nel 2006, le esportazioni italiane verso le aree geografiche più attive si sono attestate a livelli molto bassi, con la sola eccezione degli Emirati, secondo cliente in ordine di  importanza dopo gli Stati Uniti, con ordini autorizzati per 338 milioni di € pari al 15,42% del totale dei contratti. Cina, India e in genere tutta l’area dell’Estremo Oriente sono sostanzialmente assenti dal pacchetto di ordini dell’industria italiana. La relazione 2006 individua nella permanenza dell’embargo all’export di armamenti nei confronti della Cina la causa principale di tale situazione (le commesse verso Pechino rappresentano solo lo 0,08% del totale), ma non spiega l’assenza di altri mercati che risentono probabilmente di una scarsa iniziativa governativa di sostegno all’esportazione, iniziativa che invece non è mancata, con il governo Berlusconi, nei confronti degli Stati Uniti. Da segnalare tuttavia l’attivismo italiano, soprattutto nei confronti dell’Ue, per la revoca dell’embargo nelle esportazioni d’armi alla Cina: dalla dichiarazione del presidente Ciampi durante la visita in Cina del dicembre 2004, alle sollecitazione del presidente del Consiglio Berlusconi a vari Consigli della Ue, fino alle dichiarazioni ufficiali del presidente del Consiglio Romano Prodi in occasione della sua visita a Pechino nel settembre 2006. In termini di destinazione delle commesse, nel 2006 si accentua il peso di quelle verso i Paesi della Nato e dell’Ue, che rappresentano ben il 63,68% del totale, contro il 55,58% del 2005. A determinare questa percentuale sono soprattutto le commesse verso gli Usa (che nel prossimo anno aumenteranno ulteriormente considerato l’ultimo contratto firmato da Fnmeccanica per 78 veicoli JCA – C27J) e i Paesi di nuova accessione a Nato e Ue come la Polonia (ben il 10,38% del totale). Nel 2005 la Polonia non era nemmeno tra i primi dieci importatori di armamenti italiani, come non lo erano la Bulgaria e la Lituania che invece vi figurano nel 2006. Dal punto di vista strutturale dell’offerta si conferma la radicalizzazione di una distribuzione delle commesse agli estremi della scala in termini di controvalore finanziario e di numero di licenze concesse. In sostanza, se si considerano le autorizzazioni concesse in termini quantitativi, ben il 96,27% (nel 2005: 95,98) delle 1183 autorizzazioni è relativo a commesse di valore inferiore ai 10 milioni € e rappresentano il 25,09% del valore totale. Al contrario 12 sole autorizzazioni (l’ 1,40% del totale) rappresentano il 51,01 per cento del valore di tutte e esportazioni 2006.Il dato 2006 mostra una decisa accentuazione di una tendenza già evidente negli anni precedenti, quando tuttavia le esportazioni di beni per un valore compreso tra i 10 e i 50 milioni € costituivano il 43,96% delle commesse (quest’anno sono solo il 23,90 del valore totale). È probabile che questo fenomeno di consolidamento degli estremi della scala di valore si accentui nei prossimi anni con una incidenza ancora più squilibrata del segmento alto. La riorganizzazione in atto dell’industria italiana ed europea, con il forte attivismo di Finmeccanica, tende a privilegiare i grandi attori. L’industria degli armamenti, così come del resto gran parte delle attività economiche nella produzione e nei servizi, tende infatti a costituire aggregati sempre più grandi e sempre più transnazionali per competer meglio sul mercato globale anche o considerazione che i mercati domestici sono sempre meno protetti e tendono a diventare sempre più piccoli. Così sono dieci aziende che si dividono la metà delle esportazioni: tra loro Agusta, Alenia, Oto Melara, Selex che si alternano, anno dopo anno, alla guida di questa classifica. Si tratta di aziende tutte riconducibili al gruppo Finmeccanica, holding di Stato, che mettono il Governo in una oggettiva situazione di conflitto di interessi quando si tratta di accordare o negare una autorizzazione all’esportazione, perché lo Stato è allo stesso tempo controllore e padrone dell’azienda controllata. Anche se in anni recenti non sono state segnalate violazioni significative della normativa sulle armi, tuttavia non vi è dubbio che l’attuale situazione si presta a notevoli ambiguità.
Questa lettura della relazione governativa non deve far dimenticare che in realtà questo commercio riguarda un oggetto che neutrale non è: si tratta del commercio di armi che è un commercio che ha lo scopo di produrre morte. Il raddoppio delle esportazioni di armi equivale ad un raddoppio dell’esportazione di un potenziale di morte. Ed è per questo che la legge 185 sottopone a controlli di trasparenza il commercio e l’esportazione delle armi e per questo stesso motivo è necessario che il Governo affronti e risolva le criticità di seguito esposte.

Problemi Aperti 

L’applicazione di percorsi preferenziali riservati a paesi UE e NATO ad altri paesi.

La prassi di firmare accordi bilaterali di collaborazione nel campo degli equipaggiamenti militari con i piú diversi paesi, inserendovi le clausole che potenzialmente li qualificano come “apposite intese intergovernative” ai sensi dell’art. 9 comma 4 della legge 185/90, è andata crescendo nell’ultimo decennio. Con le modifiche apportate al Regolamento di esecuzione nel 1997 si è cercato di arginare questo atteggiamento, ma senza risultati. Va ricordato che nella scorsa legislatura nella Commissione Esteri della Camera vi sono stati ripetuti interventi contro questa prassi, in particolare da parte dell’ex-Ministro della Difesa Mattarella. Sembrerebbe opportuno che il Parlamento richiamasse l’attenzione del Ministro Parisi su questo tema, anche con un’eventuale mozione.

Riconversione

La tendenza alla concentrazione delle produzioni militari in realtà allo stesso tempo multinazionali e di dimensioni sempre più ampie, diventa un ulteriore ostacolo a quel processo di mancata conversione delle produzioni militari che è uno degli obiettivi dimenticati della legge 185, fissati al comma 3 dell’articolo 1, dove sono previste «misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie del settore della difesa». Ne prende atto la stessa relazione 2006 (pagina 15 del I Volume) che afferma come «l’esperienza ha dimostrato la non convenienza ad avviare processi di riconversione…. Nei casi in cui il processo è stato perfezionato, il saldo economico-industriale è stato assolutamente negativo ed a totale carico dello Stato». Una riflessione meriterebbe il criterio richiamato della “convenienza”. Non solo per quello che riguarda l’obiettivo previsto dalla legge ma anche per quello che concerne gli esiti occupazionali del settore: perché se è indubbio che la produzione e il commercio di armi  producono PIL occorre riconoscere che la positiva ricaduta occupazionale che si registra nelle industrie della difesa a seguito di investimenti sarebbe comunque significativamente minore della crescita occupazionale che si avrebbe – a parità di investimenti – in altri comparti. In secondo luogo, come è dimostrato dagli andamenti storici, il settore militare è caratterizzato da andamenti ciclici, per cui può passare repentinamente dalle stelle alle stalle. E’ necessario su questo un forte impegno: meno elicotteri antiguerriglia e anticarro Agusta, e più elicotteri Agusta in versione sanitaria o per la Protezione Civile (siamo il Paese che in Europa produce la maggior quantità di elicotteri in versione sanitaria, ma anche quello che ne fa il minor uso). Questa “dote alternativa” alla domanda militare di tipo civile, è essenziale per poter garantire continuità produttiva, e quindi occupazionale, alle aziende della difesa: d’altra parte, se in tempo di guerra è sempre stato possibile trasformare le aziende civili in aziende a produzione militare, perché in tempo di Pace non è possibile fare il contrario? Migliori le prospettive della diversificazione produttiva dove, sottolinea la relazione, le ricadute non sono più «solo a senso unico dal militare al civile». In altre parole viene indicato come auspicabile e in un certo senso maggiormente percorribile un percorso inverso da quello indicato dalla legge. Da tenere presente, peraltro, che la legge non sollecita affatto la riconversione come antidoto a eventuali crisi aziendali o settoriali, ma come misura generale di costruzione di una società e di una cultura che fa della pace un valore di riferimento assoluto e non solo un auspicio verbale. La relazione prende atto che questo processo non si è compiuto. Anzi, proprio i processi di concentrazione in atto tendono a ridurre proprio la diversificazione produttiva.  L’assorbimento, ad esempio, della società Datamat in Finmeccanica sta portando ad una ristrutturazione delle attività della stessa all’interno della neo-costituita Elsag Datamat in senso di un potenziamento proprio del comparto difesa (che già rappresentava il 44% del fatturato di Datamat) e sicurezza, con una diluizione delle attività di ricerca e produzione negli altri comparti a prevalente vocazione civile. La relazione conclude dando per acquisita la sostanziale cessazione di qualsiasi attività istituzionale nel senso indicato all’articolo 1 della 185, giustificandola con i limiti imposti dalla libera concorrenza e dalle direttive comunitarie e lasciando tale responsabilità ad eventuali, autonome iniziative aziendali. In ideale continuità con queste valutazioni, vi è la segnalazione da parte della relazione di un fenomeno opposto a quello della riconversione/diversificazione in senso civile, e cioè il crescere del numero delle aziende iscritte nell’apposito registro dei produttori di armamenti ed equipaggiamenti per uso militare. Nel 2006, infatti, sono state iscritte nel Registro nazionale delle imprese previsto dall’articolo 3 della legge 185 ben 21 nuove aziende, portando il totale delle iscrizioni a 187, con un saldo positivo (al netto di 11 cancellazioni) di 10 aziende rispetto all’anno precedente. Nel 2005 le nuove iscrizioni furono 13, così come nel 2004. La tendenza dunque è verso un aumento, anche piuttosto consistente, della aziende produttrici di materiali di armamento il che fa ritenere probabile nei prossimi anni un impatto anche sulla dimensione del valore totale delle esportazioni militari.

Le armi leggere

Nessuno sa quante armi leggere ci sono al monto. Ufficialmente sono registrare 17.238.615 armi militari e di polizia. Eppure, secondo un’inchiesta svolta nel 2006 dall’Istituto di studi internazionali di Ginevra, il numero effettivo sarebbe dieci volte più grande: 226,3 milioni di unità. A queste si devono aggiungere tutte le armi private, oltre agli otto milioni di nuove armi prodotte ogni anno. Secondo l’Unicef in tutto sarebbero circa 600 milioni. Sempre secondo l’Unicef e il Centro internazionale della conversione di Bonn (Bicc), un’organizzazione internazionale non profit, il 90 percento dei morti in guerra degli ultimi dieci anni è stato ucciso da mitra, pistole automatiche o altre piccole armi. I fucili si trovano nuovi o usati. Resistono a tutte le guerre, e finché l’ONU non li fa schiacciare dai suoi mezzi cingolati, non si guastano praticamente mai. Perciò le armi leggere viaggiano da una guerra civile all’altra. Occorre ricordare, che ogni anno in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina si spendono mediamente 22 miliardi di dollari per l’acquisto di armi, una somma che avrebbe permesso a questi paesi di mettersi in linea con gli obiettivi di sviluppo del millennio come l’eliminazione dell’analfabetismo (costo stimato in 10 miliardi di dollari l’anno) e nella riduzione della mortalità infantile e materna (costo stimato in 12 miliardi di dollari l’anno). Secondo Small Arms Survey, l’Italia è il secondo esportatore al  mondo di armi leggere e di piccolo calibro. È aperta la questione importantissima dei trasferimenti di armi cosiddette leggere e delle armi “comuni” da sparo, sottratte alla disciplina della 185 e che costituiscono uno dei maggiori problemi a livello mondiale per quanto riguarda il controllo dei conflitti. Problema aperto anche per l’incapacità delle Nazioni Unite di addivenire ad accordi specifici in questione, in particolare a conclusione della Conferenza di riesame del Programma di azione delle Nazioni unite sul traffico illecito delle armi piccole e leggere (giugno-luglio 2006).

Amnesty international promosse la campagna “control arms” per chiedere un trattato internazionale sul commercio delle armi per introdurre controlli e paletti sul commercio di queste armi, pur avendo raccolto più di un milione di adesioni, non è stata accolta, la scorsa estate, nella conferenza mondiale dell’ONU sulle armi leggere nonostante l’adesione della maggior parte dei governi tra cui l’Unione Europea e i paesi africani e latino-americani (153 sono stati gli stati che hanno votato a favore; 24 quelli che si sono astenuti; 1 solo lo stato che ha votato contrario: gli Stati Uniti). Anche nell’ambito della 61ma sessione dell’Assemblea generale dell’Onu nessun passo concreto, salvo la decisone di convocare per il 2008 una riunione ad hoc (pagina 8, volume II, Relazione del Ministero degli Affari Esteri). Si tratta di un mercato enorme, lo UN Office for the Cordination of Humanitarian Affaire valuta in 4 miliardi di dollari il valore globale di questo mercato, di cui almeno 1 miliardo generato dal mercato nero e illegale, il che significa decine, forse centinaia di milioni di armi vendute considerando il basso valore unitario di ciascuna. La stessa relazione del Ministero degli Esteri sottolinea come, pur in assenza di una normativa specifica, il Ministero degli Interni, al quale fa capo l’attività relativa alle esportazioni delle armi leggere, si è più volte coordinato con l’ufficio della Farnesina per le autorizzazioni dei materiali di armamento. Tale coordinamento si deve sia al fatto che queste armi rientrano nelle tipologie previste dal Codice di condotta UE sia probabilmente per la maggior attenzione posta a livello internazionale nella lotta al terrorismo. Resta tuttavia l’esigenza di addivenire ad una specifica normativa nazionale che sottragga alla discrezionalità amministrativa il rilascio di autorizzazioni per queste armi. (pagina 3, volume II, Relazione del Ministero degli Affari Esteri). Nella relazione si parla di richieste di pareri rivolte dal Ministero dell’Interno in merito e di consultazioni con gli altri Paesi europei per coordinarsi in base  al Codice di Condotta europeo, senza però che nella relazione venga detto nulla al riguardo. Pertanto è importante chiarire se la norma predetta (art. 15, comma 7 della legge 185) sia stata applicata ed in caso affermativo verso quali paesi. Per quanto si è detto sulla delicatezza della materia e in coerenza col dibattico che si sta sviluppando alle Nazioni Unite si ritiene indispensabile estendere alle “armi leggere” principi e controlli all’export analoghi a quelli previsti dalla legge 185 del ’90 e di consentire maggiori livelli di trasparenza e informazione per il Parlamento.

La dimensione europea e sovranazionale

A livello europeo è sempre più forte la spinta verso la costituzione di un mercato unico anche per i materiali destinati alla difesa. Il 7 dicembre 2006, il commissario europeo al mercato interno, Charlie McGreevy, ha annunciato l’adozione da parte della Commissione di una “comunicazione interpretativa” del trattato europeo per quanto riguarda le deroghe in materia di acquisto di armamenti e materiali per la difesa da parte degli Stati membri. La comunicazione intende restringere i casi di ricorso alle deroghe, aprendo così il mercato interno europeo della difesa alla competizione. Secondo la Commissione, le spese per la difesa dei 27 Paesi dell’Unione ammontano annualmente a circa 170 miliardi € (pari all’1,7 per cento del Pil). Di questi, circa 82 miliardi (0,8% del Pil) costituiscono spese per acquisti di beni e servizi destinati alle forze armate e 30 miliardi (0,3% del Pil) sono spese propriamente per armamenti. Obiettivo della Commissione è di giungere ad un vero e proprio European Defence Equipment Market (EDEM) che completi le iniziative comunitarie nel campo della sicurezza e della difesa. La comunicazioni interpretativa integra il codice di condotta volontario adottato da 22 Paesi (non hanno aderito Spagna e Ungheria) che fanno parte della Agenzia europea di difesa con il quale i partecipanti si impegnano a pubblicare attraverso l’Agenzia stessa i contratti di acquisizione di armamenti o equipaggiamenti di valore superiore al milione di euro. L’azione della Commissione in questo settore di fatto è poco più di una presa d’atto di una situazione che vede quasi tutte le aziende del settore di un certo rilievo essere parte di gruppi multinazionali, tanto da avere per lo più perso le caratteristiche identitarie che ne definiscono la nazionalità. Una situazione che può rendere difficile determinare, ad esempio, sotto quale regime nazionale ricada un’esportazione, a meno che non si assuma come criterio solo quello del luogo di produzione fisica di un bene. Il caso di scuola è proprio quello degli elicotteri Agusta Westland, una società italiana che ha recentemente trasferito la sua divisione militare in Gran Bretagna. Oppure che può avere implicazioni a livello dell’operatività stessa dell’azienda quando sono implicate unità produttive situate in Paesi diversi. L’accordo di Farnborough (recepito nella legislazione italiana con la legge 148/2003 che ha modificato la 185/1990), che istituisce la cosiddetta Licenza globale di progetto, non ha avuto effetti pratici concreti, almeno per quanto riguarda l’Italia. La relazione 2006 segnala infatti che nessuna autorizzazione è stata rilasciata in base alla nuova normativa. Tuttavia, sia la Commissione europea che i firmatari della convezione di Farnborough (Francia, Germania. Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito), hanno avviato iniziative separate per giungere alla formalizzazione di “licenze generali” destinate (secondo quanto riporta la Relazione, Volume I, pagina 19) «ad imprese “qualificate” per poter movimentare componenti militari predefiniti verso altre imprese europee “qualificate” a condizione che i prodotti finali siano destinati solo a Paesi europei o ad altri Paesi preventivamente concordati fra i Paesi coinvolti nella produzione». L’eventuale istituzione della “licenza generale” corrisponderebbe, di fatto, alla creazione di un mercato unico anche nel campo della difesa, sia pure con tutti i limiti che in un primo tempo verrebbero fissati, ma la cui concreta applicazione sarebbe, al meglio, difficoltosa per quanto riguarda le autorizzazioni all’export verso Paesi extracomunitari. D’altronde diventa difficile non prendere atto di una situazione dove di fatto non esistono più aziende nazionali “pure” e che può comportare la spinta a delocalizzare le produzioni “sensibili” verso quei Paesi con minori vincoli all’export. È vero che il Codice europeo di condotta tende ad unificare i comportamenti dei singoli Stati nazionali in materia di autorizzazioni all’esportazione di armamenti. Ma si tratta di un codice che non prevede sanzioni calibrato sui requisiti minimi di garanzie sull’esportazione, certamente meno rigidi di quelli previsti dalla legislazione nazionale italiana. Diventa dunque imperativa un’azione politica e legislativa che, mentre prende atto della mutata realtà produttiva e di mercato, non consenta che sia questo stesso mercato a determinare anche le proprie regole, muovendosi verso quei contesti nazionali di “minore resistenza”. Da questo punto di vista, particolare attenzione dovrà essere posta a quei Paesi di nuova accessione all’Unione che sembrano presentare caratteristiche sia politiche che di mercato interno del lavoro che potrebbero favorire eventuali delocalizzazioni interne, anche parziali, di produzioni “sensibili”.

Gli intermediari

Resta da definire una normativa nazionale che definisca, regolamenti e controlli le attività di intermediazione nel campo della compravendita di armamenti. In tale ambito esiste una Posizione Comune dell’Ue che tuttavia non è ancora stata recepita nell’ordinamento nazionale. Si tratta tuttavia di un provvedimento necessario ed urgente, soprattutto – ma non solo – in relazione alla problematica delle armi leggere (pagina 17, volume I). Il lavoro dell’intermediario consiste nel riunire il compratore, il venditore, il trasportatore, il finanziatore e l’assicuratore per organizzare i trasferimenti di armi e munizioni. La transazione si svolge su un territorio in cui le armi non entreranno mai, e l’intermediario non ne è mai il proprietario. In questo modo è facile per tutte la parti aggirare i regolamenti nazionali. Sebbene alcuni Stati europei abbiano messo in atto una regolamentazione relativa all’attività degli intermediari, questi testi devono essere rinforzati. In effetti, il principio di territorialità che deriva dalla sovranità degli Stati implica che la legislazione italiana  si applichi solo agli intermediari residenti in Italia quando le armi transitino attraverso l’Italia. Così uno straniero  che compia integralmente all’estero la cessione delle armi non è punibile per la legislazione italiana. Questa costituisce la prima lacuna della regolamentazione attuale. D’altro canto, il principio di extraterritorialità consentirebbe l’applicazione della regolamentazione italiana relativa alle attività degli intermediari anche nel caso in cui queste abbiano luogo fuori dal territorio italiano. È opportuno regolamentare questa materia anche nel nostro paese. Il viceministro Intini ha sostenuto alla Camera il 16 maggio scorso che Ministero sta lavorando per favorire l’adozione in Italia di una regolamentazione delle attività di intermediazione (brokering) di armi. Ha ricordato la posizione comune del Consiglio dell’Unione Europea 2003/468/CFSP del 23 giugno 2003 che suggerisce a tutti gli Stati membri di fornirsi di legislazioni specifiche in materia, nella consapevolezza che un controllo sulle esportazioni di armi non può ignorare quelle transazioni che, pur non prevedendo il transito fisico di questi materiali attraverso il territorio dell’Unione, vedono società o cittadini comunitari coinvolti nel trasferimento tra Paesi terzi di armi per le quali le leggi nazionali prevedono il rilascio di specifiche licenze. A questo fine, prosegue Intini, stanno lavorando il nostro ministero della Giustizia e degli affari esteri, ad un disegno di legge teso alla definizione degli strumenti più idonei per inserire anche nella legislazione italiana il controllo dell’intermediazione in materia di armamenti.

Il conflitto d’interessi

La Relazione non riferisce nulla sulla prassi stabilitasi negli ultimi anni all’interno di Finmeccanica di nominare ex-Capi di Stato Maggiore come Presidenti o membri dei Consigli di Amministrazione di imprese militari perché è stato formalmente rispettato l’art. 22 della legge 185/90. Ma, al di lá dell’aspetto giuridico, vi è una prioritaria esigenza politica ed etica da soddisfare: queste nomine creano una zona d’ombra sui rapporti fra industria “fornitrice” e Stato “cliente” che bisognerebbe rimuovere ed evitare in futuro. Tenendo  conto che circa l’85% delle attivitá industriali italiane sono controllate da Finmeccanica e Fincantieri, la prima partecipata al 30% dallo Stato e la seconda quasi completamente, sarebbe molto semplice risolvere il problema invitando il Ministro dell’Economia a fare presente ai vertici delle due societá il proprio orientamento contrario a tali nomine e a dare le opportune conseguenti istruzioni ai suoi rappresentanti nei  due CdA. Anche in questo caso sarebbe opportuna un’iniziativa parlamentare che richiamasse l’attenzione del Governo su questo tema.

Le transazioni bancarie

E’ ancora San Paolo-Imi la regina delle “banche armate”. Nel 2006 sui conti dell’istituto torinese sono transitati ben 446 milioni di euro frutto di transazioni internazionali per la compravendita di armi. L’anno precedente erano 164 milioni. San Paolo ha canalizzato circa un terzo dei flussi di cassa del settore, che nell’ultimo anno sono cresciuti del 32% circa, passando da 1,125 a 1,492 miliardi di euro.A seguire le altre tra cui il gruppo BNP-Paribas, Unicredit, Banca nazionale del lavoro (Bnl), Banca Intesa, Banco di Brescia ed anche Banca popolare di Milano.

Considerazioni conclusive

Dalla lettura -non semplice- della relazione 2007 sulla 185 risulta assolutamente rimossa e smarrita la ratio ispiratrice della stessa legge. Fino dalla parte iniziale della relazione del Governo (pg. 6) si espone il proposito di “coniugare le riconosciute esigenze di sicurezza e di contrasto al riarmo convenzionale e non convenzionale con la tutela del comparto industriale per la difesa” nulla dicendo di quali provvedimenti vadano adottati per contrastare il riarmo come previsto dall’art. 1 terzo comma. Se questo dato è coerente rispetto alla politica dell’attuale governo (aumento delle spese in armamenti) costituisce una grave ferita rispetto al programma della coalizione che questo stesso governo sostiene. Non solo: aspetti già denunciati nell’esame della relazione al Senato dello scorso anno (benché non si sia stata una relazione conclusiva) non sono stati affatto presi in considerazione. La legge 185/90 è stata ed è una buona legge: occorrerebbe applicarla in tutte le sue norme.

  Nota: si propongono audizioni delle associazioni che sostengono la legge 185  ( art. dell’ On.  Silvana Pisa-Ulivo. Senato della Repubblica Italiana )

Il Cardinale Luigi Lavitrano

di Alessandro Marra

Nato a Forio il 7 marzo 1874 da Leonardo, un modesto fabbro, e da Giuseppina
Musella, una venditrice ambulante originaria di Ventotene, Luigi Lavitrano
con la sorella Francesca restava orfano del padre ad appena otto anni. Dopo
il disastroso terremoto del 28 luglio 1883 la vita di questa già povera
famiglia diveniva ancora più incerta e difficile. All’indomani del terremoto
giungeva a Forio per aiutare la popolazione isolana, suor Antonietta
Westhowen, superiora dell’istituto delle Figlie della Carità di Castel
Morrone
, piccolo centro agricolo presso Caserta, che in questa occasione
conosceva, tra gli altri, anche Giuseppina Musella, i suoi figli e prestava
loro ogni possibile soccorso spirituale e materiale. In accordo con la
madre, la religiosa di origine fiamminga strappava dalla cruda miseria il
piccolo Luigi e lo portava con sé a Castel Morrone presso la casa religiosa
delle Figlie della Carità, dove questo ragazzo dinamico ed intelligente, ma
totalmente privo di mezzi economici, poteva completare con profitto la
istruzione elementare. Terminato il corso di studi primari, la religiosa
affidava Luigi Lavitrano a padre Filippo Valentini, che aveva aperto una
scuola della Congregazione della Missione a Patrica, presso Roma, dove il
giovane compiva brillantemente gli studi liceali, prima di conseguire nel
1897 la laurea in teologia. Il 26 marzo 1898 Luigi Lavitrano veniva ordinato
sacerdote a Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano e poi, su
disposizione del vescovo di Ischia, faceva ritorno a Forio per insegnare nel
seminario dell’isola.
Ritornato a Roma, ricopriva incarichi di crescente responsabilità, prima l’ufficio
di vice-rettore presso la Scuola Apostolica, poi di direttore della
prestigiosa rivista Il Monitore ecclesiastico (1910 – 1914), infine, di
rettore del Collegio Apostolico Leoniano, di procuratore della S.
Congregazione dei Riti, di ponente in varie cause di beatificazione, di
consultore della S. Romana Rota e di vari dicasteri vaticani. Il 25 marzo
1914 veniva nominato vescovo di Cava e Sarno ed il 16 luglio 1924 promosso
arcivescovo di Benevento. Durante la permanenza alla guida delle due diocesi
campane, Luigi Lavitrano profuse tutte le sue forze per la cura delle anime,
per prestare ogni soccorso possibile, in particolare, ai tanti orfani di
guerra del primo conflitto mondiale; apriva asili infantili presso le
parrocchie, teneva nel 1921 a Cava e Sarno il Sinodo e nel 1927 a Benevento
il Concilio plenario regionale. Nel concistoro pubblico del 19 dicembre 1922
Pio XI nominava sei nuovi cardinali, e tra essi Luigi Lavitrano ed Eugenio
Pacelli (1876 – 1958), il futuro papa Pio XII (1939).
Il 29 settembre 1928 mons. Luigi Lavitrano veniva nominato arcivescovo di
Palermo. Il 13 settembre 1930 questo figlio di un umile operaio di Forio
ritornava da arcivescovo di Palermo e da cardinale nell’isola natia, accolto
con grande entusiasmo popolare e con ogni riguardo. Nel suo paese natale di
Forio faceva ritorno più volte, in forma solenne ancora nel 1948 per il 50°
anniversario di sacerdozio. Nel 1933 ritornava per una breve visita anche a
Castel Morrone, dove visitava i luoghi della prima formazione a lui così
cari. Nel capoluogo siciliano il nuovo vescovo teneva in quello stesso anno
il Sinodo diocesano, erigeva poi nuove parrocchie, la chiesa Rigina Pacis,
favoriva il movimento unionistico con le Chiese separate d’Oriente, cercando
di superare le divergenze storiche e dogmatiche attraverso l’attività dell’associazione
Pro Oriente Cristiano“, si adoperava per istituire una diocesi di rito
greco, che sorgeva nel 1937 a Piana degli Albanesi.
Durante la seconda guerra mondiale il card. Lavitrano restava al fianco e
portava conforto alla popolazione siciliana afflitta dagli scontri, dalla
fame e dai bombardamenti, ed in segno di gratitudine civile la città di
Palermo gli decretava la cittadinanza onoraria.
Passata la tempesta della guerra, il 6 agosto 1945 Luigi Lavitrano lasciava
la carica di arcivescovo di Palermo, detenuta per circa 17 anni, e ritornava
a Roma, dove il 14 maggio di quello stesso anno Pio XII lo aveva nominato
prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi, dicastero pontificio
delegato a trattare e coordinare l’attività di tutte le famiglie religiose
nel mondo. Il 2 agosto 1950 il cardinale moriva a Castelgandolfo. I suoi
resti mortali riposano nella basilica di Santa Maria di Loreto a Forio d’Ischia;
sulla tomba una semplice scritta: labor et dolor vita mea fuit.

L’AUTORE DELLO SCRITTO E’ IL PROF. ALESSANDRO MARRA